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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

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Almeno fino a poco tempo fa, le federazioni sportive avevano messo in atto nulla o poco per prevenire l'abuso sessuale nello sport.

Uno studio di Sylvie Parent mette in luce come le federazioni siano, generalamente parlando, poco propense a discutere le loro politiche sugli abusi sessuali e i loro amministratori siano generalmente concordi sul fatto che tali politiche sono complesse e difficili da applicare nella pratica. Inoltre, lo studio evidenzia come le federazioni non si sentano ben attrezzate per attuare tali politiche o per gestire i reclami che coinvolgono gli abusi sessuali. Gli intervistati per lo studio hanno risposto, ad esempio, che preferirebbero lasciare questi compiti ad esperti come avvocati.

Questi risultati suggeriscono chiaramente che i processi di divulgazione e denuncia possono spesso fallire, con conseguenze negative per le vittime.

Gli amministratori hanno dichiarato che gli eventi venuti alla luce di abuso sessuale nello sport li hanno resi consapevoli di non essere attrezzati per questi misfatti, benché l'abuso sessuale possa effettivamente verificarsi in ambiente sportivo.

La divulgazione dei casi di abuso si è dimostrata però efficace nel renderli più consapevoli della vulnerabilità e della necessità di adottare misure precauzionali al riguardo. Resta il fatto che, per quanto riguarda i casi di abuso sessuale verificatisi in queste organizzazioni, non è stato effettuato alcun intervento fino a quando non sono state presentate denunce alla giustizia ordinaria tramite forze dell'ordine.

Nei casi in cui non è stato sollevato alcun reclamo formale, non è stata intrapresa alcuna azione disciplinare contro gli allenatori che avevano perpetrato la violenza su atleti nell'ambito della giustizia sportiva.

Secondo diverse parti interessate dello sport, la federazione del club coinvolto ha reagito troppo tardi e ha fatto troppo poco, quando avrebbero dovuto essere intraprese azioni disciplinari per far fronte alla situazione assai prima per evitare il reiterarsi o l'aggravarsi dell'abuso. Si può quindi concludere che le organizzazioni sportive in questo studio hanno - o hanno avuto se nel frattempo le cose sono cambiate - una politica poco attiva per sanare gli abusi.

Le conclusioni dello studio mostrano che esistono poche politiche e procedure di reclamo nelle organizzazioni sportive interessate per far fronte al fenomeno dell'abuso sessuale nello sport.

Inoltre, molti atleti della comunità sportiva non sono a conoscenza di queste misure, il che li rende più fragili di fronte ai predatori sessuali.

A ciò si deve aggiungere che gli amministratori sportivi incaricati di queste politiche e procedure di reclamo non sono addestrati per affrontare il problema e, a loro avviso, non si sentono competenti a reagire se dovesse verificarsi.

Da un punto di vista preventivo, sono varie le misure che potrebbero essere incorporate nei regolamenti per sanare gli abusi.

In "Modello di prevenzione degli abusi sessuali per organizzazioni sportive" la Parent (2011) suggerisce di considerare innanzitutto i fattori che influenzano l'istituzione di misure di protezione nelle organizzazioni sportive: la formazione degli amministratori sportivi, la leadership dei decisori e il supporto delle organizzazioni nel loro processo di prevenzione.

Tutte queste strategie consentirebbero agli amministratori sportivi di attuare politiche appropriate e procedure di denuncia relative agli abusi sessuali al fine di migliorare gli interventi e il sostegno fornito alle vittime, ma anche di prevenire tali abusi dal verificarsi.

Inoltre, sarebbe utile l'aiuto in concertazione a vari livelli governativi, dato che le organizzazioni sportive non dispongono delle risorse umane, finanziarie e materiali per proteggere meglio gli atleti.

Ad esempio, un intervento adeguato consentirebbe l'imposizione di standard di protezione a tutte le organizzazioni sportive da parte delle agenzie governative. In base a questa strategia, se le organizzazioni sportive volessero aderire al finanziamento governativo, dovrebbero adottare misure specifiche per proteggere gli atleti dagli abusi sessuali. Secondo l'approccio proposto tramite concertazione con la sanità pubblica, la prevenzione dovrebbe incorporare importanti principi tra cui l'adozione di un codice di condotta, ma anche un insieme di punizioni adeguate a prevenire e a sanare.

In breve, è importante concentrarsi sul problema dell'abuso sessuale nelle organizzazioni sportive al fine di modificare le percezioni, i comportamenti e le regole per massimizzare la protezione di tutti gli individui coinvolti nel contesto sportivo.

La toelettatura non è solo un termine che indica il prendersi cura fisicamente di un cavallo, ma è stato adottato - nella sua accezione inglese - grooming - anche come sinonimo di molestia sessuale nello sport, equivalente a "cura sessuale".

Attingendo ai racconti di due atlete d'élite di diversi sport, una norvegese e l'altra inglese, uno studio condotto da Cecilia Brackenridge e Kari Fasting esplora il processo di "grooming" da questo particolare punto di vista.

Entrambe le atlete intervistate per lo studio hanno sperimentato la "cura del sesso" da parte dei loro allenatori di sesso maschile, ma sono state in grado di interrompere il processo in un determinato punto. Il grooming è stato usato per delimitare "molestie sessuali" e "abusi sessuali" come punti separati su un continuum di comportamenti a sfruttamento sessuale.

 

Governare un'allieva comporta acquisirne la fiducia con gradualità prima di abbattere sistematicamente le barriere interpersonali.

Gli atleti d'élite possono rimanere intrappolati in questo modus perché si fidano, o addirittura amano, i loro abusatori. La motivazione dietro molestie e abusi sessuali è spesso il potere con cui il molestatore cerca di prendere il controllo di un altro individuo. Gli abusatori usano minacce (come il fatto di essere tagliati fuori dalla squadra) e premi o privilegi per garantire la cooperazione e manipolare le vittime per mantenere il segreto.

Lo scopo principale dello studio è quello di utilizzare questi racconti realistici adattati per fornire un'illustrazione più ricca e più personale di questi eventi rispetto a quanto viene presentato attraverso le liste di controllo estrapolate dai "fattori di rischio" su casi incrociati (statistiche).

Le storie illustrano, anche vividamente, gli elementi delle diverse fasi del processo di "grooming" come descritto nell'incipit. Infine, rafforzano la necessità di identificare i fattori protettivi come parte dei programmi anti-molestie e a prevenzione degli abusi nello sport.

Un attento esame delle due narrazioni mostra che, anche in assenza di un contatto sessuale genitale, il "grooming" può portare ad abusi psicologici e traumi associati. Ciò suggerisce che una comprensione del grooming può essere utile per coloro che cercano di stabilire regolamenti sulla sicurezza e per promuovere sia la prevenzione che l'autoprotezione nello sport.

La ricerca conclude come un impiego maggiore della narrativa e dell'analisi biografica possano essere utili per studiare il fenomeno e contrastarlo, nella latitanza di denunce formali e sottostima del fenomeno.

In particolare, studiare la particolarità della relazione allenatore/atleta è fondamentale per la prevenzione dell'abuso, ma anche per evitare il sistema di accuse e di intrighi che complica le dinamiche.

È necessaria una maggiore consapevolezza di come determinate interazioni possano essere costruite da una parte come legittima, e dall'altra come invasiva o illegittima, per educare sia gli allenatori sia gli atleti su questi temi e per aiutarli a evitare situazioni compromettenti che possono rovinare ad alcuni la vita e ad altri la carriera.

Sezze, Latina. Il custode del cimitero utilizzerebbe le strutture per ospitare i cavalli e per la prostituzione minorile.

Una ragazza di 13 e una di 16 anni di Sezze, sarebbero state sfruttate dal custode del cimitero e dipendente comunale Fausto Castaldi, indagato per induzione alla prostituzione minorile, e non.

Non solo. Presso il cimitero, sono state trovate stalle non autorizzate per cavalli di proprietà del custode del cimitero setino. Le stalle sono state poste sotto sequestro.

Altre irregolarità sono state reinvenute sul posto.

Su tutto indaga la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.

Il provvedimento è giunto su richiesta di Safe Sport alla Federazione Equestre Statunitense dopo un'indagine che ha rilevato come credibili le accuse di cattiva condotta sessuale su minorenne.

L'ex olimpico, George Morris, addestratore, ha attualmente 81 anni e il bando gli vieta di partecipare a qualsiasi evento equestre federale.

SafeSport è stato lanciato nel 2017 dal Comitato Olimpico USA come organismo indipendente investigativo che si occupa di proteggere la sicurezza degli atleti.

Dettagli delle accuse rivolte contro Morris non sono stati resi pubblici.

Morris ha rilasciato una dichiarazione con la quale nega le accuse di cattiva condotta sessuale e sostiene che farà appello al provvedimento. Egli ha detto che le accuse rivolte contro di lui risalgono a più di 50 anni fa; ma non ci sono prescrizioni in USA per i reati sessuali su minori, quindi poco importa la "datazione" del reato.

Morris ha vinto una medaglia d'argento nel salto ostacoli per gli Stati Uniti alle Olimpiadi del 1960 a Roma, per poi diventare un famoso coach e trainer in questo sport.

Ha allenato l'Olimpico USA nel 2008 ai Giochi olimpici di Pechino, portando la squadra a tre medaglie, tra cui l'oro in squadra nel salto. Nel 2016, Morris ha allenato il team olimpico brasiliano per i Giochi di Rio de Janeiro.

Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta – Un uomo è stato condannato per abusi sessuali su una minore. La seconda sezione penale, presieduta dal giudice Francica, ha inflitto all’uomo – difeso dall’avvocato Pietro Romano – una pena di 3 anni e 4 mesi di reclusione, l’interdizione dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni in favore dei genitori della minore, costituiti parte civile con l’avvocato Raffaele Russo, e dei fratelli, rappresentati dall’avvocato Caterina Celentano.

I fatti risalirebbero al 2012 quando la minore collaborava, con i fratelli e il padre nella gestione di un centro di equitazione, di proprietà dell’imputato settantenne, sito a pochi metri dall’abitazione della famiglia della vittima. 

L’uomo – secondo l’accusa – iniziò a prestare la sua attenzione morbosa nei confronti della minore e creò le occasioni per appartarsi con la stessa in luoghi chiusi e isolati per infine abusarne.

Nel frattempo la minore si allontanò dal maneggio, ma l’uomo cominciò a seguirla fin davanti all’abitazione e alla scuola frequentata all’epoca dei fatti dalla vittima. Quest’ultima, avendo paura di raccontare i fatti ai genitori, si chiuse in un mutismo inconsueto, si isolò dalle sue abituali amicizie, non uscì di casa rifiutandosi di andare a scuola. A quel punto la madre della ragazza si rivolse all’assistente sociale del Comune di Pignataro Maggiore, la dottoressa Annamaria Riccio, che dopo una serie di colloqui apprese dalla ragazza la verità e quindi informò la locale Stazione dei Carabinieri e quindi la Procura della Repubblica.

Proprio la deposizione dell’assistente sociale davanti al Tribunale ha messo in luce anche il contesto sociale ed ambientale in cui si sono svolti i fatti. Emerge, tra le altre cose, un disagio economico e sociale in cui vive la famiglia di S.M. che, secondo la ricostruzione dei fatti, costituisce facile approccio per l’imputato il quale avrebbe anche approfittato di tali condizioni e del loro stato di indigenza, confidando nel loro silenzio.

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