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Il 5xmille a Horse Angels

Codice 92169370928

Il provvedimento è giunto su richiesta di Safe Sport alla Federazione Equestre Statunitense dopo un'indagine che ha rilevato come credibili le accuse di cattiva condotta sessuale su minorenne.

L'ex olimpico, George Morris, addestratore, ha attualmente 81 anni e il bando gli vieta di partecipare a qualsiasi evento equestre federale.

SafeSport è stato lanciato nel 2017 dal Comitato Olimpico USA come organismo indipendente investigativo che si occupa di proteggere la sicurezza degli atleti.

Dettagli delle accuse rivolte contro Morris non sono stati resi pubblici.

Morris ha rilasciato una dichiarazione nell'agosto 2019 con la quale nega le accuse di cattiva condotta sessuale e sostiene che farà appello al provvedimento. Egli ha detto che le accuse rivolte contro di lui risalgono a più di 50 anni fa; ma non ci sono prescrizioni in USA per i reati sessuali su minori, quindi poco importa la "datazione" del reato.

Morris ha vinto una medaglia d'argento nel salto ostacoli per gli Stati Uniti alle Olimpiadi del 1960 a Roma, per poi diventare un famoso coach e trainer in questo sport.

Ha allenato l'Olimpico USA nel 2008 ai Giochi olimpici di Pechino, portando la squadra a tre medaglie, tra cui l'oro in squadra nel salto. Nel 2016, Morris ha allenato il team olimpico brasiliano per i Giochi di Rio de Janeiro.

Respinto in questi giorni l'appello. Morris è dunque ufficialmente radiato a vita.

Abusava di minore, al sig. Alessandro Mazzi è stata commisurata la radiazione e l’ammenda di € 10.000 (diecimila/00).

In particolare, con atto d’incolpazione depositato nell'aprile 2019 presso la procura federale della FISE, con allegata produzione documentale, il Sig. Alessandro Mazzi ha dovuto rispondere di accuse gravissime.

Da una parte dell'accusa di maltrattamento animale su più cavalli, ma tutti i capi di imputazione non sono stati accolti.

Dall'altra, di abuso di minorenne. E su questo capo d'accusa non ci sono stati sconti, tanto più che all'epoca dei fatti era anche carabiniere forestale, e portava la minore in caserma per gli atti sessuali, da cui è stato condannato anche dalla giustizia ordinaria a due anni di reclusione più risarcimento alla vittima con un patteggiamento che ha reso la sentenza definitiva (ma gli ha sospeso la detenzione).

Dal punto di vista della giustizia sportiva: “Rilevato che, in merito alla contestazione di abuso su minore, le argomentazioni difensive non possono essere condivise atteso che, in casi quali quello di cui si tratta, è pacifico che l'eventuale autodeterminazione sessuale della vittima rimane del tutto irrilevante ai fini della configurabilità sia del delitto di atti sessuali con minorenne che dell'illecito disciplinare. In detti casi, invero, a rilevare è unicamente il mero dato dell’età, la relazione esistente tra l’agente e il minore e l'abuso dei poteri connessi alla posizione qualificata dell’agente, rispetto al minore. In ogni caso, devono prevalere le ragioni di tutela dell’integrità fisico-psichica del minore e, peraltro, il consenso eventualmente prestato ad atti sessuali è del tutto irrilevante, perché il minore è ritenuto non in grado di esprimere un valido consenso. Inoltre, la posizione di debolezza psicologica della minore rispetto all'adulto Mazzi, la notevole differenza di età tra i due e i rapporti sessuali costituiscono elementi di gravità indiscutibile” ha deferito il sig. Alessandro Mazzi per le violazioni indicate supra.

E' di oggi 22 ottobre la notizia che la radiazione è stata confermata anche in Corte Federale D'Appello FISE, cui il Mazzi aveva fatto ricorso.

L’ex campione di equitazione Karl Wechselberger è stato arrestato per violenza sessuale.

Due giorni fa la Cassazione ha respinto il suo ultimo ricorso. Il 49enne di Vipiteno, ex azzurro di Coppa del mondo, era stato condannato in primo grado nel 2015 per aver abusato di una sua allieva quindicenne. Nel 2016 l’Appello aveva confermato la pena di 3 anni e 8 mesi.

Nell’ottobre 2016 era stato radiato dal Tribunale della Federazione italiana sport equestri.

Due giorni fa l’ultimo atto, che lo ha portato direttamente in carcere. Deve scontare 3 anni e 8 mesi, perché il tipo di reato non permette la messa alla prova con affidamento ai servi sociali. Tra un anno però potrà già chiedere di lasciare la cella.

Connivenze, protezioni e omissioni

Secondo La Stampa, il personaggio era amato per la sua classe nel salto a ostacoli e protetto sia dai dirigenti sportivi sia da quelli politici, che gli perdonavano gli abusi in cambio di medaglie.

La Stampa riporta le dichiarazioni dell'abusata:

“Maledetto il giorno in cui la mia famiglia scelse Karl come maestro. Ma in Alto Adige era il migliore e i genitori facevano a gara per mandare i figli e le figlie nel suo maneggio. Chi poteva immaginare uno schifo simile. Ancora oggi provo rabbia. Dopo la radiazione ha continuato a insegnare, aiutato da colleghi che gli hanno “prestato la firma”. Si sentiva intoccabile, pensava di essere impunito. Invece, per fortuna, una giustizia esiste”.

La risposta della FISE

Su La Stampa intervista all’avvocato Anselmo Carlevaro, dal 2012 procuratore federale della federazione italiana sport equestri.

Il tempo dell’omertà, dichiara, è finito. In passato lo sport è stato sordo alle denunce.

“C’è stata poca attenzione, abbiamo saputo di coperture, di omertà e di silenzi ma quel tempo è scaduto. Stiamo facendo un grande lavoro. E le radiazioni di questi ultimi anni lo dimostrano”.


Sulla base della loro analisi dei documenti che hanno studiato e di 27 interviste a persone interessate al tema degli abusi sessuali nello sport, due ricercatori canadesi, Parent e Deners (2010), propongono un modello per prevenire l'abuso sessuale nello sport.

Evidenziano la necessità di affrontare i fattori che impediscono l'effettiva attuazione delle strategie di salvaguardia. A livello nazionale, raccomandano la creazione di un organismo che funga da risorsa per le organizzazioni sportive. Questo organismo potrebbe progettare e fornire formazione, attività di sensibilizzazione e servire da punto di riferimento generale. La formazione è consigliata anche per coloro che lavorano a livello di federazione e club.

Parent e Deners evidenziano anche la necessità di barriere sia esterne che interne. Le barriere esterne riguardano il reclutamento di personale (ad es. Controlli di base, procedure di assunzione, ecc.). All'interno delle organizzazioni dovrebbero essere istituite barriere per creare una cultura positiva che prevenga gli abusi sessuali (ad es. Attraverso politiche, formazione e procedure). Si sostiene che l'adozione di questo modello affronterebbe la gamma di fattori che pregiudicano l'effettiva attuazione delle strategie di prevenzione.

Questi includono:

  • 1. Una visione negativa della prevenzione: si è scoperto che le principali parti interessate banalizzano l'impatto e l'efficacia delle misure. C'era anche una certa preoccupazione che le misure avrebbero portato alla percezione che ci fosse un problema di fondo;
  • 2. Mancanza di leadership: la prevenzione degli abusi è stata vista come una questione di bassa priorità e questo punto di vista si è riflesso nelle risorse e nel personale destinato alla prevenzione;
  • 3. Approccio reattivo: spesso è stato necessario un caso reale per far capire alle organizzazioni che non erano attrezzate per affrontare il problema. Ciò ha comportato misure reattive piuttosto che proattive;
  • 4. Poco screening pre-assunzione - è stato riferito che i volontari non sono stati sottoposti a controlli preliminari prima di lavorare con i giovani;
  • 5. Mancanza di formazione per le parti interessate - è stato osservato che i partecipanti non avevano ricevuto alcuna formazione sulla prevenzione dell'abuso sessuale nello sport;
  • 6. Confini interpersonali poco chiari - mancava il consenso in termini di tipi di comportamenti che erano e non erano appropriati;
  • 7. Politiche inefficaci - queste tendevano ad essere troppo complesse o riguardavano solo i dipendenti della federazione piuttosto che tutti quelli che lavoravano a tutti i livelli.

Motivi per seguire i consigli della ricerca canadese

A livello organizzativo, questo approccio offre una visione olistica che incorpora un'ampia gamma di fattori rilevanti. È stato anche sviluppato nel contesto canadese e come tale offre una prospettiva diversa dagli esempi europei. Ciò è particolarmente vero a causa del fatto che è stato sviluppato intervistando amministratori (a livello di federazione e club), allenatori, atleti e genitori. Pochi studi hanno preso in considerazione questo problema da tutte queste diverse prospettive all'interno di un singolo progetto.

Valutazione: limiti e possibilità dell'iniziativa

Al momento il modello rimane a livello teorico. È necessario attuare e valutare questo approccio per esaminare la misura in cui ha un impatto su atteggiamenti, conoscenze e comportamenti relativi agli abusi sessuali nello sport. Inoltre, i dati sono stati ricavati da documenti e individui all'interno di tre circoli di tre federazioni sportive, quindi una ricerca qualitativa ma quantitativamente limitata. I dati del colloquio sono influenzati dalle percezioni degli intervistati, che sono vulnerabili ai pregiudizi riguardo al richiamo e alle caratteristiche della domanda della situazione. Le strategie che gli individui vedono come potenzialmente efficaci potrebbero non avere, nell'irrealtà, l'impatto previsto. Altro limite, gli intervistati non erano né vittime, né abusatori, e quindi la loro percezione del problema è indiretta.

Riferimenti allo studio
Parent, S. & Deners, G. (2010). Sexual abuse in sport: A model to prevent and protectathletes. Child Abuse Review, 20, 120-13

Allenatori, molestie sessuali e istruzione, è questo uno studio della professorressa norvegese Kari Fasting del Dipartimento di studi sociali e culturali della Scuola norvegese di scienze dello sport, allo scopo di aiutare a riconoscere, dunque a sconfiggere la triste piaga.


Le molestie sessuali nello sport sono diventate un campo di ricerca attivo negli ultimi dieci anni, ma sappiamo relativamente poco delle caratteristiche dell'allenatore molesto.

In che modo gli allenatori molesti sono caratterizzati dalle loro vittime, cioè dagli stessi atleti? Dimostrano tipi specifici di comportamenti? Uno scopo di questo studio è quello di affrontare questo tipo di domande. Un altro è valutare l'utilità delle classificazioni generali per riconoscere e individuare il tipo del molestatore sessuale. Questo viene fatto confrontando la descrizione che le vittime fanno dei loro abusatori con altre strumentazioni di profiling presenti negli studi dedicati.

I risultati delle interviste con 19 atlete d'élite che sono state molestate sessualmente dai loro allenatori hanno prodotto una profilazione dell'abusatore sessuale nello sport, individuandolo in 3 segmentazioni possibili:

1) L'affascinante flirtatore, 2) Il seduttivo e 3) L'autoritario.

A quanto pare, secondo lo studio, i molestatori hanno un modus operandi studiato e finalizzato a delinquere facendola franca.

I dati dello studio suggeriscono che, piuttosto che essere di un solo tipo, gli allenatori sportivi molesti scelgono da un repertorio d'azione anche complesso, che varia relativamente al contesto e alla tipologia di vittima presa di mira.

Il fatto che sia difficile generalizzare e racchiudere il molestatore in una tipologia monolitica, e facilmente individuabile al fine della prevenzione, non deve scoraggiare secondo la ricercatrice.

Anzi, la prevenzione delle molestie sessuali spesso manca di programmi specifici di educazione per coach. Viene piuttosto fatta rientrare in temi più ampi come l'equità (di genere) o la lotta al bullismo e alla discriminazione, per l'inclusione del diverso, del più debole o del più fragile. Ma, secondo la ricercatrice, non si tratterebbe dell'approccio più giusto.

Mettere il riflettore più a focus sull'obiettivo specifico, combattere le molestie e gli abusi sessuali, richiede un approccio anche deduttivo, in cui la classificazione dei molestatori tipo, con script predefiniti di azione, su cui focalizzare le attenzioni, permette di individuare gli allenatori a rischio per tempo e quindi diminuire il rischio di incidenza di questo tipo di reati.

Stili di comunicazione, posture, gesti e tecniche di gestione del gruppo sono solo alcuni degli elementi del coaching che possono essere migliorati con una comprensione degli "script" delle molestie sessuali.

È difficile valutare se la femminilizzazione della professione di allenatore porterebbe a un ambiente meno molesto.

Tuttavia, poiché questo ambiente è così strettamente legato alla mascolinità egemonica e a quelli che sono spesso descritti come valori maschili tradizionali, ipotizziamo che una trasformazione della cultura del coaching e il relativo re-scripting del comportamento del coach, potrebbero essere più facili se più donne fossero coinvolte nella formazione per istruttori, conclude la ricerca.

Parole chiave: molestie sessuali; Atleta femminile; Classificazione degli abusatori e molestatori sessuali nello sport; Formazione degli allenatori

Per approfondire, Referenze allo studio citato:

Coaches, sexual harassment and education

by Kari Fasting and Celia Brackenridge

1 Department of Social and Cultural Studies, Norwegian School of Sport Sciences, Oslo, Norway
2 School of Sport and Education, Brunel University, West London, UK

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