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Tiziano Bedonni

Libero professionista Settore Sport Equestri - Consulente - Formatore - Esperto del "sistema" Italiano legato a Caprilli - Saggista

Formazione: Istruttore federale di Equitazione (FISE-CONI) - Esperto di Equitazione Naturale Italiana (sistema Caprilli)- Componente della Accademia Nazionale Federigo Caprilli - Esp. Razze Storiche e Autoctone Italiane - Esp. Storia dell'Equitazione e Storia della Tecnica Equestre - Consulente Equestre - Cons. Sviluppo Programmi Form. Prof. e Istruzione - Addestramento Naturale - Formazione del Binomio Cavallo/Cavaliere - Prog. di Form. Culturale Equestre - Consulenza a Centri Equestri - Consulenza Organizzazione Manifestazioni - Fiere - Convegni - Concorsi Ippici ecc

Equitazione Naturale: il sistema italiano di Caprilli applicato nel mondo

L'Atleta in sella bene impostato asseconda maggiormente il cavallo nell'espressione del suo massimo gesto atletico; ed alla lunga vince di più

BIOPIC: Kathy Kusner: Stati Uniti • classe 1940 • Atleta-amazzone di Salto ostacoli

Kathy Kusner nasce a Gainesville in Florida il 21 marzo 1940. - Figlia di un pilota della Air Force (ha conseguito lei stessa, nel tempo, il brevetto di pilota civile) e di una insegnante elementare; campionessa esemplare di stile e tecnica e medaglia olimpica, per 12 anni membro del team USA di salto ostacoli, oggi 78enne, tiene stage e clinic di equitazione in tutto il mondo.

Le amazzoni campionesse esemplari per stile e tecnica, approdate ai massimi livelli mondiali si contano sulle dita di una mano; ed ancor meno sono quelle divenute tali nella piena applicazione del sistema di equitazione naturale ideato da Federico Caprilli. Kathy Kusner, a buon diritto ed a pieno titolo, può essere annoverata tra queste; come dimostrano ancor oggi le foto che la riguardano e ritraggono su ostacoli di oltre 2 metri altezza in perfetto stile per postura, assetto, leggerezza, equilibrio sulle staffe, ceduta piena, contatto con un filo di redini.

Atleti in sella (cavalieri o amazzoni) che montano bene su percorsi con ostacoli di media entità, seppur in minoranza, se ne trovano; ma sono rari quelli in grado di farlo correttamente sulle massime altezze e rarissimi, autentiche “mosche bianche”, quelli stilisticamente e tecnicamente perfetti (corretti sarebbe già sufficiente) o quasi su ostacoli e categorie tipo “sei barriere” e/o di potenza in elevazione.

Il rispetto totale di ogni equilibrio psico fisico dell'atleta-cavallo richiede un “Atleta in sella” che sia veramente tale e bene impostato; poiché unicamente un “Atleta” con perfetta impostazione in sella ed equilibrato sulle staffe può, alla lunga, vincere di più; essendo perfettamente in grado di prendere il meglio, assecondandolo, dal proprio partner: ottenendo il massimo possibile dal “primario atleta sotto la sella”.
La fermezza e flessibilità in sella, l'aderenza del ginocchio, l'inforcatura dinamica, la distribuzione e lo scarico dei pesi, l'uso della staffa, la leggerezza nell'assecondare il movimento ed il gesto atletico del cavallo, unite alla sensibilità ed indipendenza di busto, braccia e mano per un contatto elastico tramite “un filo di redini” con la bocca del cavallo, sono doti derivanti, direttamente, dalla "atleticità”, dall'impostazione e dalle capacità acquisite da chi è posizionato in sella. L'impostazione in sella è tutto.
La propriocezione va stimolata ed acquisita. L'assetto è equilibrio consapevole ed acquisito da chi sta in sella; l'equilibrio è stile e lo stile è tecnica funzionale all'ottenimento della massima prestazione atletica del binomio e particolarmente dell'atleta primario posizionato sotto la sella di chi, responsabilmente, lo conduce e guida.

Le foto di Kathy Kusner esprimono tutto ciò.
Le foto su Aberali, condotto senza imboccatura, con un filo di redini, in equilibrio sulle staffe, ginocchia ferme e ceduta totale, sono esemplari.

Montar bene non è un optional.
• Montar bene si deve e si può e deve essere l'obiettivo primario di un grande atleta in sella; che in primis si preoccupa del benessere e del totale rispetto del suo partner.
• Vincere ad alto livello, ad esempio un Gran Premio, montando male, ed a scapito dell'atleta-primario del binomio, non è accettabile sportivamente.

Un Atleta degno di tale appellativo deve saper montar bene ed essere in grado di dimostrarlo con evidenza ogni volta che entra in campo gara:
• non può e non deve uscire dalla sella e precipitare malamente sul cavallo in parabola discendente, cianconandolo dolorosamente, unicamente perché non è in grado di utilizzare le staffe, di mantenere il ginocchio in sede sul quartiere, alleggerendosi e cedendo con braccio e avambraccio quanto basta, in linea con la bocca del cavallo; che in tal modo e solo se ceduto, potrà utilizzare il suo “bilanciere” (testa collo) effettuando la giusta parabola, ed impiegando così tutti i suoi potenti mezzi naturali.
Raro vedere oggi, anche ad alti livelli, l'assecondamento totale, una ceduta davvero completa o assetti esemplari in sella (le foto le prove sono a disposizione di tutti. I video visionati al rallentatore parlano da sé).

In ciò la Kusner è esemplare. Può essere portata ad esempio a chiunque, giovane allievo o atleta formato che sia. Le sue foto non necessitano di commenti. Ciò che ha vinto in carriera (che non è poco) lo ha vinto montando bene, rispettando i i suoi cavalli-parter.

Campionessa del team USA all'epoca in cui ne era Direttore Tecnico (coach) Bertalan de Némethy (1911-2002), un ufficiale di cavalleria ungherese naturalizzato americano sul finire del secondo conflitto mondiale ed allievo nella sua terra d'origine e negli anni 30 del '900 di Francesco Amalfi (inviato in Ungheria dal regime italiano dell'epoca), del quale ne assorbe gli insegnamenti, basilarmente impostati ai principi caprilliani di assetto e stile funzionale al totale assecondamento del gesto atletico del cavallo.

La Kusner si era rivelata al grande pubblico degli appassionati di equitazione degli Stati Uniti nel 1958, all'età di 18 anni, acquisendo grande popolarità per aver realizzato il record di elevazione tra le amazzoni. Un primato ed un talento stilistico apprezzato dai tecnici del settore, che, nel 1962, quando aveva 22 anni, la chiamarono a far parte del team statunitense di salto ostacoli.
Partecipò così ai Giochi Olimpici di Tokyo nel 1964 e di Monaco nel 1972, dove vinse la medaglia d'argento di squadra. Fu seconda nel Campionato del Mondo a Hickstead, nel 1965, in sella a Untouchable e vinse il Campionato d'Europa nel 1967 a Rotterdam, con Untouchable e Aberali.

Aberali 1966 Piazza di Siena

C.H.I.O. DI PIAZZA DI SIENA MAGGIO 1966
ABERALI E STEFANO ANGIONI 1° POSTO NELLA "VINCITORI"

Finché gareggiò fu esemplare dimostrazione di stile che diviene tecnica funzionale alla massima prestazione sportiva. Particolarmente, ma non solo, col grigio Aberali, un cavallo in precedenza di proprietà di Angioni ed acquistato in Italia; montato da entrambi senza imboccatura ed esemplarmente dalla Kusner per anni ai vertici mondiali su percorsi ed ostacoli di grande levatura.

La tutela del benessere del cavallo sportivo ed atleta è innanzitutto e primariamente da attuare in ambito sportivo e tecnico. L'etica sportiva e la buona tecnica equestre e naturale, tutela di fatto il cavallo ed evita ed esclude tecniche e sistemi inappropriati o dannosi alla salute psico-fisica. Montar bene e correttamente, con stile e tecnica, senza imboccature pesanti o strumenti coercitivi, è il primo segnale visibile e giudicabile di rispetto e tutela del cavallo.

• Montar bene, dunque, si può e si deve, soprattutto ai massimi livelli, ai quali non vi è ragione di presentarsi se non esemplarmente al meglio, da atleti e sportivi responsabili, rispettosi, e davvero capaci.
Ed il giudizio di tali capacità ed imprese sportive non deve essere lasciato a pochi; ma ai molti, privi di interesse di parte e/o economici, resi capaci di giudicare in proprio e nell'interesse esclusivo dello sport più autentico, nel totale rispetto fisico, psichico e tecnico di entrambi gli atleti che compongono il binomio sportivo equestre; primo tra tutti l'atleta più autentico e generoso, ma privo di parola: il cavallo.

Nella galleria immagini sotto il profilo autore, alcune foto dell'amazzone che mettono in evidenza:

  • "assecondamento e rispetto di tutti gli equilibri naturali del cavallo" sul salto
  • peso distribuito sulle staffe e non sul dorso
  • cessione completa con un filo di redini
  • libertà di utilizzo da parte del cavallo del SUO "bilanciere" (testa collo) in parabola sul salto

Appartiene agli Sport Equestri ed al Salto Ostacoli il primo Oro del Medagliere CONI conquistato alle II Olimpiadi di Parigi del 1900 

La prima “mattonella” sul percorso degli atleti famosi dello sport italiano, inaugurato il 7 maggio 2015, alla presenza del Presidente del CONI, all'interno del Parco Olimpico, lungo il Viale delle Olimpiadi, del Foro Italico a Roma, e costituito da 100 mattonelle che riportano in ordine cronologico i nomi degli atleti più rappresentativi della storia dello sport italiano, è dedicata ad un atleta degli Sport Equestri. La conquista della prima medaglia olimpica italiana alla seconda Olimpiade di Parigi del 1900 la si deve al cavaliere di salto ostacoli Gian Giorgio Trìssino, classe 1877. La Walk of Fame dello sport italiano inizia con l'Equitazione ed un Atleta in sella. La prima medaglia olimpica del nutrito medagliere del CONI arriva dall'Equitazione al momento dei suoi albori grazie al “sistema” di equitazione naturale ideato in quegli anni da Federico Caprilli.

Gian Giorgio Trìssino dal Vello d'Oro è un veneto di nobili origini, nato a Vicenza il 22 luglio 1877 e scomparso a Milano il 22 dicembre 1963; contemporaneo ed allievo, nonché amico, di Federico Caprilli (l'ideatore del sistema di equitazione naturale italiano ed inventore della disciplina del salto ostacoli così come oggi è concepita e praticata in tutto il mondo) ed omonimo e discendente del letterato ed umanista Gian (Giovan) Giorgio Trìssino*(1478-1550), letterato e umanista, personaggio di spicco della prima metà del Cinquecento. 

Di lui, in quanto cavaliere ed atleta in sella, il Generale Mario Badino Rossi, nel suo corposo e approfondito volume di dissertazioni equestri e di “schede” di cavalieri italiani, scrive unicamente e significativamente: 

"Signore, fu cavaliere della vecchia guardia, del tempo di Caprilli, formato prima che il sistema si affermasse; fu brillante ed appassionato, più che cavaliere completo. Vissuto partecipando ai concorsi nel periodo in cui il “sistema” si affermava, ci si adeguò, in certo qual modo, senza uniformarsi ad esso. Ebbe sempre ottimi cavalli e già partecipò al concorso ippico internazionale di Torino del 1902 coi cavalli Captan Boy, Captain Leighton. - Nel 1909 partecipò, in équipe, al concorso ippico di Londra, disputandovi la coppa delle nazioni con Palanca; Bianchetti (Murzzuff); Negroni (Jupiter); Trisssino (Palanca), l'Italia classificandosi seconda. - Furono cavalli dei suoi successi Melopo – il noto cavallo con cui Caprilli superò i metri 2,08 al concorso internazionale di Torino 1902 – Montebello, Lorena, Oreste, Blaguer, Captain Boy, Antonino, Sir Bulle, Azzurro, Vita Allegra, Coccola, Anna Z, Bayador, Vissuto, Palanca, Lorena II, Tatan, Belgrave, Cadenabbia, Lyon Hart, Gilberta, Rouge et Blanc, Cork, Sean. - Vissuto era il noto cavallo con cui Ubertalli superò i m. 2,20, di cui ho fornito notizie in un precedente capo."

nda: del cavallo Vissuto, Badino Rossi annota il record di Ubertalli e di Melopoquello di Caprilli; e a commento di una foto di Trissino posta da lui stesso ad illustrazione di questa sua scheda, e che "...montato in morso.... il cavallo, nevrile e sensibile, si era ridotto a non uscir più di scuderia..." e come appare evidente e forse “eloquente” (...) non fa alcun accenno alla Olimpiade di Parigi col cavallo Oreste; pur citando ogni cavallo montato da Trissino e il risultato ottenuto con Palanca a Londra in équipe. 

Giovanni Giorgio Trìssino dal Vello d'Oro prese parte alla II Olimpiade moderna di Parigidel 1900, quale giovane sottotenente del reggimento "Genova Cavalleria", e fu ufficialmente il primo italiano a vincere una medaglia d'oro olimpica, per gli sport equestri, nella specialità salto ostacoli. Un salto singolo di potenza a m. 1,85, effettuato il 2 giugno 1900in sella ad Oreste; ed a pari merito con il francese Dominique Gardères. - Da notare che il cavallo Oresteera giunto a Parigi assegnato a Caprilli costretto a ritirarsi all'ultimo da un ordine Ministeriale (giunto per via telegragfica), e che nella stessa gara, Trìssino giunse anche quarto (...) montando il proprio cavallo Mélopo, che si fermò all'altezza di metri 1,70. - Nella stessa Olimpiade, due giorni prima, il 31 maggio Trìssino si era ufficialmente aggiudicato anche l'argento nel concorso di salto in lungo coprendo una distanza di m. 5,70. - In entrambe le due prove Olimpiche Trissino vinse ufficialmente le due medaglie in sella a Oreste, cavallo che inizialmente sarebbe dovuto spettare al grande Federico Caprilli, suo maestro, il quale, dopo aver inviato i suoi cavalli in Francia e, pare, già presente in loco con una nutrita schiera di amici ed amiche del bel mondo italiano ed europeo della Belle Epoque, fu richiamato (in modo da molti definito sospetto ed influenzato dalle sue numerose e gelose inimicizie, accumulate nelle alte sfere)e costretto a rientrare da un telegramma del Ministero della Guerra, che vietava l'espatrio ai militari in carriera in seguito allo scioglimento delle Camere. - Una situazione davvero anomala, questa, che evidentemente non fu ben comunicata ai giudici di gara; e ciò ha portato confusione al punto che (...e qui scatta il giallo) in alcuni albi d'oro fu erroneamente indicato Caprilli in luogo di Trìssino. 

Secondo alcune ricostruzioni, Caprilli potrebbe effettivamente aver raggiunto nuovamente Parigi in incognito, (assecondato e favorito da Franca Florio e illustri e potenti amici francesi di colei che era considerata la Regina di Sicilia e del bel mondo) da Torino (in aereo biposto) per ultimare la preparazione dei propri cavalli, dando adito a voci, poi romanzate, relative alla sua partecipazione attiva alle gare stesse. Ma questa è un'altra storia legata a doppio filo ad altri “gialli” e premature morti dell'epoca; alle potenti inimicizie del primo cavaliere d'Italia perennemente avversato in vita e fors'anche non disgiunta dalla sua stessa prematura e misteriosa morte nel 1907. 

  • Qualsiasi cosa sia accaduta a Parigi, nessuno avrebbe potuto rivelarla impunenemente; né contestarne l'esito; ed è comunque legittimo pensare che nessun grande cavaliere avrebbe abbandonato i propri cavalli in campo prova: quantomeno questo ad onor dell'epoca e del vero. I due cavalieri in divisa erano fisicamente simili. Chi ha montato in gara lo ha di certo meritato; cosi come va dato il merito a chi sino all'ultimo ha preparato i cavalli a casa ed in campo prova. Alcuni risultati ufficiali a caldo e taluni Albi d'Oro attribuiscono diversamente le vittorie.
  • Le medaglie di Trìssino rappresentano un vanto italiano ed un primato sportivo inconfutabile ed oggi celebrato.
  • Caprilli, inviso alla famiglia reale ed a potenti esponenti delle gerarchie militari è l'inventore e dell'equitazione sportiva moderna che include il salto ostacoli. “Magister Equitum” universalmente riconosciuto. 
  • La storia, la vita e la tragica fine di Caprilli è nota.

Trìssino, lasciata la Cavalleria col grado di capitano, visse a lungo a Roma e frequentò anche la corte del Re. Negli anni tra il 1915 e il 1917 fu autore e regista di diversi cortometraggi sull'equitazione (che sarebbe interessante ricercare), in molti dei quali fu anche attore insieme a Gemma Albini, la donna che poi sposò. Dopo Roma visse a Milano, per dedicarsi alla composizione musicale, con discreto successo. Diversi sui “pezzi” furono incisi e pubblicati dall'editore G. Ricordie tra questi dei tango – fox/trot – one/step - valse/hèsitation, ritmi di gran moda in tutta Europa all'epoca e nella prima metà del Novecento. Rimase poidefinitivamente a Milano con la moglie e i tre figli, dalla fine dellla guerra alla sua scomparsa avvenuta il 22 dicembre 1963. Gian Giorgi Trìssino, la prima medaglia d'Oro Olimpica del medagliere del Coni, è sepolto nella cappella di famiglia presso il Cimitero Maggiore di Vicenza. 

* Giovan Giorgio Trìssino 1478-1550

L'antenato del detentore della prima medaglia olimpica italiana, tal Gian (Giovan) Giorgio Trìssino (Vicenza 1478 - Roma 1550), è uno dei letterati di maggior rilievo della prima metà del Cinquecento e il più importante esponente, nell’ambito della corrente cosiddettaitalianista, che si ricollegava alla teoria “cortigiana” opposta alla linea “tosco-fiorentina”. Personaggio di spicco della cultura rinascimentale e notissimo al tempo qualeintellettualeuniversaledi tradizione umanistica. Si interessò, infatti, di linguistica e di grammatica, di architettura e di filosofia, di musica e di teatro, di filologia e di traduzioni, di poesia e di metrica, di numismatica di molte altre discipline; e progettò e attuò un' imponente riforma della lingua e della poesia italiane sui modelli classici

Di famiglia nobile, studiò il greco a Milano e sia la sua produzione letteraria, sia la sua riflessione teorica sul volgare, tra loro strettamente connesse e coerenti, rivelano un indirizzo classicistico ellenizzante, teso ad anteporre il modello greco a quello latino.

Al filellenismo letterario corrispose, sul piano politico, la sua posizione favorevole all’Imperopiuttosto che alla Repubblica di Venezia, che lo costrinse per qualche tempo all’esilio dal nord est della Penisola amministrrato dalla Serenissima. Per questo soggiornò a Ferrara, a Firenze e a Roma presso la corte papale, svolgendo anche varie missioni diplomatiche per Leone X, Clemente VII e Paolo III. 

Tra le sue opere poetiche e letterarie vanno ricordate la Sophonisba(scritta nel 1512-1515 e pubblicata nel 1524; la Pωetica pubblicata nel 1529; le Rime(1529); l’Italia liberata da’ Gotthi(1547); I simillimi(1548); ecc.. - Ma le idee linguistiche di Trissino sono espresse soprattutto nel dialogo Il Castellano (1529), ambientato a Roma nel 1521; ed altrettanto importante è la sua traduzione, apparsa nello stesso anno (e senza che egli figurasse come traduttore), del De vulgari eloquentia di Dante, opera che lo stesso Trissino aveva riscoperto (nel codice Trivulziano 1088) e fatto conoscere a Firenze e a Roma. Legate più direttamente al radicale tentativo di riforma ortografica proposto dall’autore e a questioni di carattere grammaticale sono l’Epistola delle lettere nuovamente aggiunte a la lingua italiana, la cui pubblicazione «segna, convenzionalmente, l’inizio della questione della lingua» e i Dubbi grammaticali e la Grammatichetta (entrambi editi nel 1529, dopo la seconda edizione dell’Epistola). 

Trissino propose alcune innovazioni ortografiche significative perché dimostrano una considerazione del volgare come lingua non «del tutto svincolata dal circuito della comunicazione orale» (Pozzi 1989: 157), e consistono anzitutto nell’introduzione delle lettere greche ε e ω per indicare le vocali medie aperte, distinte così dalle chiuse. Un metodo che non ebbe un gran successo anche per la difficile applicabilità e la stampa. Ma non va però dimenticato che Trissino propose anche la distinzione tra z sorda e sonora. 

Oltre alle proposte ortografiche, gli interventi di Trissino nella questione della lingua si legano alla della scelta del glottonimo per indicare il volgare. Trissino parla di lingua italianagià a proposito della Sophonisba, e distingue «la pronuntia toscana, ε la cortigiana, le quali sεnza dubbio sono le più belle d’Italia», e nel Castellano elabora il concetto «di una lingua italiana come codice generale della comunicazione, antica e moderna, scritta e parlata» . Evocando la differenza aristotelica tra genere e specie, propone una classificazione linguistica in sette livelli, alla sommità della quale pone la lingua italiana, che include le lingue regionali (tra cui la toscana), le cittadine (la fiorentina), le circondariali, le rionali, le familiari, fino ai singoli idioletti. La convergenza verso il codice italiano si attua, secondo l’autore, sia «per progressiva rimozione di pronunzie e parole di ciascun livello, che si può applicare grado per grado», sia anche «per progressiva mescidazione delle lingue ad esso sottostanti». Soprattutto quest’ultimo aspetto, rivela la distanza dal principio di selezione dantesco; recuperando tutta la tradizione letteraria antica in quanto tradizione linguisticamente italiana arrivando a delineare «uno spazio linguisticamente non municipale per la poesia italiana», saldando in un sol blocco «i siciliani, la lirica toscana del Duecento, i grandi poeti del Trecento, gli autori moderni non vernacolari». Per Trissino, l’italianità è «un dato immanente, già costituito e operante nella tradizione antica e moderna», mentre la fiorentinità è rifiutata nei suoi aspetti più municipali (esemplificati da voci come testé, costinci, cotesto, allotta, suto). 

La concezione trissiniana comportava un eclettismo nelle scelte linguistiche concrete difficilmente ricevibile in un momento di normazione grammaticale. - Le idee linguistiche e letterarie di Trissino furono fortemente avversate dai suoi contemporanei, ma trovarono anche sostenitori sia al Nord, sia nella stessa Firenze. - La particolare veste ortografica non favorì certamente la diffusione delle opere di Trissino, il cui ambizioso progetto linguistico-letterario risultò senz’altro perdente rispetto alla linea tosco-fiorentina, anche se Il Castellano, ristampato più volte secondo l’ortografia tradizionale, continuò a fornire materia di discussione al dibattito linguistico almeno fino ad Alessandro Manzoni; e che alcune idee antitoscane della linea cortigiana-italianista in cui Trissino si inserisce si ritrovano in Vincenzo Monti e poi ancora in altri e l’Italia liberata da’ Gotthi, fu apprezzata nel Settecento da Gian Vincenzo Gravina ed ebbe varie edizioni nel corso del secolo e poi nell’Ottocento. Se si pensa poi al fatto che la poesia epica adottò – già con la traduzione dell’Eneide di Annibal Caro (1563-1566) e più tardi con Ippolito Pindemonte, Vincenzo Monti e Ugo Foscolo – l’endecasillabo sciolto, che il glottonimo italiano ebbe alla fine la meglio su fiorentino e toscano e che l’ortografia, nel corso del XVII secolo, accolse la distinzione tra ‹i› e ‹j› e soprattutto (e stabilmente) quella tra ‹u› e ‹v›, bisogna convenire che l’ambizione di Trissino di «essere il legislatore della lingua e della letteratura italiane» non andò, nel tempo, del tutto disattesa.

Fonti:

  • Enciclopedia Treccani
  • Trissino, Giovan Giorgio (1986), Scritti linguistici, a cura di A. Castelvecchi, Roma, Salerno Editrice
  • Gen. Mario Badino Rossi - Pinerolo – l'arte equestre iltaliana – la sua fucina, i suoi artefici - Ed. TipoLito Giuseppini - Pinerolo

Federico Caprilli: Caposcuola del nuovo sistema

L'equitazione naturale, la buona equitazione, secondo Caprilli:

Per equitazione naturale s'intende quella equitazione che lascia al cavallo prendere il suo equilibrionaturale col nuovo peso del cavaliere, rimanendo in una posizione naturale di collo e testa.
Io credo che si debba tendere ad avere il cavallo quale è in natura con naturale equilibrio, con naturale posizione della testa.
Prima regola di una buona equitazione è quella di ridurre, semplificare, e qualche volta anche se è possibile eliminare l'azione del cavaliere.

Federico Caprilli - 1868-1907

Pinerolo, in Piemonte, nella provincia di Torino, con la sua Scuola di Cavalleria, è, per definizione universalmente condivisa, la culla dell'equitazione naturale e sportiva moderna, italiana e mondiale; in simbiosi con Tor di Quinto, in Lazio, nella provincia di Roma. - Caprilli ne è l'inventore; indiscusso “Caposcuola” di un nuovo “sistema”.

E.N. Caprilli PiumaFederico Caprilli, ufficiale di cavalleria. nato a Livorno il 8 apr. 1868, morto a Torino il 6 dic. 1907 all'età di soli 39 anni, è il più grande campione sportivo della sua epoca. “Inventore” delle moderne discipline sportive di campagna e su ostacoli, è l’indiscusso Caposcuola del sistema-naturale di equitazione, universalmente definito sistema-italiano.

Già in vita personaggio di notorietà e fama mondiale; ed in piena Belle-Epoque in Italia più in auge di personaggi e personalità della cultura del calibro di Gabriele D'Annunzio e di Luigi Pirandello; sui quali primeggiava in società, nei raduni e ritrovi sociali e nei salotti mondani dell'epoca.

Conquistatore di titoli e primati in gara, tanto in ippodromi e piste che in campo ostacoli, ed in ogni altra competizione in campagna, quali cacce,corse al campanile, military, criterium ecc., è di fatto il “Caposcuola” e diviene sul campo il “Magister-Equitum” dell'equitazione sportiva in ambiente aperto e delle discipline che contemplano velocità, corsa, manovrabilità, conduzione in ambiente naturale, di campagna e il salto di ostacoli.

Poco più che ventenne intuisce e codifica per gradi il suo “sistema” e quel tipo di equitazione che porterà alla nascita della disciplina sportiva del salto-ostacoli; rivoluzionando per sempre la tecnica equestre ed il rapporto uomo-cavallo.

Tutti gli ufficiali di cavalleria stranieri divenuti all'epoca e successivamente i primi e primari istruttori del “nuovo-metodo” nei loro Paesi sono transitati dall'Italia, da Pinerolo e Tor di Quinto, ad apprendere il “sistema” naturale codificato dal primo e più grande Cavaliere italiano.

L'eredità di Caprilli costituisce un patrimonio tecnico-culturale di inestimabile valore pressochè integro e da “mettere a valore”, nella gestione quotidiana del cavallo, dopo averne compreso il reale significato ed averne appreso la pratica:

  • assecondandolo, guidandolo e rispettandolo, nei suoi equilibri naturali;
  • senza dargli alcun altro onere se non quello del peso dell'Atleta in sella; che mai deve gravare sul suo dorso, ma equamente distribuendolo sulle staffe e scaricandolo verso terra tramite il tallone volto al basso;
  • regolandolo in ritmo, velocità e cadenza con l'assetto, ovvero con l'equilibrio; senza alcun altro intervento , se non in avanti;
  • ben coscienti che lo “stile” (e la precisione in sella) è tecnica funzionale all'intesa ed all'ottenimento della massima collaborazione per la massima prestazione sportiva (performance del binomio) .
  • facendo sì che l'atleta-cavallo divenga un “partner” collaborante con propria volontà e proprio impulso; - instaurando quella “complice-intesa” che di fatto permetterà, ad un “atleta in sella” bene-impostato di interpretarlo rispettandolo e riconoscendo in lui l'alterità dell'atleta-primario, di percepirlo come una seconda pelle.

Una precisa idea di equitazione, quella di Caprilli, nuova all'epoca del suo esordio e sorprendentemente ancor oggi; e da divulgare secondo l'idea primigena e “magistrale” dell' ideatore del “sistema”, poiché diviene realmente funzionale unicamente quando attuata integralmente e in purezza.

Caprilli rivoluziona l'istruzione equestre indirizzandola sulla strada della naturalità più consona al cavallo, rendendolo “soggetto-protagonista” e intraprendendone, per primo, lo studio e l'osservazione, definendone il gesto atletico (in movimento e scosso sul salto) e le necessità tecniche per assecondarlo in ogni suo equilibrio naturale. Interpretandolo nell'assecondamento in piano, al salto, in parabola, senza contrasti e senza interferenze sull'equilibrio naturale e sulle esigenze “psico-motorie del cavallo-atleta.

Con Caprilli il cavallo diviene “soggetto” rispettato, dotato di “alterità”.

All'inizio del 1900, l'Equitazione Naturale Italiana è l'equitazione-nuova, intesa come arte equestre moderna, naturale, rispettosa, funzionale al cavallo e consona ai tempi ed alle nuove conoscenze ed esigenze.

Nasce in tal modo un intero “sistema”, un modo di vedere e fare le cose secondo determinati principi naturali, da attuare con procedimenti e tecniche finalizzati alla realizzazione di un programma funzionale alla formazione del “binomio” uomo-cavallo. - Esordisce nel periodo di pace e storico detto della “Belle-époque”, antecedente la prima guerra-mondiale e pone nuovamente l'Italia ai vertici della tecnica e della cultura equestre mondiale.

Conteggiando la civiltà etrusca + l'impero romano + il medio-evo + il rinascimento; l'Italia è stata per oltre due millenni il centro ed il motore di ogni attività allevatoriale ed equestre, in ambito militare e ludico, dell'intero bacino del mediterraneo e d'Europa. Se c'è un luogo al mondo che possa, a pieno titolo, essere definito patria della cultura equestre e dell'equitazione, questo è l'Italia.

Il sistema di Caprilli è semplice, non facile ma funzionale; piacevole per il cavallo e per il cavaliere.

Anticipando tutti, ha espresso i suoi “concetti-equestri”, relativi all'equitazione in ambiente aperto e naturale, all'equilibrio naturale del cavallo, al rispetto del cavallo nei suoi equilibri psico-fisici, in un'epoca nella quale scienze etologiche e zooantropologia applicata erano ben lungi dall'essere affermate quali discipline di studio.

Caprilli, col suo “sistema”, saltava gli ostacoli, correva in pista, galoppava in campagna e per far ciò ha codificato un “metodo” che ha permesso l'utilizzo consono e rispettoso del cavallo, con la nascita di nuove discipline sportive che contemplano il salto di ostacoli alla massima velocità possibile.

Da Caprilli in poi, nulla sarà più come prima, in quanto genera un modo di pensare completamente nuovo e l'Equitazione, definita naturale, diviene una forma di comunicazione nuova tra da due esseri viventi di indole e attitudine opposte: l'uno appartenente alla categoria delle “prede” e l'altro dei “predatori”. Un linguaggio che che deve essere appreso, condiviso, adottato nella pratica da entrambi i componenti il binomio-sportivo, per favorire l'intesa e la comunicazione tra loro.

Specifiche del sistema Caprilli:

- Il sistema di equitazione ideato da Federico Caprilli é definito “naturale” perchè prevede un cavaliere-atleta che si adatta al cavallo assecondandolo ed interpretandolo in toto nel suoi equilibi naturali ed un cavallo (atleta per sua natura) che, ben condotto e lasciato libero di utilizzare tutti i suoi potenti mezzi naturali, anche col cavaliere sul dorso, esprime sempre al meglio il “suo” massimo-gesto-atletico e particolarmente sul salto.

- Secondo il “sistema-caprilliano”, l'atleta in sella, ricerca la massima intesa con leggerezza e flessilibità (souplesse) in equilibrio sulle staffe, calzandole ben fermo col proprio peso equamente distribuito su entrambe e scaricato, tramite il tallone, verso il basso. Interpretando in tal modo il proprio partner, con un filo di redini e senza alcun contrasto, ne regola ritmo, cadenza e velocità, prevalentemente, con l'assetto e l'equilibrio armonico e sincrono al movimento in avanti e al gesto atletico richiesto. Alla massima velocità possibile sul percorso, senza alcun altro intervento se non in avanti.

- a : e = s : t (assetto: equilibio = stile : tecnica).- L'assetto è equilibrio. L'equilibrio è stile. Lo stile è tecnica (tecnica codificata e funzionale all'espressione del massimo gesto atletico del binomio sportivo equestre). Lo stile è sempre sinonimo di buona-equitazione.

- L'Atleta in sella sfida la propria mente e tutti i propri sensi (più di nove, “propriocezione” inclusa) nella comunicazione per l'intesa col proprio partner sotto la sella.

- Un Atleta in sella con stile, bene impostato, leggero, saldo e flessibile perchè ben equilibrato sulle staffe, interpreta attentamente e in dettaglio il proprio partner; ed il binomio-sportivo-equestre ha l'opportunità di esprimersi al meglio e, nel caso, di vincere di più in ambito sportivo.

Tiziano Bedonni


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Link: - Lo stile Caprilli - Filosofia dell'equitazione

Link: - Equitazione sportiva made in Italy

.. nella realtà quotidiana e nelle scuole di equitazione del terzo millennio

Parlare di ferratura, di gestione del piede naturale, di imboccature e aiuti sussidiari, oggi, nell'ambito dell'attuale sistema equestre globale ed in particolare italiano, equivale ad entrare senza strumenti di rilevamento in un campo minato da deflagranti cariche esplosive sparse ad arte sul percorso. Un tracciato tutt'altro che sportivo ed in gran parte obbligato, costituito da molteplici assenze istituzionali, cecità intellettuale, comportamenti palesemente antisportivi dettati da interessi economici; da mancanza di cultura tecnico-scientifica e di settore (definibile tale); da un'economia di comparto e filiera concatenata con settori professionali non sempre legittimi né opportuni, ma tuttavia legittimati nella pratica dal costume vigente. Entrare nel merito di cosa è legittimo oggi, in ambito sportivo ed in campo ludico formativo, richiederebbe quel minimo di coerenza e lucidità intellettuale che la semplice analisi del problema e della questione (fatta alla luce di tutte le dichiarazioni di principio elencate ovunque ed in ogni carta dei diritti e doveri dello sport e dell'etica sportiva) enuncia ed auspica universalmente ed anche applicati al “binomio” sportivo equestre. La dove gli atleti sono due: sopra e sotto la sella, doppia diviene anche, pertanto, l'applicabilità e l'applicazione di valori ed etica sportiva nel rispetto totale di entrambi. 

Della “ferratura” si è sempre detto: “un male necessario”

Ed un motivo, a fonte di un tale ed inequivocabile “adagio” (non di certo enunciato oggi da contemporanei detrattori di tale pratica) , dovrà pur esserci stato. Ma, quantunque un “male necessario” in passato, in epoche storiche dove l'utilizzo del cavallo poteva determinare la sopravvivenza personale, non è detto debba sussistere ancor oggi, in questa nostra epoca nella quale il cavallo non ha più una simile valenza. E lo stesso dicasi per speroni, frustini, chiudiboccae imboccature, nel merito delle quali (queste ultime) già Caprilli (1868-1907) si era espresso tecnicamente e concettualmente in senso culturale filosofico, in modo ben chiaro ed a favore della gamma dei “filetti” quali scelte ideali e confacenti al Suo “sistema naturale” di equitazione ragionata e rispettosa di ogni equilibrio psico fisico del cavallo partner ed atleta. Non più, dunque, una questione di vita o di morte, ma tuttalpiù una necessità di sussistenza e di pratica ludica e/o sportiva; concepibile ed attuabile rispettosamente, in un sistema etico sostenibile. Un tunnel di valico, questo, aperto da Caprilli, nei fatti ignorato non appena imboccato e pertanto ed ancora da percorrere per intero, osservando la luce-guida visibile in lontananza sul fondo. Una luce, quella indicata da Caprilli, non monocromatica, ma ricca di colori e sfumature e di tutte le tonalità elencabili dal nero al bianco.

Se sulle “imboccature”ed i“mezzi coercitivi”la scelta caprilliana è netta, quella attuale da effettuare nell'ambito della “ferratura” non è, parimenti, tra bianco e nero, ma tra colori, sfumature e tonalità differenti della stessa figura speculare. Anche in questo caso, non servono pertanto giudizi né sentenze; e potrebbe persino apparire pleonastico asserire che le sentenze ed i giudizi non possono essere emessi dall'una o dall'altra delle parti in causa (ferratori e barefooters) o da giudici di parte; ma per quanto possibile da organismi qualificati, terzi. 

In tal senso è (sarà) l'ambito formativo tecnico-culturale e della ricerca scientifica equestre che deve (dovrà) pronunciarsi: l'istituzione universitaria e sportiva, che congiuntamente deve (dovrà) divulgare cultura, scienza e tecnica, rilasciando titoli, diplomi, attestati di laurea idonei a debellare ignoranza ed illuminare, tracciandolo, il futuro del settore.

Il cavaliere in sella ha da tempo dismesso l'armatura non più necessaria; e forse sono ora maturi anche i tempi per dismettere, diminuire, modificare, aggiornare, la ferraglia tradizionalmente applicata ai piedi ed in bocca al cavallo, abbandonando taluni metodi e sistemi di sopravvivenza, non più attuali o giustificabili oggi. Di certo c'è da chiederselo, se è questo ciò che potrà accadere, valutando onestamente e accortamente il tutto non solo su base filosofica-culturale, ma anche etico-scientifica.

Ciò che non serve è il far finta di nulla, l'avanzare bendati a “compartimenti stagni”, ben sapendo che non vincerà l'uno o l'altro metodo ma unicamente la ragione. Alla lunga è questo ciò che, prima o poi, accadrà. Ed a ragione e per questa ragione, anche nell'immediato, sarebbe oltremodo funzionale prospettare un ampio spettro di proposte differenziate e logiche. Iniziando semmai a porci delle precise domande e col decidere ciò che converrebbe prospettare da subito ai giovanissimi neo-atleti in sella e che iniziano la loro attività sui pony. Semmai presentando loro un decalogo “infrangibile” per le scuole di equitazione; proponendo loro pony, ragionevolmente, a piede naturale e sferrati; offrendo loro pony privi di strumenti coercitivi e ferramenta in bocca o addosso. In definitiva prespettando loro pony ed equini in generale bene addestrati e rispettati per “alterità”, per benessere ed utilizzo etico.
Oppure no? Quale delle due? Che fare?
Lo spiegare qui, il perchè non è opportuno né tantomeno educativo e formativo, mettere nelle mani di bambini e ragazzi inesperti ed ancora non del tutto in possesso di capacità motorie e coordinative adeguate, imboccature e finimenti complessi o speroni e frustini coercitivi potrebbe
apparire offensivo all'intelligenza di chi ci legge. Così come potrebbe apparire degno della stessa e rappresentare un buon inizio il mettere a decalogo il rispetto del benessere dei pony e della sicurezza degli allievi, l'obbligo per le scuole di equitazione e per le ASD che propongono ludica e pre-agonistica di:
• addestrare opportunamente i pony da scuola; utilizzando pony pre-addestrati al rispetto del semplice filetto applicato su testiera di identica tipologia, priva di cinturini e "chiudibocca" (espressamente vietati in ogni ambito e situazione);

• istruire e sensibilizzare opportunamente gli allievi alla leggerezza e al rispetto del proprio partner;

• non permettere l'utilizzo di pony ferrati al di sotto di 1 m. al garrese ma unicamente a gestione naturale del piede; e quelli di altezza compresa tra 1,00m e 1,15 m. ferrati unicamente agli anteriori;
• prediligere, per la sicurezza degli allievi inesperti ed il benessere dei quadrupedi, la ferratura parziale agli arti anteriori, per tutti gli equidi da scuola;
• consentire quale unica tipologia di imboccature (e relativa testiera) da scuola la sola gamma dei “filetti” ed il “Pelham” con ciappe;
• vietare l'uso di qualsiasi tipo di sperone e frustino in ambito ludico e pre-agonistico (vedi esempi di altri Continenti e Nazioni) ;
• consentire la partecipazione delle Pat. A e dei Brevetti (questi ultimi nel primo semestre) a prove di salto unicamente a “giudizio”
(prove giudicate per stile e tecnica);
• valutare la “ferratura” parziale o completa dei cavalli in base al reale utilizzo ed alla conseguente tipologia di utilizzo;
• avviare programmi progressivi di educazione equestre (educazione e sensibilizzazione equestre) a vasto spettro ed ampio raggio;
• avviare programmi per l'insegnamento ragionato del “sistema di equitazione naturale italiano” ideato da Caprilli.
Cosi come potrebbe rappresentare un buon inizio, dopo il recente avvio di master e percorsi universitari di laurea per Istruttori di Equitazione e Dirigenti Sportivi del comparto equestre; avviare nel medesimo ambito e contesto anche il Corso di Laurea Sperimentale triennale in “Podologia, gestione naturale e ferratura degli equini” , per la qualifica professionale accademica, riconosciuta, della figura di Esperto podologo, in pareggio naturale e ferratura strumentale degli equini applicata in ambito sportivo e agonistico.
 Non si tratta pertanto di certificare la professione del maniscalco-ferratore o delpareggiatoredel piede-scalzo
(senza ferratura) ma la “professione univoca del podologo dei cavalli”, e non tanto e/o non solo tramite uno specifico progetto di legge, ma per mezzo di un Corso di Laurea triennale specialistico di entrambe le specializzazioni (eventualmente estensibile al quinquennio e alla Laurea Magistrale).
Stabilito l'iter di istruzione “Statale”, come per tutte le professioni acquisibili tramite “laurea”, diviene perfettamente lecito e naturale conseguenza l'Albo Professionale; con tutto ciò che significa e rappresenta.
- In definitiva, si tratta di un invito alla riflessione, iniziando da pochi inalienabili e precisi punti di partenza; e rivolto a tutte le componenti in causa e necessariamente coinvolgibili a far capo 
  • dalle esperienze ed il patrimonio culturale e pratico (anche in ambito Veterinario e della Podo-mascalcia)della Scuola di Cavalleria di Pinerolo e Tor di Quinto; 
  • dall'esperienza della Fise  per ogni suo aspetto sportivo nazionale e territoriale; e del Coni e della sua Scuola dello Sport;
  • dall'esperienza e organizzazione sul campo della Accademia Nazionale Caprilli;
  • dalle sedi Universitarie con valenti facoltà di Veterinaria specializzate anche in ambito equino quali, non uniche Bologna, Perugia, Viterbo;
  • dalle Fondazioni coinvolgibili;
  • dalle Associazioni rappresentanti la  categoria ed il settore professionale attuale..  
Questo, probabilmente, è l'ambito in cui iniziare a muoversi per compiere i primi passi.
 
In Italia esistono diverse associazioni di maniscalchi e tra queste:
SIM Società Italiana di Mascalcia
AIMP Associazione Italiana di Mascalcia e Podologia.
Piede scalzo:
 
Link libri sul tema:
 

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