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Il fenomeno è più diffuso di quanto si pensasse, se occorre arrivare ad estreme conseguenze di tutela dei minori.

E' così che il 1 ° giugno scorso sono entrate in vigore in USA le politiche di prevenzione degli abusi su atleti equestri minorenni della Federazione equestre degli Stati Uniti.

In nuce questi i criteri applicati

1. Durante gli eventi promossi da USEF (la Federazione statunitense degli sport equestri)  le interazioni uno a uno degli operatori equestri con i minori devono essere osservabili e interrompibili. Sessioni private di allenamento di minori devono essere autorizzate dal tutore legale del minore.

2. Gli operatori equestri adulti che comunicano con minori devono includere un altro adulto in tutte le comunicazioni elettroniche (telefonate, messaggi, e-mail, messaggi sui social media, ecc.). Questo requisito si applica in qualsiasi momento, sia ad un evento USEF in corso, che in comunicazioni casa/maneggio.

3. Operatori equestri e minori possono seguirsi l'un l'altro sulle piattaforme di social media. Possono continuare a interagire con i post reciproci che sono visibili agli altri utenti della piattaforma. Tuttavia, gli operatori equestri maggiorenni non possono intrattenere messaggi privati ​​con minori sui social media o attraverso qualsiasi comunicazione elettronica, a meno che un altro adulto non sia incluso nella comunicazione.

4. Gli operatori equestri USEF possono viaggiare con un minore purché un altro adulto o due altri minori si trovino nel veicolo. Gli operatori equestri USEF devono ottenere il consenso scritto di un tutore legale prima di viaggiare da soli con un minore.

5. Allievi o groom di età inferiore a 18 anni che viaggiano o vivono temporanamente con un operatore equestre maggiorenne (si pensi alle trasferte per concorsi) devono avere il consenso documentato del tutore legale per farlo.


Una vittoria per risanare l'ambiente, ma che lascia pensare.

Se per fare sport equestri un minore abbisogna della guardia del corpo, significa che in passato il problema c’era, ma accompagnato dalla tendenza da parte del sistema di chiudere gli occhi.

Non è infatti credibile che d'improvviso, nel 2019, ci voglia la supervisione nel rapporto istruttore adulto/allievo minorenne, e prima si incoraggiassero i genitori a mollare figli nei maneggi tutto il giorno come ambienti terapeutici per l'anima, perché il cavallo - così vocifera la promozione, sarebbe panacea di tutti i mali, particolarmente per chi è fragile emotivamente o psicologicamente (statisticamente le persone più esposte a rischio di abuso). 

Insomma, una vittoria ora il presidio, ma piuttosto amara. Lo sport dovrebbe essere un ambiente di benessere, fisico e mentale, per i giovani e per i loro destrieri, nel caso degli sport equestri. Peccato che solo negli ultimi tempi si cerchi di fare realmente in modo che gli ambienti siano sicuri per i minori soprattutto, dal punto di vista dei genitori e della comunità intera, e secondariamente, speriamo, anche per i cavalli.

In Italia sono almeno 5 i procedimenti giudiziari in atto che coinvolgono un minore abusato sessualmente nel mondo del cavallo, minori che frequentavano maneggi per condurre disciplina equestre. In due di questi procedimenti è coinvolto un operatore equestre adulto, l'abusatore, che è anche un militare.

Un protocollo tutelativo è stato adottato dalla FISE nell'autunno 2018 sotto forma di Codice Etico, atto a prevenire, a diffondere l'informazione che certi comportamenti sono reato, e dunque ad aprire la porta a denunce e condanne.

Aggiungiamo che nessun cavallo dovrebbe essere allenato con uso di violenza. Perché se adulti consentono all'abuso del cavallo per sport, gireranno la faccia, anche se testimoni, quando vedranno il malcostume di una ragazzina pubblicamente seduta sulle ginocchia dell'istruttore, preludio a quanto di peggio possa avvenire poi in privato.

E' stato provato scientificamente il link tra abuso di animali e abuso di persone. E' venuto il momento di riformare strutturalmente l'intero settore, con un saldo NO agli abusi, di persone e di animali, perché a chi piace piegare un cavallo e costringerlo contro la propria volontà, e interesse per la salute, a perseguire una performance, è più facile che piaccia piegare anche un essere umano a fare da oggetto di servizio, magari sessuale.