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L'equitazione è uno sport e/o hobby impegnativo, da molteplici punti di vista. 

Le risorse necessarie per ottenere dei risultati almeno discreti riguardano la sfera mentale, emozionale, spirituale, oltre che fisica ed economica.  

Proprio alla luce di queste criticità, che fanno sì che difficilmente l'equitazione sia uno sport popolare, vale la pena cimentarsi in questo mondo solo se si prevede di poter essere partner migliori per se stessi e per i cavalli.

Va compreso che, a un certo punto, crescendo, l'ispirazione agonistica tende a venire meno e il viaggio nel mondo dell'equitazione risulta più gratificante nel cercare di vivere bene il rapporto con il cavallo.

Ecco un elenco di spunti su cui riflettere per dare un senso aggiunto al percorso di vita con il cavallo.

  • La paura è un monito, affrontala
  • Esci fuori dalla zona di comfort e accetta le sfide
  • Preoccupati solo per ciò che è veramente importante nel medio e lungo periodo
  • Credi in te stesso anche se gli altri non lo fanno
  • Guarda anche ai dettagli, perché è l'insieme che crea la perfezione
  • Non accettare i fatti, cerca le spiegazioni
  • Gli errori sono parte del tragitto, non scoraggiarti e impara da essi
  • Sii responsabile per le tue azioni anche quando le cose vanno male

L’utilizzo della trementina è notoriamente finalizzato, ove non formalmente prescritto e autorizzato, a rendere ipersensibili gli arti del cavallo con la conseguenza di rendere più dolente la parte trattata al contatto con le barriere, così inducendo il cavallo ad essere ancora più attento e rispettoso degli ostacoli per evitare il dolore.

E' chiaramente un comportamento doloso e fraudolento.

Il procedimento, cui la sentenza pubblicata è di secondo grado, trae origine dalla trasmissione, in data 15 ottobre 2018 da parte della Segreteria O.d G. della segnalazione del Presidente di Giuria, Mariuccia Grandinetti, datata 11 ottobre 2018, relativa ai fatti accaduti durante la Finale Circuito Classic Mipaaf/ Finali Campionati Giovani cavalli Fise, presso le strutture di Arezzo Equestrian Center in data 9 ottobre 2018, che hanno interessato il cavallo Mylord Carthender dei Folletti di proprietà della SOCIETA’ COOPERATIVA SOCIALE DEI FOLLETTI, con il cavaliere Ernesto Vacirca ed il comportamento del tesserato Salvatore Vacirca.

Proprio questi ultimi due sono stati ritenuti colpevoli di aver applicato sostanza indebita agli arti del cavallo, tale per cui il Giudice Sportivo Nazionale della FISE, Avv. Enrico Vitali, viste tutte le norme che regolamentano la disciplina, ha deliberato quanto segue:
- irroga al tesserato SALVATORE VACIRCA (tessera FISE n. 147/M) la sanzione, di cui all'art. 6, lettera f), del Regolamento di Giustizia FISE, della sospensione dall’ autorizzazione a montare e da ogni tesseramento federale per mesi dodici; da detrarre quanto già eventualmente scontato;
- irroga al tesserato ERNESTO VACIRCA (tessera FISE n.8647/M) la sanzione, di cui all'art. 6, lettera f), del Regolamento di Giustizia FISE, della sospensione dall' autorizzazione a montare e da ogni tesseramento federale per mesi dieci; da detrarre quanto già eventualmente scontato;
- pone definitivamente a carico dei tesserati Salvatore Vacirca ed Ernesto Vacirca, in solido tra loro, le spese sostenute dalla Fise per le analisi sui campioni di materiale sequestrati.
- dichiara l’improcedibilità dell’azione e la conseguente archiviazione nei confronti della SOCIETA’ COOPERATIVA SOCIALE DEI FOLLETTI.

In allegato la sentenza integrale

Il problema, non solo dei cavalli, ma di tutti gli animali maltrattati che vengono sequestrati, è annoso, e risolto molto male ed in modi diversi dai vari giudici secondo le lacune vigenti con le attuali norme.

L’affido è solo temporaneo e con esso non passa la proprietà. Intanto il tempo passa, alle volte i processi neppure vengono fatti, il tutto può cadere in prescrizione, piuttosto che vincere uno dei gradi di processo la persona a cui gli animali sono stati tolti.

E nel frattempo, chi mantiene codesti animali? Se si tratta di molti animali e il cui mantenimento non solo è oneroso, ma anche non esente da rischi, come l'impegno di gestione di cavalli, laddove non c'è, come abitualmente capita, la capacità economica da parte della pubblica giustizia di retribuire il custode giudiziale, s'impone la necessità di ripensare al sequestro, rinnovando la normativa in essere per andare incontro alle esigenze degli animali di non essere solo riposti in attesa, ma di condurre una vita autonoma e piena che li riabiliti dal maltrattamento dal quale è derivata l'esigenza di sequestro. 

A tal proposito, il parere di Horse Angels, maturato in 10 anni di esperienza sul campo, 2009-2019i, non appena se ne dispone il sequestro essi andrebbero formalmente venduti (al soggetto che li prende in affido) trattandosi di “res deperibili” (infatti sono talmente deperibili che possono morire…), eventualmente fissando un prezzo simbolico, che tenga conto del fatto che l’affidatario si assume oltre che la gestione anche tutte le spese di mantenimento dell’animale.

Il provvedimento di sequestro si trasferirebbe in tal modo sulla somma di danaro risultante dalla vendita, che verrebbe confiscata in caso di condanna definitiva, mentre l’animale passerebbe subito in proprietà all’affidatario.

Questo sistema consentirebbe inoltre di non fare mai tornare l’animale nelle mani del maltrattante laddove, come spesso accade purtroppo (trattandosi di processi non prioritari), il processo dovesse finire con una sentenza di prescrizione (in caso contrario l’animale dovrebbe venire restituito al precedente proprietario… Orrore

Ovviamente questa è una strada che andrebbe patrocinata e richiesta a gran voce dalle associazioni animaliste, che dovrebbero fare pressione sui giudici, molti dei quali capiscono pochissimo della questione.

In alternativa, andrebbe promossa come integrazione delle norme esistenti relative alla protezione degli animali da sequestro e maltrattamento. 

 

APOLOGIA DEL MANISCALCO CERTIFICATO

Chi ha cavalli conosce l'importanza della cura dei piedi e sa come interventi non qualificati per la manutenzione dei medesimi possano addirittura peggiorare le situazioni quando non azzoppare i cavalli.

Eppure, quella del maniscalco non è ancora obbligatoriamente una professione socio sanitaria che richiede la registrazione degli operatori presso la sanità pubblica, un albo di certificazione, l'obbligatorietà di corsi di aggiornamento e di un'assicurazione nel caso si facciano involontariamente danni.

E' un bel problema per determinare degli standard di qualità e controllo.

La certificazione dei maniscalchi è una disputa di lungo corso nel mondo del cavallo, dato che molti maniscalchi e pareggiatori si sono fatti sul campo, come arte, senza avere l'obbligo di conseguire un diploma presso una scuola professionale riconosciuta.

Agli occhi dell'avanguardia dei maniscalchi, l'arte e la scienza della podologia equina avrebbero oggi come oggi bisogno di una qualche forma di regolamentazione per garantire la protezione degli equini e quindi tutelare i loro proprietari migliorando gli standard e la qualità della cura dei piedi. Le conseguenze sono terribili, dicono, se l'industria non riesce a fare questo salto di qualità garantista per il futuro.

In passato non serviva, diventava maniscalco il figlio del maniscalco, o un garzone che lo seguiva ovunque, dopo un apprendistato lungo una vita. Oggi, chiunque può alzarsi alla mattina e professarsi maniscalco, anche se costui si è limitato a fare un corso della durata di un paio di fine settimana presso scuole private, non riconosciute, con ovvie conseguenze nefaste se l'intervento ai piedi è sbagliato per lacuna di formazione e di esperienza.

Le chiavi per migliorare la professione per i futuri praticanti si trovano nella formazione professionale, attraverso standard minimi di pratica, test oggettivi e credenziali per permettere l'iscrizione ad un albo che riflettano le capacità e le conoscenze dell'operatore professionale.

Chi è contrario ad addivenire al brevetto di mascalcia sostiene che il libero mercato è più che sufficiente per determinare chi deve andare avanti e chi no, perché quella del maniscalco è soprattutto una professione per passaparola, basata sulla reputazione che si conquista con il lavoro fatto bene.

La disputa riguarda anche motivazioni di tipo economico difficili da sbandierare apertamente. Dietro l'effigie dell'arte si nasconde la pratica di non rilasciare ricevuta. Se la professione del maniscalco fosse inquadrata legalmente, ogni maniscalco avrebbe l'obbligo di partita iva e di emettere ricevuta per le prestazioni.

E, se la mascalcia fosse annoverata tra le professioni sanitarie, avrebbe anche l'obbligo di assicurarsi per danni a terzi e via dicendo. I clienti insoddisfatti potrebbero infatti citare il maniscalco in civile per presunti danni.

Ma al momento sono ancora quasi tutti "artisti" i maniscalchi, con annessi e connessi. E si sa, se affidi i piedi del tuo cavallo un operatore qualunquista, non certificato, che non rilascia ricevute, difficile poi poterlo citare in giudizio per danni alla salute del cavallo.

Eppure, in un mondo dei cavalli con sempre più gente improvvisata che mette su maneggi, si mette a insegnare equitazione, si mette a operare sui piedi dei cavalli, si mette a comperare cavalli senza avere le adeguate competenze di gestione, sarebbe forse necessario mettere dei punti fermi di riferimento per la tutela dei cavalli e dei loro proprietari da professionisti non qualificati, non disposti a pagare i danni causati dai loro eventuali errori.  

Cari lettori, insieme alla responsabile legale della HORSE ANGELS ONLUS, Sig.ra Roberta Ravello, abbiamo deciso di utilizzare, ogni causa giudiziaria, che ci veda coinvolti a tutela dei diritti dei Nostri amati cavalli, come “un’opportunità di discussione ed approfondimento di talune importanti tematiche ad essi collegate.
 
Oggi ci preme evidenziare la marcata differenza che sussiste tra la nozione civilistica del cavallo come “bene mobile” e quella penalistica del cavallo come “animale” oggetto di tutela autonoma. 

 “ANIMALI DA OGGETTO A SOGGETTO DI DIRITTO”

In Italia, l’ordinamento civile considera gli animali come “beni mobili”, quindi, come “cose” oggetto di controversie e accordi di separazione. Non, dunque, creature che provano emozioni e affetto per i proprietari ma solo beni oggetto di proprietà!
In concreto, un cavallo o un divano per la legislazione civilistica hanno lo stesso ruolo!.
Il legislatore penale, di contro, spinto da volontà adeguatrice di matrice europeistica (con L. n. 189/2004 oggetto di modifiche ad opera della successiva L. 201/2010), ha iniziato quello che si spera essere un reale cambiamento della tutela animalista.
Lo stesso ha inteso proteggere gli animali avverso condotte lesive attuatenei loro confronti, atteso un sempre più accentuato riconoscimento di una SOGGETTIVITA’ dell’animale e della necessità di una sua tutela avverso violenze e soprusi.
Si è sostenuta la qualificazione dell’animale come “entità”, come “essere vivente”, con propri sentimenti, emozioni e non come un mero oggetto inanimato da qualificare come BENE, oggetto di proprietà privata.
Quest’ultimi iniziano, finalmente, ad essere tutelati quali ESSERI VIVENTI e non più come meri oggetti materiali, tutelati in virtù del solo pregiudizio alla proprietà privata (cosi’ come invece avviene in sede civile).
Ricordiamo ad esempio l’art. 544-ter c.p. che punisce chiunque si renda autore di “lesioni” o di “sevizie” a un animale.
Con riferimento a questo delitto, la Giurisprudenza ha chiarito che per integrare tale reato non occorrono lesioni fisiche o violenze corporali ma sono sufficienti sofferenze psicologichecausate all’animale, sottoposizione dello stesso a condotte brute e/o fatiche insopportabili. Come si vede, il legislatore ha inteso tutelare l’animale quale essere vivente in grado di percepire dolore, frustrazione, ansia e patimento interiore.
Dunque, ad oggi, al fine di un’imputazione penale è sufficiente lasciarlo soffrire (mancanza di cibo o cure) con coscienza e volontà!
 
Ciò chiarito, si auspica, ove fosse possibile, un intervento legislativo armonizzatore-concettualistico nonché di natura sostanziale della disciplina civilistica a quella penalistica ed sovranazionale.

Intervento sempre più urgente atteso che la questione de quo è sempre più centrale, non solo in ambito etico e non solo in Italia. 
Un esempio per tutti: l’art. 13 Trattato di Lisbona,norma primaria e direttamente applicabile agli Stati membri, tiene pienamente conto delle “esigenze in materia di benesseredegli animali in quanto esseri viventi SENZIENTI”, dotati di sensi e di sensibilità.

Un grande traguardo non solo legislativo!

Affermare, infatti che gli animali sono esseri senzienti, che provano cioè emozioni come noi umani, determina una modificazione profonda della loro tutela giuridica.
Se gli animali venissero inseriti nel codice civile come “esseri senzienti dotati di intrinseca sensibilità” cosa cambierebbe giuridicamente? Così come indicano le nuove proposte espresse da Animal Law e dal diritto Europeo.
 
PS. GLI ANIMALI NON SONO COSE”!!!

Avv. Silvia Barbaro

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