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I comportamenti compulsivi o 'stereotipati' sono atteggiamenti ripetitivi che non hanno apparentemente alcuna funzione e occupano una parte significativa del tempo di un animale.

Alcuni esempi per gli equini includono il ballo dell’orso e il ticchio di appoggio. Questi problemi sono frustranti anche per i proprietari. Come risultato, sono stati spesso classificati come "vizi", un'etichetta che implica un certo guasto o mancanza da parte del cavallo. La realtà è semmai opposta. C'è qualcosa di sbagliato nell'ambiente che accoglie il cavallo, tale da causargli frustrazione nervosa e da generare di conseguenza il comportamento stereotipato compensativo.

A riprova, nei cavalli selvatici, che vivono nell’ambiente naturale e che sono indipendenti dall’essere umano, questi comportamenti non sono mai stati osservati.

In natura i cavalli pascolano 16-19 ore al giorno, consumando una grande varietà di piante. Ogni pochi passi fanno un boccone e così passano gran parte della giornata spostandosi gradualmente e mangiando. Vivono insieme in gruppi sociali relativamente stabili, dove è scambiata una quantità enorme d’informazioni sociali attraverso meccanismi non verbali tra cui il tatto, l'olfatto e cambiamenti visivi in ​​postura del corpo e in espressione del viso.

La capacità dei cavalli di coprire lunghe distanze al giorno e di rispondere a segnali sociali raffinati, li ha resi ideali anche per la convivenza con l’essere umano e per rispondere a esigenze domestiche.

Ma non si può prendere il cavallo e decidere di accettarne solo alcuni aspetti rinnegandone altri. Gli stessi geni che consentono ai cavalli di collaborare fattivamente con l'umano, grazie alla formazione allo scopo, esprimono l’esigenza di passare una certa quantità al giorno a masticare e socializzare con simili.

Ambienti troppo antropizzati potrebbero non consentire il soddisfacimento di questa esigenza tipica, dunque primaria. Alcuni cavalli si adattano a un ambiente restrittivo senza alcun problema apparente. Altri invece soffrono per la situazione sviluppando comportamenti compulsivi denominati nel settore degli sport equestri vizi redibitori. Si tratta di reazioni di compensazione a fronte di una lacuna.

Ad esempio, i cavalli tenuti in stalle con accesso limitato ad altri cavalli e alimentati con diete a basso contenuto di foraggio sono i più propensi a sviluppare questi problemi legati a una sofferenza psicofisica.

Il masticare a vuoto può essere un sinonimo dell’avere poco tempo da dedicare alla masticazione, laddove il natura la maggior parte del tempo è dedicato proprio a ciò.

Vi sono studi scientifici che dimostrano che i puledri alimentati a concentrato contraggono il vizio di mordere in misura quattro volte superiore rispetto a quelli alimentati con una dieta a prevalenza di fibre. Le diete iperproteiche (ad alto contenuto di cereali) aumentano l'acidità gastrica e il rischio di ulcere che possono aumentare il rischio di coliche.

La salivazione funge da cuscinetto per neutralizzare gli acidi dello stomaco. Il masticare a vuoto può essere sinonimo di alimentazione poco equilibrata e problematica per la digestione.

Il ballo dell’orso, spostare il peso continuamente da una parte all’altra, è un'altra manifestazione nervosa che colpisce i cavalli troppo segregati dai propri simili. Colpisce meno, tra i cavalli scuderizzati, quelli che hanno la possibilità di vedere e toccare i cavalli stabulati in stalle confinanti.

Il trattamento dei comportamenti compulsivi può essere difficile perché richiede l’ arricchimento ambientale di stimoli sensoriali significativi per la specie cavallo.

Non si tratta di determinare ciò che è meglio o più comodo per i proprietari o gestori o custodi, ma per i cavalli, se si vuole curare delle patologie che hanno un’origine psicofisica.

Il cambio temporaneo di ambiente, qualche ora il giorno o a settimana, può non risolvere il problema, che richiede invece delle soluzioni strutturali stabili. Quanto più a lungo è andato avanti il comportamento compulsivo tanto  più difficile diventa il suo trattamento.

Paradossalmente il vizio porta il cavallo a sentirsi meglio, perché compensa una lacuna, e quindi il cavallo si cronicizzerà nel ripeterlo.

La prevenzione è lo strumento migliore e più efficace. Dispositivi meccanici per limitare i tic nervosi sono palliativi, che non risolvono il problema all’origine e che possono essere “disumani”.  E' accettabile bloccare semplicemente il cavallo da comportamenti che possano aiutarlo a far fronte a un ambiente poco soddisfacente? La colpa del vizio è dell’ambiente non del cavallo. Pensiamo agli stalloni eccessivamente scuderizzati che si autoinfliggono e al “rimedio” della museruola. E’ umano come trattamento? Risolve lo stress? Niente affatto.

Quello che risolverebbe lo stress sarebbe forse la castrazione, laddove non è possibile donare a quello stallone un ambiente più idoneo e più liberale di vita. Un recinto ad hoc che gli permetta insomma di socializzare con altri cavalli pur impedendo accoppiamenti non voluti o lotte indesiderate.

Altre opportunità di arricchimento ambientale, da prendere in considerazione con cavalli problematici dal punto di vista di tic nervosi, sono costituite da:

  • prolungamento dell'attività di foraggiamento (ad esempio a volontà),
  • un adeguato esercizio fisico,
  • maggiorazione delle possibilità di interazioni sociali con conspecifici.

Massima prevenzione possibile, e auspicabile, rinunciare al cavallo se non si è in grado di offrirgli l'ambiente corretto di vita.

La massima forma di amore è il possesso responsabile, che può coincidere in assenza di possibilità, alla rinuncia a far soffire un cavallo per il proprio egoismo.

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Le coliche sono una delle cause di mortalità precoce più frequenti per i cavalli, per questo è importante puntare alla loro prevenzione ed essere pronti a pagare caro per la loro cura.

A seguire, delle semplici indicazioni generali che non sostituiscono la consulenza e prestazione del veterinario sul caso specifico: da una parte la prevenzione, dall'altra la cura.

La prevenzione

1. Il cavallo deve avere sempre l'acqua fresca e pulita a disposizione

Quando rimangano senza possibilità di bere per ore, aumenta per i cavalli il rischio di coliche secondo gli studi più recenti. Maggiore è l'età del cavallo, più questo rischio è elevato in mancanza di fonte d'acqua. Affinché il cavallo beva a sufficienza, occorre tenere presente che esso preferisce bere dal secchio che dalla beverina. Per assicurare che l'abbeverata sia a flusso libero, occorre predisporre abbeveratoi automatici, o una supervisione continua degli animali, al fine di riempire il secchio d'acqua se si svuota. Quando il tempo gela, occorre che le tubature siano riscaldate affinché non si interrompa il flusso d'acqua. E' meglio evitare di somministrare acqua gelata al cavallo. Assicurarsi che l'acqua sia a temperatura adeguata. Per i viaggi lunghi, ricordarsi di fare le varie soste di abbeveraggio.

2. Consentire l'affluenza al pascolo

I cavalli che hanno accesso al pascolo presentano un rischio di coliche più basso rispetto a quelli che non vi hanno accesso. Attenzione alle rotoballe. Al loro interno il fieno potrebbe non essere della migliore qualità o preservato correttamente. I cavalli che hanno accesso a fieno di qualità, depolverizzato, rischiano di meno la colica.

3. Evitare l'alimentazione a terra in zone sabbiose.

I cavalli possono ingerire abbastanza sabbia perché l'intestino si irriti. E' meglio utilizzare rastrelliere, mangiatoie o reti che tengano il fieno sollevato da terra, dove possono esserci impurità, batteri e sabbia.

4. Evitare l'eccesso di mangimi

Il rischio coliche aumenta del 70% con la somministrazione di alimenti preparati a base di cereali, melasse e altri integratori. Selezionate bene le granaglie ed evitate di somministrarne in eccesso rispetto alle esigenze alimentari del cavallo.

5. Cambiare gradualmente le abitudini degli equini

Il rischio di coliche aumenta se il cavallo va in stress. Ogni cambio di abitudini, di alloggio, di allenamento, di alimentazione, andrebbe affrontato con gradualità per dare modo al cavallo di adattarsi gradualmente. 

6. Tenere controllati i denti

Se ci sono problemi alle arcate dentali, vanno risolti attraverso la livellatura praticata da un veterinario ippiatra ad hoc. Questo assicura la masticazione corretta e quindi una digestione facilitata.

7. Tenere sotto controllo i parassiti

I parassiti possono essere una causa di colica, e quindi il cavallo va testato periodicamente per approntare il vermifugo più adatto.

8. Monitorare il cavallo per leggere i sintomi di malessere per tempo

I cavalli seguiti quotidianamente dal loro proprietario hanno meno incidenze di coliche o di coliche mortali. Ai primi segni di occlusione, di malessere, di insorgenza, si può passeggiare il cavallo e incitarlo a bere per liberarsi. Se la colica non accenna a essere superata, chiamare il veterinario e seguire le sue indicazioni. Il pronto intervento può salvare la vita al cavallo.

9. Prestare particolare attenzione alle fattrici post partum e ai cavalli che sono in riabilitazione dopo malattia

Tutti i cavalli che hanno affrontato stress importanti, come il parto per una fattrice, o una malattia, nei mesi successivi possono essere particolarmente delicati e quindi occorre prestare loro una speciale attenzione fino a che non si ritorna alla normalità, e assicurarsi un intervento tempestivo nel caso di insorgenza di colica. La somministrazione di anti dolorifici e anti infiammatori può talvolta nascondere i primi sintomi di insorgenza di colica, attenuandoli. Il risultato può essere che quando ci si accorge della colica è troppo tardi. Discutere i livelli più appropriati di fenilbutazone (Bute) con il veterinario, specie su soggetti che possono essere particolarmente predisposti,  ad esempio che hanno avuto già precedentemente degli episodi di colica.  Evitare l'uso prolungato e in quantità elevate di Bute per non rendere il cavallo un soggetto predisposto alle coliche.

La cura

Se si riescono a interpretare i segni vitali del cavallo,  queste informazioni possono essere utili al veterinario per programmare l'assistenza.  In particolare è utile sapere come controllare la temperatura, la frequenza cardiaca, quella respiratoria, il colore delle mucose e come interpretare il comportamento e i suoni di motilità intestinale.  Mentre si è in attesa del veterinario, rimuovere ogni fonte di cibo, per evitare di peggiorare il problema.

Se il cavallo ha i crampi, o è nelle prime fasi della colica, camminare con lui può aiutarlo a defecare e a dare sollievo al dolore. Se il cavallo vuole rotolarsi a terra, è meglio che non sia in un box, perché poi potrebbe avere problemi a rialzarsi.  Se ha spazio in cui muoversi, anche liberamente, è più probabile che riesca a superare la colica. Se camminare con il cavallo sembra peggiorare la situazione, interrompere e accertarsi che il veterinario stia arrivando.

Egli valuterà di che tipo di colica si tratti (ne esistono di diversi tipi) e quale è l'intervento necessario. Alle volte può bastare un lassativo e l'analgesico, altre volte il veterinario dovrà usare dei liquidi per la reidratazione e quando si è particolarmente sfortunati, il veterinario può raccomandare la terapia chirurgica addominale, che significa dover portare il cavallo in clinica.

Le percentuali di successo dopo una chirurgia per colica variano a seconda del tipo di coinvolgimento intestinale. In generale, la differenza può farla la diagnosi precoce e l'assistenza adeguata prestata ancor prima del ricovero, e dunque il primo soccorso. Ci possono essere problemi anche successivi, come aderenze che rendono l'intestino più sensibile.

E, infine, purtroppo alle volte il veterinario consiglierà l'eutanasia, perché non c'è più niente da fare.

Attenzione dunque a prevenire per quanto possibile, visto che la colica è una delle prime cause di mortalità per i cavalli.

Possedere responsabilmente un equino significa comprendere le esigenze specifiche dell'animale e avere le adeguate conoscenze e risorse economiche per una gestione dignitosa. 

Il proprietario o detentore dovrebbe anche conoscere e rispettare le norme vigenti e il codice di condotta più appropriato) per la propria e altrui sicurezza nel possesso, gestione, impiego di equini su suolo privato o pubblico.

Sarebbe auspicabile conoscere i propri limiti, per essere in grado di chiedere aiuto al bisogno, sia per la salute dell'equide sia per la sua educazione.

Possedere un cavallo è una responsabilità tanto grande quanto lo è l’animale. Prima di prendersi un cavallo occorrerebbe quindi riflettere su una serie di questioni importanti, di carattere pratico, economico e anche morale.

Ecco qui di seguito i passi da fare prima di diventare proprietari di cavalli o altri equini:

  • Frequentare persone che ne hanno per comprendere i vari aspetti di cura e gestione,
  • prendere in fida o semifida un cavallo in maneggio, le responsabilità e i costi saranno simili all'avere un cavallo in proprio e quindi si capirà se si è all'altezza,
  • apprendere i costi del mantenimento di un cavallo (o altro equino) informandosi presso fonti accurate. 

Occorre tenere conto che il costo di acquisto può essere una cifra irrisoria rispetto poi al mantenimento. Per quest'ultimo, i costi variano a seconda delle esigenze del binomio equino/proprietario, del posto dove l'equino è stabulato e dei fini per i quali è utilizzato. Coloro che desiderano un cavallo dovrebbero elaborare un bilancio basato sulla propria situazione economica, atto a determinare se i costi risultano accessibili.

Costi di cui tenere conto:

  • alimentazione

  • lettiera

  • eventuale affitto dello spazio/stalla

  • spese veterinarie (sia quelle di routine, che quelle di emergenza)

  • mascalcia (cura dei piedi)

  • lezioni di equitazione/addestramento

Nota bene: occorre prendere in considerazione anche la copertura assicurativa perché l'equitazione è uno sport pericoloso, dove ci si può fare male; i cavalli poi se trovano un varco possono fuggire dai recinti e nel farlo cagionare involontariamente danni o incidenti, quindi è necessaria una polizza per danni contro terzi.

Nel prendere un cavallo, occorrerebbe pensare se, oltre a potergli dare da mangiare e potersi permettere un luogo di detenzione a norma per equidi, si è in grado anche di farlo felice. Se la risposta è sì, vale la pena la relazione anche dal punto di vista del cavallo; se è no, il cavallo potesse scegliere, probabilmente eviterebbe la relazione.

Oltre alle cure di base, cibo, acqua, luogo idoneo per ospitare equini, cure veterinarie e podologiche al bisogno, diciamo il minimo essenziale, che basta per i requisiti di legge, in una società di benessere avanzato, che coinvolge anche gli equini domestici, è d'obbligo pensare anche ai bisogni secondari, quelli finalizzati non solo a preservare la salute, bensì a massimizzarla per ottenere il benessere psico-fisico dell'animale, ovvero la sua felicità.

Essere in salute (assenza di malattie diagnosticate) ed essere felice non è la stessa cosa, né per un essere umano, né per un cavallo.

Ecco di seguito i beni secondari, non trascurabili, per la felicità degli equini:

Esercizio

Cavalli e pony richiedono un adeguato esercizio fisico oppure la libertà di esercitarlo a piacimento.  e questo richiederà tempo e sforzo da parte del proprietario o custode. La maggior parte degli equini scuderizzati potrà trarre beneficio dall'affluenza giornaliera nei recinti di sgambamento (paddocks) o pascoli, dove è possibile socializzare con simili.

Questa buona pratica può alleviare i vizi da stalla (ticchio d'appoggio, ballo dell'orso e similari). Se l'affluenza ai recinti non è fattibile, il cavallo scuderizzato dovrebbe ricevere esercizio quotidiano regolare, a meno che non ci sia il parere contrario di un veterinario per questioni di salute.

Formazione

• I cavalli richiedono una gestione calma, coerente e competente. I cavalli rispondono meglio all’ approccio fermo ma gentile. Se non siete sicuri di come gestire al meglio il cavallo, è utile cercare la consulenza di un operatore del settore.

• E' disdicevole provocare sofferenze inutili agli animali, quindi ogni disciplina equestre deve essere adeguata e misurata alle possibilità dell'individuo equino, includendo tra i fattori da tenere in considerazione la sua età, le condizioni di salute, le sue predisposizioni e la sua indole.

• Qualsiasi metodo di contenimento utilizzato per facilitare la gestione del cavallo dovrebbe essere il più delicato ed efficace tra quelli disponibili, praticato da una persona competente e solo per il periodo minimo necessario. I sedativi devono essere utilizzati solo se prescritti da un veterinario. La posta permessa solo per lo stretto tempo necessario, non può essere un metodo di detenzione fissa. 

Socializzazione

• I cavalli sono animali da branco e preferiscono vivere in gruppi sociali. Idealmente gli equini necessitano di vivere con membri della loro stessa specie ma, ove ciò non sia possibile, si può pensare ad animali compatibili, come le caprette. Godono della presenza dell'uomo e quindi se non hanno altri equini a fare loro compagnia avranno necessità di un contatto più frequente e assiduo con gli esseri umani. Gli asini hanno esigenze ancora più elevate di socializzazione e possono ammalarsi se separati da un compagno.

• I cavalli vanno trattati come individui, anche se tenuti in gruppo. Se si ha intenzione di formare nuovi gruppi si devono prendere alcune precauzioni iniziali, nella fase di adattamento. Il rischio può essere ridotto aumentando lo spazio a disposizione e/o inserendo l'individuo nuovo per lassi di tempo brevi per cominciare. Altra precauzione fondamentale, togliere i ferri ai posteriori a tutti gli equini durante il periodo di introduzione. Il gruppo va monitorato fino a che l'inserimento del nuovo soggetto non sia andato a buon fine.

• Tra i cavalli che vivono in gruppo si sviluppa un ordine gerarchico. E' importante essere consapevoli della possibile predominanza di alcuni individui e prestare attenzione affinché a tutti i cavalli sia assicurata l'alimentazione e l'acqua di cui hanno bisogno. Gli individui in gruppi più grandi sono suscettibili a maggiore competizione per il cibo, per l'acqua, per il riparo e per la posizione sociale. Devono essere adottate misure per identificare gli individui che hanno maggiori difficoltà e quindi esigenze di controllo più elevate.

• Individui aggressivi potrebbero necessitare di un posto a parte. Individui incompatibili vanno tenuti separati. Tra i soggetti per i quali va considerata una sistemazione separata ci sono: stalloni, puledri, soggetti con testicoli ritenuti o castrazione incompleta, cavalle gravide o con puledro in allattamento.

• Come regola generale, più cavalli si hanno maggiori sono il tempo, lo sforzo e le risorse necessarie per salvaguardare il loro benessere.

• Gli stalloni hanno esigenze particolari e non sempre sono accettati nelle gestioni di gruppo, perché potrebbero diventare competitivi, specialmente se ci sono femmine nel circondario. Se si tratta di soggetti che non possono essere castrati, è importante che ricevano adeguatamente l'esercizio fisico e la stimolazione ambientale di cui hanno comunque bisogno. Tenuti a parte è un conto, isolati e reclusi un altro.

Sintonia tra uomo e cavallo

Poter cavalcare un cavallo e sentirsi una cosa sola è un’emozione bellissima, ma un traguardo raggiungibile solo coltivando intensamente la relazione con un cavallo specifico e imparando con appositi corsi la tecnica equestre.

Un consiglio fondamentale da seguire è quindi quello di ricercare un centro con personale qualificato per imparare ad equitare con maestria e in sicurezza.

La natura e il comportamento del cavallo

I cavalli sono esseri viventi, non biciclette o sci, pertanto possono avere comportamenti e reazioni imprevedibili. Attraverso i loro organi sensoriali particolarmente sviluppati percepiscono ogni movimento e ogni rumore. Di norma, la loro prima reazione è la fuga, ma se si sentono minacciati possono anche scalciare o mordere.

I cavalli allo stato brado vivono in branchi con una gerarchia ben definita e quindi si lasciano influenzare dal comportamento di altri cavalli. Se qualcuno ha paura, tutti si agitano. E’ l’istinto di sopravvivenza che fa loro leggere le emozioni in gioco nel branco. Lo stesso succede se il branco è formato da un cavallo e dal suo cavaliere. Per aumentare l’affidabilità e l’equilibrio emotivo di un cavallo è fondamentale che la sua gestione sia armoniosa.  Dunque, che il cavallo possa disporre di spazio a sufficienza per muoversi e socializzare con i suoi simili, in modo che non abbia paura di tutto e che non vada facilmente sotto stress.

Una buona scuderia si riconosce tra l’altro dalla professionalità con la quale accudisce gli animali e dalla presenza degli elementi qui sotto messi in lista:

  • I cavalli dispongono di spazio sufficiente.
  • La stalla è pulita e ordinata.La scuderia ha un maneggio coperto o recintato.
  • Ci sono cavalli e pony di diverse dimensioni.
  • I cavalli sono sani, curati e si usa l’equipaggiamento idoneo.
  • Gli istruttori sono qualificati e hanno i loro brevetti di corsi di base, di discipline specifiche, di corsi di riqualificazione e di aggiornamento.

Un’ampia gamma di attività

L’equitazione comprende diverse discipline. Solo al termine di una formazione di base adeguata è il caso di mettersi a scegliere una tra le numerose discipline disponibili tra equitazione classica, inglese, americana, da lavoro e da campagna.  A quel punto, si possono conseguire i brevetti da amazzone o cavaliere specifici per la disciplina favorita.

Frequentare corsi di equitazione

Per poter equitare con gioia e sicurezza, bisogna sentirsi a proprio agio con il cavallo sia nella gestione da terra che a sella. Si possono acquisire le conoscenze e l’esperienza necessarie frequentando corsi organizzati da centri ippici professionali o da associazioni di promozione sportiva.  Se vi mettono subito a sella, non è un buon corso. L’equitazione parte da terra, con la gestione del cavallo in tutte le fasi, dalla pulizia alla vestizione per lo sport,  alla conoscenza dell'animale cavallo in tutti i suoi aspetti per instaurare la relazione corretta.

Seguiti da una persona qualificata si potrà scoprire se si è idonei a questo sport. Servono il temperamento giusto, il coraggio adeguato, l’amore per la natura e in particolare per l’animale cavallo. Se non si è portati per il cavallo, meglio cambiare sport, ce ne sono di meno costosi e meno rischiosi, se si tratta solo di fare del moderato esercizio per stare in forma.

Gestione del cavallo per la sicurezza

In molti casi, per evitare di essere morsi da un cavallo o di ricevere un calcio, basta comportarsi correttamente. Seguire le indicazioni di base qui di seguito:

Avvicinamento al cavallo

  • Non dare mai da mangiare con le mani a un cavallo che non conosci, o fallo solo con il consenso del suo proprietario. 
  • Entra nel box di un cavallo che non ti è familiare solo accompagnato dal suo proprietario o da un istruttore.
  • Evita i movimenti bruschi, modera il tono quando ridi, non saltare, non correre, non gridare.
  • Avvicinati al cavallo parlandogli con tono tranquillo. Non avvicinarti mai da dietro. Cerca di passargli attorno dal davanti e stagli sempre al fianco, mai dietro.
  • Osserva in particolare come muove le orecchie. Se le abbassa all’indietro, significa che si sente minacciato. Se le ha rivolte in avanti, manifesta interesse e attenzione.

Condurre a mano il cavallo

  • Quando conduci un cavallo a mano, utilizza sempre la cavezza e la lunghina o la corda. Resta all’altezza della spalla del cavallo. Non attorcigliare mai la lunghina o le redini attorno alla mano. Porta sempre un solo cavallo alla volta e tieniti a una distanza sufficiente dagli altri.
  • Non condurre mai un cavallo nel recinto o nel maneggio da solo prima di aver conseguito la necessaria esperienza.
  • Il momento in cui il cavallo viene lasciato libero è sempre critico e richiede consapevolezza di se stessi e del cavallo. Non distrarti mai quando sei in presenza di cavalli.

Equipaggiamento per cavalieri e cavalli

In molti casi, per prevenire le ferite alla testa è sufficiente indossare il casco specifico per l'equitazione. È tuttavia importante che anche il resto dell’equipaggiamento soddisfi i criteri di sicurezza.

Quando si va a cavallo occorre indossare sempre:

  • un casco da equitazione della giusta misura e omologato per lo sport equestre
  • scarpe a collo alto con tacco e una suola liscia; le calzature idonee sono gli stivali da equitazione o scarponcini con minichap; le scarpe da ginnastica non sono adatte
  • pantaloni da equitazione, aderenti, elastici e senza pieghe
  • un bustino comodo e della giusta misura recante l’omologazione per gli sport equestri
  • guanti da equitazione

L’equipaggiamento del cavallo deve essere pulito e curato. I materiali usurati o rovinati comportano un elevato rischio di infortunio. Le staffe devono essere abbastanza larghe per evitare che il piede rimanga incastrato in caso di caduta (si consiglia l’uso di staffe di sicurezza).

L’equitazione durante le vacanze

Molte destinazioni di vacanza offrono la possibilità di fare escursioni a cavallo in spiaggia, verso attrazioni turistiche o, semplicemente, alla scoperta delle zone circostanti. Iniziative affascinanti che però impongono prudenza. I cavalli possono infatti reagire diversamente a seconda di chi hanno sopra.

  • Anche durante le vacanze fai attenzione alla condizione dei cavalli (foraggiamento, salute, allevamento) e allo stato dell’equipaggiamento (sella, briglia).
  • Indossa sempre il casco, abiti e scarpe adatte.
  • Non uscire mai da solo! Se esci nella natura, devi disporre di solide conoscenze d’equitazione e farti accompagnare da una guida equestre esperta.
  • Tieni una distanza sufficiente dagli altri cavalli.
  • Impara a gestire il cavallo e a cavalcare in un centro ippico o un’associazione con professionisti competenti prima di darti ai trekking a cavallo.
  • Non dimenticare mai che il cavallo può avere comportamenti e reazioni imprevedibili.
  • Quando vai a cavallo, indossa sempre il casco, gli stivali da equitazione o scarpe adeguate allo scopo e, se necessario, un bustino.

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