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Horse Angels

La Redazione diretta da Roberta Ravello, Fondatrice di Horse Angels e della sua testata editoriale e casa editrice. Autrice di diversi libri a tema cavallo, laureata in scienze politiche, registrata presso l'Ordine dei Giornalisti di Bologna come Direttore di testata tecnica.

Le manifestazioni che impiegano equidi in Italia, fuori e dentro i circuiti ufficiali, sono ispirate alle antiche corse di cavalli romane.

Queste erano tutt'altro che manifestazioni pacifiche, vi perdevano la vita di sovente sia umani sia cavalli. Non solo, il sacrificio del cavallo in talune occasioni faceva parte dello spettacolo.

Questo è il caso, ad esempio, del "cavallo d'ottobre" romano, in cui un cavallo veniva appositamente ucciso in piazza in onore di Marte. Al termine delle corse di cavalli, all'epoca condotte principalmente con biche, un cavallo della squadra vincente era trafitto mediante una lancia e quindi sacrificato in onore dei "politici". Il suo corpo veniva smembrato, la testa e la coda in particolare erano reclamate dalle fazioni (antiche contrade). Due quartieri mettevano in scena una lotta per il diritto a mostrare la testa, mentre la coda da poco tagliata era portata alla Regia, per alimentare il fuoco sacro di Roma. E forse le sue ceneri utilizzate in qualche altra funzione sacra.

Il Cavallo di Ottobre non è l’unico esempio di sacrificio di un cavallo per riti di propiziazione legati a tradizioni religiose, alla fertilità o alla celebrazione del potentato.

Sacrifici di cavalli per fondare la supremazia di antichi "Re", piuttosto che per assicurare la fertilità di mogli reali o di raccolti, si ebbero anche nell'antica Grecia, India, Iran e Irlanda. 

D'altra parte, nell'antichità il sacrificio di animali in riti di piazza era la norma, non l'eccezione, e non era risparmiato alcun animale, neppure il cane, quest'ultimo immolato per i riti di purificazione, fondazione e passaggio dalla vita alla morte.

Qualcuno dirà, meglio gli animali che gli umani, visto che l’uccisione di vittime umane non suscitava in epoca arcaica nessun tipo di scandalo o giudizio moralistico, era assolutamente normale e faceva parte della prassi religiosa antica, incluso quella da cui deriviamo direttamente noi, ovvero sia romana sia soprattutto greca.

Ebbene, le tradizioni sono fatte per essere superate dalle innovazioni, e sicuramente il superamento del sacrificio umano è stato un atto dovuto, come lo è oggi il superamento del sacrificio animale per mero spettacolo.

Purtroppo in Italia certe tradizioni faticano ad essere deposte e resti della tradizione dei sacrifici di animali li abbiamo oggi in alcune manifestazioni legate ai cavalli, dove in onore dei santi, o del dio denaro, viene spettacolarizzata la morte preannunciata di animali innnocenti, che non hanno scelto di correre e competere. 

A ben guardare tutta l'industria equestre si fonda sul sacrificio del cavallo per spettacolo. Se questo infatti non è qualificato come animale d'affezione, bensì come macchina non senziente, che se si rompe si cambia, di che altro stiamo parlando!?!

L'ippica non è forse uno spettacolo in cui si scommette sulla vita dei cavalli? Se perdono con ricorrenza, non vanno forse questi cavalli al macero indipendentemente dal fatto che le loro carni siano salubri per la macellazione? E certi palii dove l'incidente è parte del valore aggiunto dello spettacolo, non sono forse sacrifici di piazza di animali innocenti per il pubblico godimento?

L'attrazione per la violenza in certe manifestazioni con i cavalli

C’è un elemento non detto e indicibile nella segreta attrazione di persone alla violenza, alle volte più apparente che reale, che nel mondo del cavallo permette di infrangere le barriere normalmente accettate dell’etica e del vivere sociale.

Facciamo un esempio, se si frusta un cane per incitarlo all'andatura, e ciò viene ripreso e messo sui social ai giorni d'oggi, apriti cielo, come minimo diventa un caso nazionale che smuove anche le coscienze dei parlamentari. I cavalli si frustano regolarmente nelle competizioni e non ci fa caso nessuno.

Labile e quasi evanescente è il confine che separa dalla violenza vera e propria la propensione di parecchi equestri e ippici a "dominare" il cavallo con la forza, mostrando in questo modo il proprio valore dove il confine con il sadismo è vago, incerto, alle volte quasi inesistente.

In altre parole: in alcuni ambienti di cavalli una certa dose di aggressività, a patto che non faccia zapillare del sangue, che non lasci ferite aperte che abbisognano di medicazione, è considerata sostanzialmente innocua e, anzi, è lodata perché "serve" ad esprimere la forza e capacità di prevaricazione dell’uomo e quindi, indirettamente, il potere di attrazione che tale persona "virile" dovrebbe esercitare su donne dall'assetto mentale "tradizionale". 

Questo istinto, seppur più accentuato nella psicologia maschile (e notoriamente certi ambienti, tipo ippica e palii, sono ancora prevalentemente ambienti di uomini), non è assente in quella femminile e si esprime con donne che amano dimostrare la propria potenza e padronanza sottomettendo con la forza i cavalli per gioco, sport, divertimento o spettacolo. 

L'elemento sadico e il contraltare masochista presente nella società 

Tutto questo esprime il piacere per il sacrificio e la sottomissione rituale del cavallo, ma basta uno sguardo alla nostra società per rendersi conto che solamente la più grossolana ipocrisia potrebbe negare che l’elemento sadico, e quello masochista dall'altra parte, sono consapevolmente radicati in essa, tanto da divenire tema di speculazione commerciale, come si vede appunto nell'industria equestre e ippica. 

Laddove una simile tendenza non diventa estrema, anche nella sua volgarità, potremmo definire che questo "mercato" non è patologico. Certamente, per un'equilibrata legislazione dell'industria equestre e ippica occorre avere parecchia conoscenza degli istinti fondamentali su cui si basa la nostra società, ma anche sulla sensibilità contemporanea, sul desiderio di progresso che è innato negli occidentali e con ciò di rivalsa del bene sul male. 

Dalla parte del cavallo

In tutto questo gli animalisti potrebbero esultare ogni qual volta il cavallo scarica l'umano, ribaltando la questione del potere.

Va detto che la vittoria dell'umano sul cavallo alle volte è solo apparente. Molti cavalli proprio là dove, in apparenza, si arrendono e si consegnano inermi allo strapotere dell'equestre, colgono di fatto la propria rivincita e vittoria consistenti nell'asservimento dell'umano ai bisogni del cavallo, che non sono pochi. I cavalli "buoni" tendono ad avere vita più lunga e a morire più spesso di vecchiaia, rispetto a quelli che si ribellano. Dal punto di vista del cavallo è opportunismo. 

La sottomissione del cavallo non è un male in se stessa in assoluto, ma può diventarlo qualora non trovi la giusta contromisura. Ovvero, se il cavallo si guadagna una vita dignitosa, è amato e sostanzialmente trattato bene, ha tutto ciò che gli serve per vivere sereno e in salute e arriva a morire di vecchiaia, il sacrificio si può dire che ne è valso la pena.

Quello che oggi appare sempre più ingiustificabile, ai fini dell'accettazione sociale della sottomissione del cavallo, invece, è il contesto di una cultura che assolutizza il sacrificio negando radicalmente la dimensione spirituale, senza cioè contropartita. 

Che il cavallo perda tutto e non guadagni niente oggi è inaccettabile

La vita interiore degli esseri umani si regge su una trama delicata di compromessi, contrasti, sfaccettature che si vedono riflesse nei giudizi che vengono espressi.

Certo che è contradditorio, dal punto di vista di un alieno razionale, che una persona che mangia carne si indigni perché muore un cavallo in pista o in piazza per "spettacolo", ma dal punto di vista umano - terra a terra - ha tutte le sue ragioni. La struttura dell'essere umano non è fatta per essere monolitica, coerente rispetto a se stessa ed al reale ma, piuttosto, è portatrice di bisogno di giustizia, di nostalgia dell'arca perduta di equilibrio totale con la natura, di assoluto, tutti concetti che mal si abbinano al sacrificio vano di cavalli per puro divertimento, scommessa e spettacolo. Ovvero l'uccisione senza necessità è oggi non solo punita teoricamente dal nostro ordinamento giuridico, ma è punita prima di tutto socialmente con la non accettazione, ponendo l'unica ragione logica per uccidere gli animali, oggi, nell'estrema ratio della fame e dunque dell'allevamento e uccisione per il consumo alimentare.

In pratica, la sensibilità si è evoluta e oggi i sacrifici di cavalli in piazza o in pista in onore di santi o politici non sono più ben accetti.

Il cavallo dalle stelle alla stalle

Che il cavallo si sottometta pur essendo nell'immaginario collettivo, per certi versi, ancora un animale "nobile" è un conto ma, come il popolo, oggi il cavallo allevato per accompagnare l'essere umano in attività ludico sportive rivendica una contropartita, l'essere considerato non tanto un mezzo quanto un fine, il diritto ad essere amato, la pensione, la vita. Il cavallo rivendica i beni terreni, perché dei privilegi astrali dopo il sacrificio per i potenti, agli occhi della gente che se ne fa portavoce, se ne frega. 

Non è il podio che interessa al cavallo, ma la biada. Non è la frusta che desidera, ma la carezza.

Tutte quelle attività che impiegano equidi e che minimizzano "l'irrazionalità umana", paragonando i cavalli ai vitelli e giustificando in questo modo il sacrificio di cavalli con discorsi del tipo "altrimenti andrebbero alla macellazione", sono destinate a scontrarsi con l'antipatia dei più e a perdere dunque di consenso. Solo la piena umanizzazione del cavallo con benefici terreni premia.

Che ognuno paghi per i propri torti e si conquisti il podio con le proprie gambe

Il paradiso per i cavalli dopo la loro morte in onore di santi e potenti non è più una giustificazione considerata valida il sacrificio. Probabilmente perché santi e politici non sono più tanto amati come nella "tradizione", dove era considerato normale che in tanti dovessero soffrire per i benefici di pochi. L'individualismo premia l'umanizzazione degli animali, oltre ad un concetto di giustizia dove ognuno deve pagare per i propri torti, anziché sacrificare un innocente perché gli altri possano continuare a peccare. 

E' l'evoluzione dei tempi, vediamo dove ci porterà.

Riccardo Laganà, consigliere RAI, la tv pubblica, pagata da tutti i cittadini italiani, partendo dalle critiche mosse dallo stesso sindaco di Siena ai cronisti De Luca e Ballan poiché durante una diretta hanno commentato come segue la curva di San Martino: “la tristemente nota pericolosità di alcune curve del Palio”, ritiene che sia “urgente riflettere sull’opportunità di mandare ancora in onda sulla tv di servizio pubblico spettacoli che, seppure simbolo di tradizioni secolari, esprimono valori non più in linea con la società contemporanea, che spettacolarizzano il dolore, giocando con la vita e la morte di animali innocenti”.

Per Laganà il Palio di Siena è uno di questi perché, al di là di come la si pensi in merito al Palio, “è infatti innegabile il pericolo a cui sono esposti i cavalli costretti a correre”, e ritiene pertanto che la Rai non debba mandare in onda questi appuntamenti.


Il commento

Horse Angels è pienamente d'accordo con il parere espresso dal consigliere Rai Laganà, tanto più che sembra confermare l'espressione degli interessi urlati dai contradaioli stessi, quando rivendicano la tipicità e territorialità dell'evento contro le critiche esterne in occasione degli incidenti che fanno vittime nei cavalli, purtroppo ricorrenti.

L'ultimo cavallo immolato per spettacolo è stato RAOL al Palio Straordinario di ottobre 2018.

E come in altre occasioni, i contradaioli si sono difesi sui social affermando che nessun altro può capire, perché tale passione riguarda unicamente i senesi e le loro tradizioni. Ebbene, se è una cosa che interessa solo i locali, che non vengano spesi soldi pubblici per spettacolarizzare gli incidenti, perché la morte di RAOL mette in luce come le criticità non solo non siano state risolte, ma fino a che non cambia il circuito o la formula di selezione dei cavalli, non potranno mai essere risolte. Che il Palio pesi solo allora sui senesi, sia come onori che come oneri.

Tolti i riflettori, forse verrà a meno anche l'eccesso di baldanza in difesa di tradizioni che meriterebbero di essere superate: come quella appunto di spettacolarizzare il sacrificio di animali in onore dei santi. 

Un racket di "rottamatori di cavalli" andava in giro a ritirare cavalli in esubero con il pretesto di ippoterapie bisognose di cavalli da impiegare per attività socialmente utili.

Le scuderie da cui i cavalli uscivano fatturavano, scaricando così i cavalli. Poi però non venivano pagate.

Gli acquirenti facevano sparire le loro tracce, dirottavano gli esemplari a una azienda nel casertano che li smistava rivendendoli per corse clandestine o per la macellazione, a seconda dello stato di salute.

Protagoniste della vicenda 8 persone - di origine campana e calabrese - denunciate alla Procura di Ferrara dai Carabinieri di Copparo, con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ed al maltrattamento di animali. L'attività dei militari è scaturita dalla denuncia di un cittadino copparese che lamentava di essere stato truffato nella vendita di alcuni cavalli.

Le indagini dei militari hanno permesso di accertare che l'allevatore ferrarese non è stato l'unica colpito dalla banda: altri, infatti, infatti, hanno subito la stessa sorte in altre provincie del Nord-Est.


Il commento caustico ma doveroso

Una domanda fondamentale da porsi, giacché questo tipo di riciclaggio di cavalli è tipico in Italia, e non è certo questo il primo caso, né sarà l'ultimo, che emerge nella cronaca relativo alle finte ippoterapie, fantomatici sottoboschi da tenere puliti, agriturismi idiliaci bisognosi di cavalli solo da guardare per fare atmosfera, è se alle volte tra i truffati non ci siano anche persone compiacenti, giacché questo è un reato così comune perché c'è tanta domanda di rottamazione di cavalli in esubero.

Domanda che non c'è in paesi come la Svezia, per citarne uno, dove ad esempio i cavalli dell'ippica a fine carriera finiscono abitualmente eutanasizzati.

La fatturazione, finta, dopotutto risolve il problema dell'uscita dalla stalla per rottamazione.

Finché ci saranno ippica ed equitazione, con persone che registrano i cavalli come non macellabili per il solo fine di NON dover tracciare i farmaci somministrati, ma che non hanno alcuna intenzione di mantenere i propri animali a vita, essendo certo al 110% che non esiste la possibilità di riassorbimento nel sistema di tanti cavalli in esubero, esisteranno questi racket di zoomafia per la rottamazione dei cavalli.

La cosa più triste è che i governi si succedono in Italia, senza mai alcuno che "abbia le palle" per mettersi a disciplinare in modo onesto l'industria del cavallo al fine di prevenire dei crimini annunciati e tipici come questo, che non colpiscono solo i poveri cavalli, ma anche chi finisce per mangiarseli, magari nell'omogenizzato del neonato al testosterone. 

In Italia esiste potenzialmente il reato di “animalicidio“: la norma in esame, che discende dalla L.189/04, punisce chi cagioni la morte di un animale per crudeltà o senza necessità.

Per crudeltà va intesa la causazione della morte con modalità o per motivi che urtano la sensibilità umana. Ebbene, le morti bianche di cavalli ai palii e nell'ippica, eventi finanziati per giunta anche con l'apporto di denaro pubblico, urtano la sensibilità di molte persone.

La causazione della morte non necessaria ed evitabile, puo’ essere il risultato sia della condotta commissiva che omissiva.

Quando uno o più cavalli muoiono nel corso di una manifestazione equestre o ippica, e la morte poteva essere evitata, attraverso la prevenzione (cavalli non adatti a correre, pista con buche, cavalli dopati, qualsiasi altra imperizia o dolo reinvenibile nel caso), si può ipotizzare il reato di ”equinocidio”.

I fatti: anche il 9 di marzo, e per il secondo sabato consecutivo, presso l’ippodromo di Treviso si sono verificati incidenti in pista e due cavalli sono morti.

Alla prima corsa, premio ROLLE mt 3000 siepi, la cavalla MOORHOUSE LADY che correva con il n 6, è crollata a terra ed è deceduta, ancor prima di finire il percorso, anche il fantino è rimasto coinvolto ed è stato soccorso dall’ambulanza.

All’ultima corsa, premio RUIA mt 1650, corsa in piano, il cavallo FINGER CROSS che correva con il numero 9 si è spezzato una gamba ed è stato abbattuto.

Basta archiviare il tutto come fatalità, o richiamare la morte per aneurisma, per evitare di fare un'autopsia e chiudere le vicende senza indagini con un semplice certificato medico redatto al di fuori di un percorso di giustizia sportiva o ordinaria. 

3 cavalli morti nello stesso ippodromo nel giro di 1 settimana meritano un'indagine approfondita.

Con questo comunicato stampa, Horse Angels annuncia di presentare esposto alla giustizia sportiva del Mipaaf, richiedendo analisi approfondite, non solo in capo ai cavalli, ma anche alle condizioni della pista su cui correvano.

Basta morti bianche di cavalli negli ippodromi a questa intensità di decessi!

Sotto i due video delle corse come trasmessi dall'ippica, ovvero non dando alcun rilievo alle vittime.

E' stato tratto in arresto dai Carabinieri ieri , 29 maggio 2018, Daniele Bernardi condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione. Dovrà scontare la pena di 4 anni e 6 mesi come stabilito dalla sentenza.

La Corte di Cassazione, concludendo un doloroso iter giudiziario durato un decennio per la famiglia vittima della vicenda, ha confermato la condanna di quattro anni e  mesi per Daniele Bernardi, ex istruttore federale della FISE, Federazione Italiana Sport Equestri, da cui è stato radiato in via definitiva dalla Corte Federale d'Appello con sentenza del 5 luglio 2017.

La sentenza prevede anche una pena accessoria quale l'interdizione ai pubblici uffici per cinque anni, in perpetuo per gli uffici attinenti alla tutela e cura dei ragazzi, gli incarichi di amministratore di sostegno, nonchè da qualunque incarico nelle scuole o in altre strutture ove vi siano minori.

I fatti risalgono dal 2000 al 2006 quando il Bernardi gestiva centri ippici nel biellese e grazie alla sua posizione ha approfittato del rapporto di fiducia per usare violenza sessuale nei confronti dei suoi giovani allievi.

Ai tempi dei gravissimi fatti in questione due dei minori molestati, figli della famiglia che ha condotto una lunga ed estenuante battaglia per avere giustizia, avevano 6 e 10 anni e dopo il lungo incubo vissuto si aspettano il giusto corso della giustizia con l'applicazione integrale della pena.

L'avvocato Lorenzon di San Donà, difensore delle vittime, ha così dichiarato ai media: "Il prossimo passo sarà il riconoscimento del danno patrimoniale in capo ai due fratelli, uno dei quali, a seguito delle violenze subite, ha affrontato anche un periodo di grave disagio personale".

Maltrattamento animali e violenza sulle persone sono correlati? Forse sì

Esiste una correlazione tra il maltrattamento degli animali e la violenza sulle persone. A metterlo in luce sono diverse ricerche sociologiche.

Il maltrattamento e uccisione di animali, la violenza interpersonale e ogni altra condotta antisociale e criminale sono testimoniati da esempi e studi che associano la propensione ad un determinato reato in base al rapporto che nel corso della vita si è avuto con gli animali.

Un dato eclatante: sembrerebbe che il 71 % dei detenuti abbia precedenti per maltrattamento di animali.

In Italia c'è un'associazione, presieduta da Francesca Sorcinelli, presidente di Link-Italia, che si occupa appunto di questi studi e diffonderne i dati, perché sia chiaro il collegamento tra gli abusi su animali e gli abusi su umani.

Nel mondo del cavallo, tutto ciò risulta da casi clamorosi, dove persone di cavalli, abusando del proprio ruolo formativo e didattico, non solo sono emerse alla cronaca nel ruolo di abusatori di cavalli, ma anche come abusatori sessuali. 

E' evidente allora come la sfera della tutela delle persone non possa prescindere dalla salvaguardia degli animali. Tanto più diventa importante che le segnalazioni per abuso di cavalli, nel nostro mondo, non siano sottostimate, sottopunite, non godano di omertà e protezione da parte del mondo economico che ruota attorno ai cavalli.

Per ogni abusatore di cavalli, si può ipotizzare una propensione a scenari di violenza domestica o addirittura sociale, se le vittime coinvolte sono fuori dalla rete di casa. 

Sensibilizzare il mondo del cavallo a porre un’attenzione maggiore verso tutti gli elementi che possono essere predittivi di condotte antisociali e di comportamenti caratterizzati da abuso è oggi un obbligo per chi, come Horse Angels, si occupa già da statuto di promuovere il corretto rapporto tra persone e animali e la legalità nelle interrelazioni nel mondo del cavallo.

Tra le variabili da prendere in considerazione come sentinella d'allarme citiamo queste:

  • abuso di alcohool o droghe
  • propensione alla violenza su cavalli o altri animali
  • propensione alla molestia sessuale

Il link è tratto, ora si tratta di fare l'opportuna vigilanza e selezione e repressione, ciascuno per il suo ruolo.

E’ caduto a terra fratturandosi l’arto anteriore ed è stato in seguito abbattuto per l’impossibilità di essere curato. Come riporta il Corriere dell’Umbria è morto così Coral Dream, cavallo anglo arabo di otto anni di proprietà del fantino di Narni Alessandro Scoccione. L’incidente è avvenuto ad Arezzo, durante le prove libere dell'”Anello d’Oro”, cui il fantino non era nemmeno iscritto. La corsa, organizzata dall’Arezzo International Horse è stata annullata a seguito dell’incidente.

Troppe morti bianche nel mondo degli impieghi agonistici del cavallo, incidenti che bisogna e occorre prevenire tramite maggiori controlli all'idoneità dei cavalli all'agonismo.

Mentre per gli umani che vogliono fare agonismo è necessaria una certificazione annuale di idoneità, i cavalli vengono considerati esseri di serie B, per i quali certa prevenzione non vale la pena.

Ovviamente, se fosse necessaria una visita annuale approfondita di idoneità, molti atleti cavalli sarebbero scartati preventivamente dall'impiego agonistico, e ciò evidentemente lederebbe il business, che si basa sul trattamento del cavallo quale mezzo, che se si rompe viene rimpiazzato, senza pietà.

Tutto ciò a nostro avviso andrebbe cambiato, per una maggiore dignità nell'impiego del cavallo a scopo agonistico.

Mercoledì, 06 Marzo 2019 09:00

FISE, radiaci l'Oberti definitivamente, grazie

Dalmine, estorsioni e incendi ai vicini per ampliare il maneggio di famiglia, si legge sulla cronaca lombarda

Da ciò l'arresto di Giovanni Oberti, 37 enne di Osio Sotto, gestore, insieme alla famiglia, del maneggio La Pinosa.

L’uomo è accusato di tentate estorsioni continuate, detenzione e porto illegale in luogo pubblico di un’arma comune da sparo (una calibro 357), incendi dolosi ad abitazioni, aziende e autovetture, atti persecutori e anche tentato omicidio per convincere i vicini a lasciargli i terreni limitrofi per ampliare il maneggio.

Non basta,  nell’ordinanza del Gip si parlerebbe anche del tentativo dell’uomo di costringere la madre di una ragazza minorenne, che aveva avuto un breve legame sentimentale con lui, di ritirare la denuncia, arrivando anche in questo caso alle minacce di morte: l'uomo avrebbe esploso alcuni colpi d’arma da fuoco contro l’abitazione della donna, colpendo l’auto parcheggiata ma anche le imposte della casa vicina. Oberti successivamente avrebbe anche incendiato la macchina della madre della ragazza e altri veicoli di persone con le quali aveva avuto conflittualità.

Il personaggio era già noto alla cronaca nera per l' accusa di aver bruciato vivo il cane di una passata fidanzata a San Giovanni in Marignano, in provincia di Rimini, dove si trovava in trasferta per una gara di equitazione presso il prestigioso Riviera Horses. Del procedimento giudiziario non si è poi saputo nulla, forse perchè è stato impossibile risalire a una prova certa e inconfutabile di chi avesse arso vivo il jack russel di nome Gina.

Tranne che è poi apparsa la seguente notizia: “L’Ufficio Procura Antidoping ha disposto i seguenti provvedimenti: deferimento dell’atleta Giovanni Oberti (tesserato FISE) alla Seconda Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping del CONI per violazione degli artt. 2.2. e 2.6. delle NSA nell’ambito del procedimento disciplinare aperto a seguito di segnalazione della FISE e degli accertamenti svolti in collaborazione con la Procura della Repubblica di Rimini con richiesta di squalifica per 2 anni e 3 mesi.

Dopo un periodo di sospensione, è stato reintegrato a tutti gli effetti come cavaliere. Forse la decisione non è stata saggia alla luce degli avvenimenti successivi.  

Speriamo che questa volta la Procura Federale della FISE ravveda più di un comportamento che lede al codice etico di istruttori e cavalieri e si decida a una punizione esemplare: la radiazione definitiva è ciò che Horse Angels ha chiesto espressamente per iscritto alla Procura Federale della FISE per questo personaggio.

Link alla cronaca sull'arresto

Cavalli da corsa, disciplina trotto, che vivono sotto i ponti in Campania, allenati per strada perché allenarli su piste private regolari costa... per la procura ordinaria competente non c'è penale e archivia (nonostante noi si sia riusciti a dimostrare la drammatica morte di uno di questi cavalli per strada, causa incidente durante le fasi di carico e scarico del cavallo/sulky dal van, avvenute anche quelle per strada, articolo sul tema allegato sotto).

Horse Angels ha presentato ieri ricorso all'archiviazione presso la Procura della Repubblica competente.
 
"Se in nord e centro Italia è vietato far vivere i cavalli sotto i ponti solo perché le scuderie regolari costano, ed è vietato allenare i cavalli per strada solo perché allenarli nei maneggi costa, deve essere vietato anche a Napoli e dintorni", questa la nostra posizione.
 
E ancora, "Finché prevale il lassismo e il giustificazionismo ... non si eliminerà il triste fenomeno delle stalle abusive, delle corse illegali su strada e via dicendo".
 
E poi, quale onore per l'ippica se gli ippici sono ridotti a far vivere i cavalli sotto i ponti occupando demanio pubblico per non pagare l'affitto di scuderie, e ad allenarli per strada perché i centri di allenamento rappresentano un costo?
 
A lei, governatore della Campania, Vincenzo De Luca, sta bene questa immagine dell'ippica nella sua regione? Intende opporsi anche lei all'archiviazione o lasciare correre? Intende fare qualcosa a livello regionale per combattere il triste fenomeno delle corse di cavalli su strada? Sensibilizzare la sua ippica regionale a cambiare volto?
 
E rivolto al Mipaaft, Ministro Gian Marco Centinaio, è questa l'immagine dell'ippica che vuole proporre per il rilancio?
 
E quali controlli di benessere da autorità competenti su cavalli che vivono sotto i ponti? Come è possibile che le ASL campane rilascino codici di stalla per allevamenti di cavalli da corsa sotto i ponti? Cavalli che dovrebbero sempre essere tracciati perché, nonostante facciano alimentazione e farmacopea da agonisti, rischiano poi di finire nelle polpette?

Questo video è un piccolo estratto di vari video e foto presenti nella cartella archiviata, e che ci aspettiamo che il Mipaaft ci contatti per fare accesso, questo se la legalità nell'ippica è nell'agenda di governo. In caso contrario... meglio toglierlo dal ministero l'ufficio tutela del cavallo agonista.

Martedì, 26 Febbraio 2019 19:35

Le carresi allergiche a ordinanza martini

La Regione Molise ha deliberato i criteri per la disputa delle Carresi. Il documento prevede che non ci sia necessità di realizzare un fondo in sabbia, ma bensì di applicare delle ferrature speciali ai cavalli. Secondo costoro, il circuito può essere non perimetrato, in pratica disconoscono quanto previsto dall’Ordinanza Ministero Salute per i palii e le manifestazioni storiche che impiegano equidi.

Questo nonostante negli anni passati ci siano stati incidenti che hanno coinvolto persone e animali. 

Si allega il provvedimento in pdf e si spera che il Ministero della Salute difenda la validità dei suoi provvedimenti, a fronte di chi vuole disconoscerne la validità e bontà applicativa su tutte le manifestazioni che impiegano equidi al di fuori dei circuiti convenzionali: ippodromi.

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