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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

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Sulle cause forse non c'è assoluta certezza, ma sul cambiamento climatico in atto non si discute.

Comprendere il cambiamento significa prevenirne, nel proprio piccolo, i disagi più nefasti nel breve e medio periodo.

Cosa significano i cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici significano alterazioni che cambiano il modello del clima per un luogo. Essenzialmente, per quanto riguarda questo periodo storico, si dovranno affrontare: estati più calde, inverni più freddi, tempeste più gravi, inondazioni più frequenti, siccità più lunghe. Questi cambiamenti possono essere molto stressanti, scomodi e persino dannosi per tutti: persone, animali, piante, economia di un paese. In pillole, adattarsi o soffrire.

I cambiamenti climatici come influiscono sui cavalli

  • Estati più calde: i cavalli che sono abituati a condizioni più fredde possono rapidamente surriscaldarsi durante estati più lunghe e più calde e i loro mantelli possono necessitare di tosatura per affrontare meglio l'estate. Per aiutarli a regolarsi, fornire ombra adeguata e acqua fresca e abbondante. Piantare grandi alberi intorno a un recinto chiuso o dentro lo stesso può aiutare a mitigare il calore con l'ombra naturale, e rasare il mantello di un cavallo può aiutarlo a soffrire meno la calura.
  • Inverni più freddi: inverni più rigidi con temperature medie più fredde sono un'altra conseguenza del cambiamento climatico. Per mantenere caldi i cavalli e proteggerli dalle tempeste invernali, è fondamentale disporre di un buon riparo che riduca al minimo correnti d'aria e umidità, sia in un fienile, sia fornendo di un buon ricovero il recinto dove vive il cavallo. Ci sono poi le coperte per i cavalli, se necessario, sia quelle da uso interno sia quelle da uso esterno. Importante anche regolare la dieta per i cavalli per fornire più calorie in modo che possano mantenere un adeguato calore corporeo anche nei giorni più freddi.
  • Alluvioni maggiori: se le piogge accresciute e l'umidità in eccesso fanno parte del cambiamento climatico in alcune zone a rischio, assicurati che recinti e campi abbiano un adeguato drenaggio in modo che i cavalli non si trovino nel fango che può causare problemi ai piedi e allo zoccolo. Il drenaggio dei fondi è fondamentale, come il fatto che nel terreno ci sia un'area asciutta di riparo.
  • Siccità più forti: mentre alcune aree possono subire inondazioni durante i cambiamenti climatici, altre aree sono più suscettibili alla siccità. La scarsità d'acqua può disidratare i cavalli e trasformare pascoli rigogliosi in polveriere le cui polveri sottili, inalate, possono dare problemi respiratori. Fornisci ai cavalli molta acqua fresca e pulita da bere e aiuta i campi a rimanere verdi piantando essenze erbose specifiche per zone aride.
  • Insetti e parassiti: quando le estati sono più lunghe e umide, le popolazioni di insetti mordaci possono aumentare notevolmente, il che può provocare malattie più dilaganti. Se necessario, adotta misure di lotta biologica ai parassiti. Inoltre, nelle zone a rischio, vaccina i cavalli per proteggerli dalla trasmissione di malattie come quella da puntura di zanzare infette dalla febbre del Nilo occidentale (Westnile).
  • Stress: i rapidi cambiamenti climatici possono essere stressanti per i cavalli, rendendoli più sensibili alle malattie. E' auspicabile adottare delle misure per mantenere i cavalli liberi dallo stress, come il rispetto della routine, una buona movimentazione, socializzazione soddisfatta: tutto ciò che può influire positivamente sul sistema immunitario.

 

→Costi: meno pascoli, desertificazione, possono incidere sul costo del fieno e rendere il possesso del cavallo ancora di più una questione per persone benestanti e agiate. Se non hai potere d'acquisto illimitato, metti da parte il fieno nelle stagioni di raccolta, quando ha un prezzo più abbordabile.

→Fa la cosa giusta: riducendo il consumo di combustibili fossili e altri inquinanti che contribuiscono al cambiamento climatico darai una mano a contrastare il fenomeno.

Da sempre i suprematisti distruggono l'habitat e le tradizioni degli indigeni, delle minoranze etniche e religiose a proprio esclusivo vantaggio. La chiamano legge di Darwin e la applicano a totale discrezione.

Lo specismo razzista della corrente ricca e radical chic dell’animalismo sta diventando un argomento di discussione più ampio negli ultimi tempi, con sempre più frange di divergenti che si distaccano dalla quella visione primatista dell'animalismo.

Per quanto riguarda la specie umana, invece della segregazione fisica, vediamo ghetti o riserve di persone a cui viene negato l' accesso alle risorse. Invece della schiavitù, vediamo sistemi educativi poveri, accesso disuguale a beni di prima necessità come cibo e acqua pulita, un più alto tasso di disoccupazione, più alti tassi di incarcerazione e più alti tassi di malattie mentali. I primatisti bianchi hanno il privilegio di ignorare questi metodi sistemici di oppressione poiché non li sperimentano sulla propria pelle.

C'è l'ignoranza volontaria assai diffusa secondo la quale gli italiani credono che il razzismo e il colonialismo siano questioni che colpiscono gli altri e non loro stessi.

Questa è un'ideologia pericolosa e il più delle volte porta alla continua oppressione di minoranze etniche e razziali.

Il tema dei diritti degli animali è controverso, perché è monopolizzato dai suprematisti bianchi. Ha la reputazione di trascurare le persone nella lotta all'ingiustizia sistemica, quindi vorrebbe salvare gli animali, semmai aprendo campi di concentramento per neri, ebrei, islamici, zingari, qualsiasi minoranza etnica o religiosa sia di disturbo alla comunità principale.

Per fortuna, a questo animalismo estremo, da suprematisti bianchi, sempre più sta rispondendo un altro genere di animalismo che si rifa all'ecologia integrale: un approccio a tutti i sistemi complessi la cui comprensione richiede di mettere in primo piano la relazione delle singole parti tra loro e con il tutto. Il riferimento è all’immagine di ecosistema. E si occupa anche di decolonizzazione, perché la giustizia intraspecista non deve dimenticare i tanti umani che soffrono.

Per essere chiari, veganismo e diritti degli animali non sono la stessa cosa. Ci sono vegani che si preoccupano della loro salute e ignorano lo sfruttamento degli animali, e attivisti per i diritti degli animali che si prendono cura degli animali, ma mangiano carne.

Tuttavia, poiché il veganismo e i diritti degli animali hanno la reputazione di essere bianchi e di appartenere ai ceti agiati, hanno chiara difficoltà al confronto con temi sociali, soprattutto quando devono affrontare la brutalità di oppressione dei neri, o di altre etnie marginalizzate, il razzismo sistemico e le molteplici ingiustizie cui sono sottoposte certe partizioni sociali.

In genere l'animalismo dei suprematisti bianchi se ne infischia delle specie di animali "umani" che soffrono, e anzi funge politicamente da supporto a quei gruppi politici che vogliono fare dell'oppressione dei più deboli la loro forza.

Tradizionalmente, l'animalismo dei suprematisti bianchi è di destra estrema.

Questo indica che nei prossimi anni la crisi della scarsità delle risorse porterà i suprematisti bianchi sempre più a utilizzare i diritti degli animali come metodo per opprimere quei popoli che i suprematisti bianchi non vogliono abbiano accesso alle risorse.

La salvezza animalista umanista può essere cercata soltanto in una ondata di rinnovata presa di coscienza del carattere planetario dei problemi e del fatto che la crescita della produzione delle merci e dei consumi e la competizione per il possesso di risorse scarse, possono soltanto provocare nuovi conflitti sui quali si innescano i conflitti fra religioni ed etnie.

La grande lezione dell’ecologia integrale, se la si vuole ascoltare, sta proprio nell’invito alla solidarietà fra abitanti di un comune pianeta — la terra, che è di tutti, non dei suprematisti bianchi o di altri gruppi razziali.

Oltretutto, ad alcuni problemi di ecologia, e di sfruttamento animale, non si può arrivare a soluzioni come singole nazioni, ma occorre la cooperazione internazionale.

In Italia stiamo assistendo a che - anziché occuparsi dei grandi problemi di ecologia e sfruttamento animale - si cerca di porre rimedio a micro o pseudo problemi, come target investiti dal suprematismo bianco animalista, andando a colpire minoranze sociali, etniche e religiose, e serbando intatto il diritto dei bianchi primatisti di sfruttare appieno natura e animali senza alcun discernimento, remora, o limite.

Operazioni che forniscono al potere economico dello status quo tranquillizzanti assicurazioni che tutto può andare avanti come al solito, con piccoli provvedimenti marginali che non rallentano la “crescita” e che anzi sono occasioni di nuovi affari e nuovi consensi.

Una visione che non fa altro che spostare, nel tempo e nello spazio, i problemi veri: nello spazio perché basata sull’illusione che vi siano paesi poveri che, oltre a offrire mano d’opera a basso prezzo, offrono anche suoli e spazi per i rifiuti e le scorie del Nord del mondo. Illusione perché la natura può essere solo globale ed è ingiusto pretendere di scaricare la propria violenza ambientale e animale su altri popoli o su altri paesi o su etnie già marginalizzate.

Spostare nel tempo, perché un crescente numero di costi umani, e anche monetari, sono destinati a ricadere sulle generazioni future per la risoluzione dei problemi veri di ambiente e animali.

Eppure anche qui qualcosa si sta muovendo: il fronte del no ad essere presi in giro e la consapevolezza che i diritti animali e i diritti ambientali possono essere trattati - nel profondo - solo da coscienze scevvre da razzismo, propense al bene collettivo, e per la reale giustizia intraspecista, quella di tutte le specie, umani inclusi.

In questa turbolenta economia globale, nessuno gode davvero della sicurezza del lavoro a lungo termine, indipendentemente dal fatto che si tratti di un umano o di un cavallo.

Quando le macchine hanno sostituito i cavalli, milioni di essi sono finiti nella catena alimentare, poiché oramai inutili.

Oggi le macchine sostituiscono gli umani nella società occidentale, e moltitudini di questi ultimi si ritrovano nella nuova precarietà di non poter mai contare su un lavoro stabile, sempre quello, per tutto l'arco della vita produttiva.

La tutela del lavoro per gli esseri viventi è diventata una priorità globale.

Di cavalli in Italia ce ne sono rimasti pochi. Il loro lavoro va tutelato, perché senza di quello non possono godere della stalla di cittadinanza. Non ci sono provvisioni pubbliche per i cavalli disoccupati. Vanno al macello.

Il problema fondamentale è che si è costruita una industria del cavallo basata sull'alta specializzazione. Un cavallo che esce da un determinato lavoro, ha difficoltà a essere assorbito rapidamente in un altro. Per citare un esempio: i cavalli del trotto che escono ancorché giovani e sani dal loro circuito, fanno fatica ad inserirsi in altri, perché avrebbero bisogno di un programma di "conversione". E non ci sono investimenti pubblici in questo senso, né investimenti privati sufficienti a istituire dei percorsi riabiltativi di eccellenza, che possano dare una seconda vita a questi cavalli. I più finiscono nel circuito dell'illegalità, dalle corse su strada alla macellazione di cavalli sportivi.

Compito di un sindacato per la tutela dei cavalli, non è chiedere l'abolizione dei vari mestieri che una parte dell'opinione pubbica disapprova, perché comporterebbe la perdita della vita per quei cavalli.

Ma concentrarsi piuttosto su:

  • migliorare orari di lavoro
  • migliorare la tutela sul lavoro
  • il diritto alla pensione
  • il diritto a una paga (che per il cavallo si traduce in fieno, cure medico veterinarie podologiche, spazi abitativi) congrua e dignitosa

Se la gente vuole un destino migliore per i cavalli, l'educazione deve essere la nostra prima linea di difesa, non l'abolizione delle carrozzelle, piuttosto che dell'ippica, piuttosto che del dressage, dei maneggi e via dicendo, come sostengono quei demagogi che puntano solo all'escatologia utopica. Essa altro non è che un modo per scaricare la responsabilità su cosa succede nella realtà agli animali in questione. E' più facile chiedere l'abolizione, sapendo di non poterla ottenere, e fregandosene della tutela concreta, per poi dire quelli dei cavalli sono tutti cattivi, tutti sfruttatori, tutti assassini di cavalli, che scendere nei contenuti, per i quali occorre studio, ricerca, capacità di dialogo, volontà di fare politica reale, e dunque di accettare i compromessi del caso per la tutela dei cavalli oggi in vita, anziché degli ipotetici cavalli del futuro.

 Se un cavallo perde il lavoro perde anche la vita.

Sono pochi i cavalli in Italia che possono vivere di rendita, da nullafacenti, perché hanno proprietari solo affettivi.

Sviluppare la capacità dei cavalli alla flessibilità è il biglietto vincente per una vita lunga che possa concludersi, possibilmente, con la morte naturale.

E' molto importante che la tutela degli equini si concentri non sull'abolizione del lavoro per i cavalli, ma sull'allevamento e gestione e mestiere responsabili, cooperativi, transversali, in modo che le articolazioni dell'industria del cavallo non badino unicamente a massimizzare la riuscita dell'equino, incidendo sull'allevamento e gestione e allenamento, per un unico mestiere. Occorre spingere su un percorso di vita sostenibile per la versatibilità del mestiere, prendendo atto che la vita di un cavallo è precaria, se precario è il suo lavoro.

Convincere l'industria equestre a mettere la tutela della vita e del lavoro del cavallo al centro è una priorità.

Purtroppo il principale ostacolo oggi a questa politica è la macellazione del cavallo come razio ultima di "impiego utile per gli umani a fine carriera dei cavalli". Prova ne è che nelle nazioni europee dove mangiare il cavallo è considerato fuori luogo, esistono programmi di riabilitazione e ricollocamento dei cavalli finanziati dall'industria del cavallo, perché riconvertire i cavalli usciti da un circuito, in un altro, diventa fondamentale per il buon nome del circuito di provenienza e del circuito di arrivo. Tali programmi in Italia non esistono. Il tutto è lasciato alla volontarietà delle donazioni, per altro scarse.

In Italia né ippica né sport equestri si sentono in dovere di finanziare il ricollocamento dei propri cavalli. Se finiscono nella macellazione, pazienza, non lo considerano affare loro.

Bisogna allora concentrarsi non sul togliere lavoro ai cavalli, sulla presunzione che quello o l'altro sia un mestiere crudele. La crudeltà va rimossa, non il cavallo tramite abolizione di quel possibile impiego. L'unica cosa che va abolita, è la macellazione del cavallo, per forzare l'industria ad essere responsabile sul destino ultimo del cavallo.

Se aderisci a questa politica, ti preghiamo di associarti a Horse Angels. Noi siamo un sindacato per i cavalli e per le persone di cavalli. Per salvare i mestieri, non per toglierli. Il tuo tesseramento ci aiuterà a mantenere la posizione.

Entra nel branco!

Iperflessione, nulla è cambiato, la mala pratica regna sovrana

Rollkur: eccessiva curvatura del collo e della nuca

La cosiddetta tecnica dell‘iperflessione o rollkur fa ancora discutere e divide gli operatori del settore. Con rollkur si indica una tecnica di addestramento che prevede la massima curvatura del collo e della nuca, fino a far toccare il muso del cavallo con il petto. Tale tecnica la si trova di frequente nel salto ostacoli, ma è nel dressage che trova il suo terreno più fertile.

Provoca sofferenza nel cavallo e, nel lungo periodo di tempo, sono diversi gli studi medico veterinari che additano l'esito di tensioni a livello muscolo schelettrico. Ne discende una triste parabola: avvitarsi di timore, sofferenza, dolore, tentativo di fuga, costrizione, fino a distruzione del rapporto di fiducia persona/cavallo, quando non a danni permanenti a livello fisico.

La condanna per l’uso della tecnica del rollkur

Il 12 aprile 2008 la FEI condannò il rollkur come “abuso”, distinguendo successivamente tale pratica dal LDR (low, deep and round), che invece è consentito, nel quale individua la variabile discriminante non nella posizione innaturale assunta dal cavallo, ma dalla presenza o meno di “forza” da parte del cavaliere per il suo raggiungimento.

Oggi, a distanza di 11 anni

Mentre i più dal pubblico faticano a distinguere la differenza tra rollkur e LDR, ciò che succede è quanto segue: il rollkur - il male - è ancora praticato ma lontano dalle telecamere; il suo gemello, LDR, è proposto come soluzione, il bene, e viene lautamente praticato, di fatto sdoganando la pratica, perché in caso di esposti è difficile che un giudice sportivo riconosca il rollkur anziché il suo gemello LDR.

LDR può essere mantenuto per un massimo di 10 minuti prima di permettere al cavallo di rilassarsi. Una pausa di cui la FEI non ha mai definito un periodo di tempo minimo. È perfettamente legale per un cavaliere usare LDR durante un allenamento di 2 ore, dando al cavallo una pausa di 2 secondi ogni 10 minuti.

Distinguere tra rollkur e LDR è arduo, che per il cavallo faccia differenza è dubbio. Non sono stati condotti studi per dimostrare che una pausa non specificata ogni 10 minuti attenui tutti i danni fisici causati dalla pratica abusiva dell'iperflessione.

I giudici di gara premiano costantemente i concorrenti che usano Rollkur / LDR, ignorando errori chiari e significativi di iperflessione.

A 11 anni dall'esposizione al pubblico di questa tecnica di addestramento abusiva, la FEI continua a ignorare le decine di migliaia di equestri che hanno protestato contro l'uso di Rollkur e LDR.

Chiediamo che tutto questo cambi, e lo chiediamo direttamente alla FEI.


Nel 2013 David Rockefeller visitò il territorio del Brunello di Montalcino e lo fece in carrozza.

Ospite della tenuta Sesti del Castello di Argiano, di Giuseppe Maria Sesti, Rockefeller, grande appassionato dei paesaggi italiani e di attacchi, partecipò a un tour della Toscana in carrozza che due volte l'anno viene organizzato da un cocchiere bavarese di nome Mennis.

Secondo quanto riportato da una nota ANSA:  "Da 18 anni - racconta Giuseppe Maria Sesti - il cocchiere bavarese dei vip, Mennis, organizza, in primavera ed in autunno, giri in carrozza della Toscana, e la nostra tenuta è, da sempre, una tappa fissa. Sono molti i vip e le star che approdano così alla nostra cantina..."

Il padre di David Rockefeller, John Rockefeller Jr., diresse la costruzione di una rete di ippovie transitabili in carrozza che fanno parte del Parco nazionale di Acadia.

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Gli appassionati di carrozze sono in Italia pochi, quasi tutti devotissimi ai cavalli e alla loro tutela.

La trazione animale non è di per sé un maltrattamento, altrimenti dovremmo concludere che occorre abolire anche tutte le attività di sledge dog. Non si capisce perché il nuovo codice della strada debba abolire il servizio pubblico ippotrainato, ma salvaguardare la trazione canina di posta.

Due pesi e due misure.

Compito della tutela equina non è ammazzare i cavalli abolendone ogni possibile impiego, ma rivedere le tradizioni, correggendole, dando sempre maggiori diritti ai cavalli:

  • diritto alla pensione
  • diritto ad un orario di lavoro dignitoso
  • diritto ad evitare le sofferenze
  • diritto ad una casa dignitosa che permetta loro il libero sgambamento

Questo fa un sindacato dei cavalli.

Anche gli operai soffrono a lavorare nelle fabbriche. Aboliamo anche le fabbriche e aumentiamo il numero di disoccupati che vivranno di elemosina. Ci sono genitori che abusano dei figli. Aboliamo la genitorialità. Ci sono stati molti preti pedofili. Aboliamo per legge la Chiesa Cattolica.

Ci sono persone che uccidono. Uccidiamole reinserendo le pena di morte.

Non è possibile che per qualche dozzina di vetturini in torto, si metta a morte qualche migliaio di cavalli italiani, senza predisporre almeno la dismissione graduale o il diritto alla pensione con un fondo dedicato.

Non è possibile che politici che seguono solo la massimizzazione di likes su facebook, possano istigare una nazione al cavallicidio.

Non esistono solo i vetturini di Roma. Esistono anche carrozzieri che accompagnano turisti italiani ed esteri con garbo e sensibilità a visitare le bellezze paesaggistiche italiane in carrozza. Anche loro sono vetturini. Anche loro organizzano gite in carrozza per turisti e vivono del lavoro dei loro cavalli. Ci sono cavalli che con un paio di giri di carrozza all'anno, si guadagnano il diritto a vivere e morire di morte naturale.

Abbasso chi sbaglia. Non abbasso anche gli innocenti. Ciascuno deve pagare per i propri torti. Non gli innocenti pagare i torti altrui.

I cavalli della trazione animale non vogliono morire.

Per ogni cavallo addetto a carrozze che finirà alla macellazione abusiva grazie al nuovo Codice della Strada come pensato - da ciò che è trapelato ad oggi sui media - dai politici firmatari, chiederemo il reinvio a giudizio per istigazione all'animalicidio, poiché si tratta di cavalli non macellabili, e dunque con il diritto alla pensione.

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