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Nel mondo dei cavalli è ampiamente accettato che nelle discipline olimpiche sia praticato il bodyshaming su persone non considerate in perfetta forma secondo canoni estetici preimpostati.

Ogni atleta di salto, piuttosto che di dressage, l'ha visto fare o l'ha vissuto sulla propria pelle. L'obbligo di mettersi a dieta viene fatto valere attraverso commenti sprezzanti sull'aspetto fisico, piuttosto che su incoraggiamenti al fine di tutelare meglio la schiena del cavallo dall'incurvamento per eccesso di peso.

Il punto è che il trainer, o i compagni di allenamento, non hanno alcun diritto a inculcare pregiudizi sulla corretta forma fisica degli atleti umani di equitazione, come se esistesse un solo modo di essere accettabile nell'equitazione agonistica: ovvero molto magro, al limite talvolta dell'anoressico.

Il body shaming, o derisione del corpo, è l'atto di deridere una persona per il suo aspetto fisico.

Quello che viene preso di mira è il presunto eccesso di adipe. Il carattere fisico viene colpito perché considerato non aderente ai canoni estetici della cultura in cui la vittima vive: non ha importanza che la persona sia effettivamente obesa (e dunque con un reale problema medico e di salute, per il quale allora sì che l'equitazione potrebbe essere uno sport controindicato, se non a determinate condizioni: solo in piano e magari un TPR come destriero); basta che sia differente dalla presunta "forma fisica perfetta".

Il canone estetico preimpostato, lontano da quello della persona comune e comunque sana, è posto come necessario per considerare una persona apprezzabile e degna di rispetto in particolari ambienti di equitazione.

La vittima è indotta attraverso il bullismo alla vergogna: tale vergogna riduce l'autostima e può portare a disturbi alimentari, ansia e depressione.

Si parla di una vera e propria grassofobia in alcuni ambienti di equitazione, ed è una forma pericolosa di discriminazione aggravata dalla diffusione di modelli estetici di equestri circa tutti identici, diffusi online da personaggi che si "vendono" come modelli estetici o "influencer"- spesso di dubbio spessore etico e culturale - attraverso i social media, in particolare instagram. Guarda a caso non esiste "influencer" curvy in certi comparti di equitazione.

Nei casi peggiori, può sfociare in forme di bullismo e cyberbullismo, perché gli "influencer" sono seguiti soprattutto dagli adolescenti, ancora troppo giovani per sviluppare senso critico, e con scarsa autocoscienza per non indirizzare poi la propria immaturità emotiva negativamente nei confronti di chi, di volta in volta, viene preso di mira per il peso considerato inappropriato.

La verità è che c'è un certo mondo del cavallo, specialmente quello dello show-jumping, che è un'enclave snob dove devi essere magro, bianco e ricco per essere pienamente accettato.

Ma ricorda, a chi ti vuole veramente bene e al cavallo vai bene come sei, e in particolare per come sei dentro e per come tratti gli altri, con benevolenza e rispetto. Se sei curvilineo anziché essere rettilineo, e sei preoccupato per la schiena del cavallo, ci sono semplicemente cavalli più piazzati che fanno al caso tuo e per il resto l'assetto è determinante per non inficiare la schiena del cavallo.

Chi addita le persone per avere un corpo imperfetto è una persona cattiva, un bullo, una persona priva di etica.

E' vero che per andare alle Olimpiadi occorre sottoporsi a programmi rigorosi, anche di alimentazione, in qualsiasi disciplina, ma parliamoci chiaro... in quanti sono destinati ad arrivare ai giochi olimpici? Meno dell'1% di chi pratica equitazione, e solo i super ricchi.

Per gli altri lo sport è soprattutto amatoriale, dunque divertimento, anche competizione per chi si diverte a concorrere, ma l'unica finalità deve essere stare bene con se stessi e con il proprio cavallo.

Non permettere a nessuno di esercitare su di te il bodyshaming.

La perfezione non esiste e il bello è proprio lì, nella diversità e nell’imperfezione, in quello che alcuni potrebbero considerare brutto e che altri vorrebbero modificare, ma per altri ancora è il nocciolo della bellezza, perché distinguersi è una forma di arricchimento spirituale.

Siamo diversi e siamo tutti bellissimi, ciascuno a modo suo.


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