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La disabilità del cavallo come risorsa

Il confronto con la disabilità equina è doveroso, per coloro che registrano i propri equidi come non macellabili e/o frequentano il mondo del cavallo.

I cavalli possono diventare diversamente abili per motivi professionali legati alla loro attività equestre o ippica, perché coinvolti in infortuni, incidenti, malattie, perché nati con tare genetiche. La storia stessa dell’esistenza del cavallo porta, nella maggior parte dei casi, a condizioni di svantaggio che si verificano nel tempo, per cui ogni cavallo diventa prima o poi solo da compagnia. Questa condizione è connaturata da una limitazione d'uso per cui il cavallo non è più equitabile.

Per la maggior parte dei cavalli a ciò corrisponde l'abbandono e la morte prematura per macellazione, indipendetemente dalla registrazione anagrafica, poiché non esistono risorse pubbliche per mantenere i cavalli in "esubero", e quelle private messe a disposizione dai volonterosi del recupero dei cavalli sono assai scarse. 

Il cavallo disabile è però lo specchio della società dell'usa e getta, dove le creature viventi hanno valore solo nel momento in cui sono produttive. 

L'amore, quello vero, dovrebbe invece resistere alle intemperie del tempo, guardando oltre alla produttività, a quel tesoro interiore di vissuto che va riscoperto anche nei momenti che mettono alla prova, anziché sepellirlo per tacere la coscienza perché ci si libera di un cavallo, magari un tempo amato, solo perché non è più equitabile. Occorrerebbe sempre ricordarsi che analoga sorte capita agli esseri umani e potrebbe capitare anche a ciascuno di noi, di essere accantonato per qualcosa di meglio, di più giovane, di più prestante, di più produttivo. Come ci sentiremmo se capitasse a noi?

Esiste una regola aurea, non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te stesso, perché ci sono leggi non scritte, energetiche, che agiscono come boomerang quando si compiono errori che lasciano ferite, per quanto invisibili al tatto o alla vista, nel substrato della coscienza.

Se ci rendessimo conto che l'essere umano costruisce il proprio vissuto attraverso le relazioni, apparirebbe più evidente come la cultura della cancellazione del proprio animale, solo perché diventato inabile, finisce per escludere e segregare proprio le creature più fragili, condannandole.

Diventa allora fondamentale incoraggiare chi ha amato il proprio cavallo a vedere l’handicap come risorsa e non come mancanza: finalmente il cavallo potrà vivere anche all'aperto, socializzare con i suoi simili, finalmente ci sarà spazio, tempo e volontà di programmare escursioni solo per fargli mangiare erba. Finalmente, l’obiettivo vincente sarà quello del benessere, del preservare anziché dell'usare, rimettendo al centro non solo il cavallo e la sua tutela, bensì l'umanità: ovvero quella condizione di spirito che afferma che avere dei difetti e dei limiti è la normalità per gli esseri viventi e che proteggere i più deboli è ciò che dà valore alla persona e alla società dal punto di vista morale.

I cavalli con disabilità possono diventare soggetti socialmente attivi se viene dato loro la possibilità di esserlo. Possono fare da referenti dei puledri, possono essere impiegati nell'ippoterapia a maggior diritto rispetto ai cavalli sani. Perché se anche nell'ippoterapia, per poter essere utili, i cavalli devono essere perfetti, allora cosa si insegna in termini di rispetto del diversamente utile?

Il dovere di tutti i proprietari di cavalli - almeno di quelli che non allevano per il macello - è di farsi carico del cavallo nella buona e cattiva sorte, abbattendo la negligenza che vorrebbe addossare ad altri le proprie responsabilità, abbandonando l’idea dell’assistenzialismo per cui del proprio cavallo dovrebbe farsi carico un'associazione animalista, riscoprendo così tutte quelle attività fantastiche spesso precluse ai cavalli "sportivi" e loro proprietari. Esperienze ricche di contenuti disponibili a chi ha un cavallo inabile alle gare e competizioni convenzionali, ma pur sempre abile alla vita e alle relazioni affettive.

Vanno anche diffuse e promosse attività ludico ricreative nate apposte per accogliere anche il cavallo diversamente abile, solo così sarà possibile trovare la soluzione per i troppi cavalli in esubero, trattenendoli nella comunità, nei maneggi, nelle scuderie, in percorsi gratificanti costruiti apposta per loro e per gli umani che se ne fanno carico.

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