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Horse Angels

La Redazione diretta da Roberta Ravello, Fondatrice di Horse Angels e della sua testata editoriale e casa editrice. Autrice di diversi libri a tema cavallo, laureata in scienze politiche, registrata presso l'Ordine dei Giornalisti di Bologna come Direttore di testata tecnica.

Posto che per Horse Angels tutela del cavallo da corsa va ben oltre la performance di gara o la vita produttiva in carriera, ma inizia alla nascita e termina alla morte, possibilmente naturale del cavallo, abbiamo ritenuto opportuno formare in Horse Angels una equipe di persone con esperienza in tutela non solo sanitaria, dal punto di vista della salute, ma anche giuridica del cavallo da corsa.

Equipe che ci ha permesso in questi anni di costituirci parte civile in numerosi procedimenti giudiziari con ipotesi di reato di doping e corse clandestine di cavalli, presentare in detti processi delle perizie di parte qualificate e ottenere per alcuni di essi la condanna in primo grado e per altri procedimenti siamo già alla condanna al secondo grado di giudizio.

A tale proposito, riteniamo opportuno evidenziare quanto dice la Cassazione che non è necessario, per la sussistenza del reato, che dai maltrattamenti sia derivata una vera e propria lesione all’integrità fisica dell’animale.

La Corte di Cassazione, infatti, ha più volte affermato che per la commissione del reato di maltrattamento “non è necessario che si cagioni una lesione all’integrità fisica, potendo la sofferenza consistere in soli patimenti” (Cass. Pen., sez. III, 21.12.1998, n. 3914). Pertanto il reato di maltrattamento può essere ravvisato anche nel caso in cui l’animale sia sottoposto a sofferenze di tipo ambientale, comportamentale, logistico ed operativo.

Le corse su manti stradali sono un maltrattamento in quanto l'asfalto non è idoneo per l'effettuazione di corse non potendo attutire l'impatto dello zoccolo sul terreno medesimo.

In caso di cavalli ferrati, anche in alluminio, l'asfalto si rivela pericoloso perché non impedirebbe gli scivolamenti. 

Non a caso, l'Ordinanza contingibile e urgente che disciplina le manifestazioni popolari che prevedono l’impiego di equidi, Ordinanza 21 luglio 2009 e s.m.i., e che si pone l’obiettivo di salvaguardare la salute e l’integrità fisica degli animali utilizzati nei palii, nelle giostre e nelle quintane, nonché tutelare l’incolumità dei fantini e degli spettatori, prescrive che tali corse, per essere autorizzate, debbano avere fondi idonei per consentire di ridurre in maniera sensibile il numero di incidenti che possono coinvolgere cavalli e cavalieri.

Non solo, lo stesso Ministero, attraverso il Codice per la Tutela e la Gestione degli Equidi, al paragrafo 2.2.3 Requisiti dei campi, delle piste e delle aree di gara, elenca le caratteristiche devono essere indicate nell’ambito dei regolamenti e normative degli enti tecnico-sportivi di riferimento, ossia il M.I.P.A.A.F. per le attività ippiche e la Federazione Italiana Sport Equestri (F.I.S.E.) per le attività equestri.

In particolare le aree di lavoro devono essere di dimensioni idonee all’attività e al numero degli equidi impegnati e delimitate con recinzioni idonee.

I fondi devono:

a. essere tali da assorbire le sollecitazioni indotte dall’equide e le possibili cadute del cavaliere o del fantino

b. essere privi di asperità che potrebbero provocare traumi

c. avere un drenaggio efficace

d. essere tali da evitare il sollevamento di eccessive polveri

e. essere regolari nella composizione e privi di materiali estranei o di inerti

A questi parametri si conformano i regolamenti per aprire centri qualificati e riconosciuti per l'allenamento o la competizione sia del cavallo sportivo che del cavallo ippico. 

Se ciò non bastasse, i ricercatori al giorno d'oggi possono misurare ogni angolo di ogni struttura all'interno della gamba e del piede del cavallo in qualsiasi istante preciso del suo allenamento. Citiamo in particolare lo studio seguente, pubblicato sul Journal of Veterinary Behaviour, la rivista più prestigiosa per gli studi internazionali scientifici di veterinaria.

Studio titolato: Biomechanical effects of training surfaces on the locomotor system - Effect on the horse's health di N. Crevier-Denoix, P. Pourcelot, F. Munoz, B. Ravary-Plumioen, J.-M. Denoix, H. Chateau - Unité 957, BPLC, INRA, Ecole Nationale Vétérinaire d'Alfort, Maisons-Alfort, France - PlumX Metrics DOI:https://doi.org/10.1016/j.jveb.2016.08.017

Di cosa si tratta? Alcuni anni fa, i ricercatori francesi del dipartimento di biomeccanica equina e patologia muscolo-scheletrica dell'Ecole Nationale Vétérinaire d'Alfort e dell'Istituto nazionale francese di ricerca agronomica hanno sviluppato una scarpa dinamometrica per cavalli, in sostanza, una scarpa sensibile alla pressione che speravano potesse fornire informazioni utili su come la superficie di allenamento influisca sulla salute delle articolazioni dei cavalli.

Hanno dimostrato che allenarsi su una pista dura aumenta il rischio di lesioni, come visto dalle correlazioni tra lesioni e le varie forze e angoli della gamba durante il movimento su superfici diverse adoperate per i vari test. Nessun team di ricerca era mai stato in grado di mostrare prima il "come" e il "perché" biomeccanico delle lesioni connesse al fondo di allenamento e gara.

Per raccogliere i loro dati, la squadra ha posizionato la scarpa dinamometrica sugli zoccoli anteriori o posteriori selezionati di un cavallo in allenamento. La scarpa ha fornito informazioni critiche sulle forze massime e sulle velocità di carico (in tutti e tre gli assi - longitudinale, trasversale e verticale) in ogni istante di "posizione" - il tempo in cui il piede toccava effettivamente il suolo.

Nel frattempo, le telecamere sincronizzate hanno ripreso il video ad alta velocità (1.000 fotogrammi al secondo) per consentire agli scienziati di vedere esattamente cosa stava succedendo, fotogramma per fotogramma, in 2-D o 3-D, in combinazione con le forze registrate dalla scarpa. Potendo in questo modo misurare ogni angolo di ogni struttura all'interno della gamba e articolazioni del piede, tendini, legamenti, ecc. - in qualsiasi preciso istante della posizione, durante tutte le andature, in linea retta o mentre si girava, e anche saltando, su tutti i tipi di superfici.

Il risultato della ricerca era prevedibile. Il fondo su cui i cavalli si allenano è determinante per la tutela degli arti dei cavalli. 

I fondi duri sono associati a un tasso di lesioni molto più alto rispetto ai fondi morbidi. Nel loro studio più recente, hanno seguito 12 giovani cavalli da trotto nell'arco di quattro mesi durante l'allenamento. Metà dei cavalli si allenavano su una pista di sabbia dura, mentre l'altra metà si allenava su una pista di sabbia. Nel gruppo su fondo duro il 50% dei cavalli ha sviluppato tendinopatie del tendine del flessore digitale superficiale da moderato a severo (SDFT) in entrambe le zampe anteriori entro la fine del periodo di studio. I tendini posteriori sono stati anche più frequentemente e più gravemente colpiti in questo gruppo rispetto ai cavalli esercitati su fondi morbidi.

Il team ha fatto ricerche anche con cavalli da salto ostacoli giungendo alle medesime conclusioni. Tra i 13 e 20 centimetri di spessore morbido del fondo, il tasso di carico diminuisce (e, quindi, il comfort migliora) ma le differenze di impatto e le forze verticali massime non sono significative.

La conclusione è che non è una buona idea, per la tutela del cavallo, risparmiare sui fondi e che i 7 cm di fondo a basso impatto sono il minimo da richiedere per la tutela degli arti dell'animale allenato o portato in gara.

La commissione tecnica tutela del cavallo da corsa Horse Angels

SORSO, provincia di Sassari. Re Furio, un cavallo di 11 anni, purosangue inglese che aveva fatto corse di galoppo in Toscana, è stato ritrovato agonizzante dalle guardie zoofile del posto in un terreno alle porte di Sorso. 

Il ritrovamento dell'animale non è stato casuale.

Risultano precedenti segnalazioni per ipotesi di negligenza e di abbandono già da luglio 2018, a cui nessuno avrebbe pensato di porre rimedio. Da quanto emerge dalla stampa locale, particolarmente La Nuova Sardegna, animalisti locali le avevano tentate tutte per segnalare il caso alle autorità.

Da quanto emerge dai media, La Nuova Sardegna di Sassari, che si è spesa giustamente per la vicenda, non ci sarebbe stato un codice di stalla abilitato per la detenzione di equidi, né la presenza di acqua corrente.

Il cavallo sarebbe morto di colica in circostanze tutte da accertare. Sarebbe morto dopo ore, forse giorni, riporta La Nuova Sardegna, di agonia.

Il pony che era con Re Furio sarebbe stato portato via dalle guardie ecozoofile del posto, trovato privo di microchip. E confidiamo sia stato portato in un posto regolamentare.

Horse Angels annuncia esposto alla Procura di competenza per chiedere chiarezza sulla vicenda che presenterebbe ombre di interpretazione.

Non va preso con leggerezza il fatto di portarsi a casa dei cavalli. Non sono giocattoli e neppure passatempi occasionali per chi vuole trovarsi un intrallazzo per il tempo libero una tantum.

Possedere degli equini è sottoposto a regole specifiche di anagrafica, tracciabilità, detenzione legale con specifici parametri per il benessere, tra i quali il ricovero e l'acqua potabile a volontà, specialmente per equini abituati alla cattività, non parliamo di equini nati bradi.

Tra i cavalli, il purosangue inglese non è animale agreste e rustico da abbandonare a se stesso in uno stazzo, dove se vive vive, se muore muore. 

Urge stabilire per tutti, ovunque si viva in Italia, la responsabilità nel possesso del cavallo: morale, materiale e penale, altrimenti questi casi continuaranno a succedere.

La prevenzione è forse l'aspetto più importante per la tutela degli equini.

Nel video, consulenza veterinaria con il veterinario Fabio Schirru, della Clinica Veterinaria Horses & Pets il Chirone a Quartu Sant'Elena (CA).

La polizia stradale della Toscana, su input della Direzione Centrale delle Specialità della Polizia di Stato, sta monitorando i TIR che trasportano merci pericolose al fine di evitare, in caso di incidenti, gravi pericoli per l’ambiente.

Nel corso dei controlli la Sezione di Prato ha fermato un uomo di 35 anni, residente in provincia di Roma, che stava trasportando cavalli senza avere le necessarie autorizzazioni. La Polstrada, che gli ha pure contestato l’eccesso di velocità e il mancato funzionamento della scatola nera del mezzo, lo ha messo sotto sequestro. Ora lui non lo potrà usare per tre mesi e dovrà pagare una multa di circa 4.000 euro. I cavalli stavano bene e sono stati affidati al proprietario.

SIENA. Si è aperto quasi un anno fa il processo a Luigi Bruschelli detto Trecciolino. Uno dei fantini più vincenti della storia del Palio di Siena, che è stato rinviato a giudizio insieme al figlio, Enrico Bruschelli, al fantino Sebastiano Murtas e al veterinario Mauro Benedetti. Per i quattro le accuse, a vario titolo e in concorso, sono di maltrattamento di animali, falso ideologico e violazione dei sigilli. La decisione del Gup Roberta Malavasi, che ha respinto tutte le eccezioni presentate, pone un punto di svolta a un’indagine iniziata a luglio 2015 e coordinata dal Pm senese Aldo Natalini. 

Horse Angels (tra le altre associazioni animaliste presenti) è costituita parte civile nel procedimento giudiziario in essere, difesa dall'Avv. fiorentino Chiara Lombardi.

Vedremo come andrà a finire, ma il solo fatto che il procedimento giudiziario esiste, pur partito in sordina, ha modificato il modus pensandi di un certo numero persone, senza contare il colpo inferto dalla morte di Raol al palio Straordinario, o il rifiuto di Tornasol di correre una passata edizione che ha costituito un precedente inusitato nell'iter di partenza al canapo.

Impressioni e ferite che lasciano il segno ma che creano anche il presupposto per dei cambiamenti.

Horse Angels ha potuto avere relazioni soddisfacenti con animalisti del senese, al punto di stabilire un "fun club" di soci sostenitori e di affiliare una scuderia di appoggio per i casi di maltrattamento e di abbandono, gestita da una veterinaria

Piccoli passi che cresceranno e speriamo diano buoni frutti per la tutela di un interesse organizzato, nel senese, a una rappresentazione del cavallo aperta alla sensibilità animalista. 

Chi volesse aderire al fan club Siena per Horse Angels, forse organizzeremo un incontro o cena sociale a fine novembre, in Siena, ce lo comunichi: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Mercoledì, 07 Novembre 2018 19:03

Liguria, 300 bovini bradi abbandonati

L’allarme è di Coldiretti Liguria.

I bovini, oramai bradi, spinti dalla ricerca di cibo, danneggerebbero le coltivazioni nei comuni di Diano Arentino, Diano San Pietro, Villa Faraldi, San Bartolomeo e il Golfo Dianese, entrando nei recinti delle aziende agricole presenti, e compromettendo oltre alle produzioni in campo anche quelle future, danneggiando irreparabilmente le piante.

I capi si sarebbero riprodotti in modo incontrollato, le carcasse dei bovini che muiono di morte naturale inquinerebbero le falde acquifere. 

"Fino ad oggi a quasi nulla sono servite le manovre messe in atto dai Carabinieri Forestali e dalle Autorità competenti e, continuando a ricevere numerose segnalazioni, come Coldiretti Imperia siamo a chiedere che si intervenga per risolvere definitivamente e in tempi brevissimi la situazione. Se ciò non avverrà ci vedremo costretti a chiedere un intervento decisivo alla Procura della Repubblica”, conclude la Coldiretti. 


L'emergenza nazionale

Se a ciò si aggiunge il problema complesso degli allevamenti o abusivi o negligenti che hanno comportato sequestro di equini negli ultimi tempi nel veneziano, ferrarese, genevese, alessandrino e romano, appare chiaro il fenomeno dell'abbandono, maltrattamento, negligenza, che riguarda gli animali da allevamento e da reddito è diffuso.

Le operazioni di salvataggio e di ricollocamento sono assai complesse, costose, e poche le persone nella capacità economica di riassorbire questi animali.

Quello che servirebbe sarebbe un piano nazionale di prevenzione e delle risorse pubbliche, perché gli animali posti sotto sequestro dovrebbero essere mantenuti dallo stato con apposito fondo, stabilito dalla l. 189/04, che invece non appare ancora attivato e se è attivato non fuonziona e non da luogo a una rendicontazione trasparente.

Attualmente, il salvataggio e mantenimento degli animali da allevamento e da reddito ricade interamente sulle associazioni di volontariato e sui privati che se ne vogliono fare carico.

Dodici asini morti e altri ottanta in pessime condizioni igienico-sanitarie, carcasse abbandonate nei campi e poco cibo per i sopravvissuti. E' quanto hanno trovato i carabinieri forestali in un allevamento, posto al confine tra la Liguria e il Piemonte, finanziato anche con fondi Ue.

I militari hanno denunciato i due soci dell'azienda agricola con sede tra i comuni Bosio (Alessandria) e Ceranesi (Genova).

L'accusa è di malgoverno, detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e inosservanza di un provvedimento in materia d'igiene.

Le indagini sono partite dopo che la trasmissione Striscia la notizia.

Il blits dei militare e della ASL di Genova hanno confermato il lager.

Nel corso del sopralluogo è inoltre stata ritrovata una carcassa di un asino morto da almeno due settimane lasciata all'interno di una pozza d'acqua. Sono state riscontrate altri 5 morti risalenti a qualche giorno prima.

Gli asini superstiti sarebbero stati ricoverati in una struttura idonea.

Una domanda, come mai la ASL preposta ha aspettato Striscia La Notizia per verificare l'andamento di un allevamento di 100 equidi finanziato con fondi pubblici?

Horse Angels presenterà un esposto alla Procura di competenza, per chiedere, tra le altre cose, se possono sussistere profili penali per mancati controlli preventivi. 

E' successo a Napoli, un cavallo da corsa al trotto ha finito la sua vita contromano contro un camion.

Sul posto sono intervenuti gli agenti della municipale che hanno effettuato sopralluoghi e rilievi planimetrici allertando l’Asl veterinaria. L'equipe di sanitari ha constatato il decesso del trottatore ed ha proceduto alla rimozione del corpo e al suo smaltimento.

Secondo una prima ricostruzione dei poliziotti municipali, il cavallo si sarebbe spaventato in seguito al suono di un clacson e sarebbe quindi scappato verso la carreggiata.

Il conducente del camion è rimasto illeso. Si è fermato per prestare soccorso al cavallo, ma purtroppo non c'è stato niente da fare per l'animale. 

Tutta la scena, dall'inquadratura del sulki rovesciato in mezzo a via Mario Palermo, sino al momento dell'impatto, è stata registrata in un video girato col cellulare e diventato virale in rete.

Vicino c'era anche un altro cavallo, sempre attaccato. Di cosa si trattava? Di allenamenti su strada anziché in pista di allenamento regolamentare?

Horse Angels annuncia esposto in procura per andare a fondo all'indagine e stabilire eventuali responsabilità anche in ordine a cosa ci facessero questi cavalli lì, a quale scuderia appartenessero, se regolamentare o meno, e via dicendo.

Video non per tutti.

CASTEL VOLTURNO, Campania - Nell’ambito di un’attività d’indagine coordinata dal “Gruppo reati in danno degli animali” della Procura della Repubblica di Napoli Nord, i Carabinieri Forestali di Caserta NIPAAF hanno deferito all’A.G. due soggetti entrambi residenti a Giugliano in Campania, rispettivamente proprietario di una Scuderia e proprietario del podere ove sono allocate svariate Scuderie, per essersi introdotti abusivamente ed arbitrariamente in terreni pubblici appartenenti al patrimonio disponibile della Regione Campania.

I due soggetti disponevano illegittimamente dei lucchetti di chiusura e delle corrispondenti chiavi apposti sui cancelli dell’area demaniale, nella piena consapevolezza che il bene appartenesse ad altri, ossia all’Ente regionale.

Le indagini hanno consentito di appurare che le scuderie adoperate per i cavalli da questi soggetti erano abusive su area demaniale

Secondo le indagini, questi personaggi per allenare i cavalli in spiaggia per le corse al trotto, aprivano dei cancelli disposti dall’Ufficio Patrimonio della Regione Campania, i relativi lucchetti furono più volte divelti ai fini dell’illecita sostituzione onde impossessarsi arbitrariamente del bene per consentire l’introduzione abusiva degli equidi con il vantaggio, per le scuderie, di risparmiare sui costi di trasporto per lo spostamento dei cavalli fino alla limitrofa riva del mare.

Nella mattinata stessa dell’intervento i militari hanno individuato gli autori della condotta illecita sopra descritta e hanno proceduto a denuncia.

Gli investigatori sospettano che passaggi su terreni demaniali come quelli possano essere stati utilizzati da una capillare organizzazione per vere e proprie corse clandestine:  si ipotizza dai  tre ai cinque concorrenti, un tracciato in linea retta, fantini senza sella, scommesse sui vincenti e sui piazzati raccolte sul posto da una organizzazione che ne riuscirebbe a organizzare anche due a settimana, se le condizioni meteo aiutano e non ci sono troppi curiosi in giro.

I contatti per le gare clandestine  avverrebbero su appositi gruppi di scommettitori creati su Whatsapp.

E' successo a Morolo, in provincia di Frosinone, dove un uomo avrebbe acquistato tramite annuncio web una puledra di 3 mesi, spacciata per essere una quarter-horse con documenti genealogici, per la cifra  di euro 3.500 dichiarata.

La cavalla, che era stata generata da GFC Quixote (padre) e Nona Iceland Scheila (madre), o almeno così risultava dal certificato rilasciato dalla American Quarter Horse Association che il venditore ha ceduto insieme alla puledra.

Presentava però delle macchie non tipiche dei quarter, i test genetici eseguiti per dissipare i dubbi avrebbero rilevato che lo stallone del documento anagrafico non poteva essere il padre e che neppure la fattrice corrispondeva.

L'acquirente ha quindi presentato una denuncia per l’ipotesi di reato di truffa contro il venditore. L’uomo, rappresentato dagli avvocati Felice Petrillo e Stefano Di Pietro, sostiene di aver speso 30.000 euro per il nutrimento, le cure ed il ricovero della puledra, da cui la richiesta di risarcimento danni.


Dura la replica

In relazione ad alcuni articoli di giornale usciti nei giorni scorsi sui quotidiani locali (nello specifico Ciociaria Oggi, Messaggero e Frosinone Today) inerenti un' ipotetica truffa nell’ambito di una compravendita di un puledro, il sottoscritto Avvocato, nell’interesse della allevatrice di cavalli di Pofi (così è additata negli articoli), proprietaria della cavalla Sheila (nella foto con la puledra) e destinataria delle accuse mosse dal commerciante di Morolo, in merito a quanto pubblicato tiene a precisare quanto segue : la Sig.ra mia assistita contesta nella maniera più assoluta la veridicità di quanto affermato dal commerciante di Morolo, poiché del tutto pretestuoso ed infondato.

La stessa, nello specifico, ha tenuto un comportamento assolutamente corretto e scevro da profili di dolo e/o di colpa. Nel declinare ogni profilo di addebito, la Cliente, pertanto, si riserva sin d’ora di far emergere la realtà degli eventi nelle opportune sedi, ove si difenderà con ogni mezzo. Resta inteso che la mia assistita, alla quale, tale vicenda ha creato un grave danno di immagine ed economico per la pubblicità negativa che ne è seguita, sta valutando l’opportunità di presentare già da adesso una denuncia-querela per calunnia e diffamazione nei confronti di tutte le persone che hanno avuto voce in capitolo nella vicenda sopra descritta.

 Avv. Cinzia Stirpe

Non è facile vivere la disillusione. Amare i cavalli significa anche dedicarsi a loro in maniera pressoché esclusiva.

Il disingaggio non è per niente semplice. In molti casi, un'esperienza negativa può allontanare da quella che era stata un'attrazione forte, quella per i cavalli, lasciando sul campo delle vittime.

Quando ci si era illusi che il mondo del cavallo potesse ruotare intorno al loro benessere, oppure attorno alla meritocrazia, e ci si rende poi conto che quel mondo è lo specchio dell'Italia, nel bene e nel male, dove il tanto paventanto amore e rispetto del cavallo, dal punto di vista delle istituzioni che governano i meccanismi, sono per lo più chiacchiere, perché quello che conta veramente è il commercio di beni che contraddistingue quel mondo, può finire l'attrazione ed essere sostituita dalla repulsione, dalla crisi di fiducia nelle istituzioni, dall'allontanamento.

Che fare se è questo il caso? Ci si trova in una spirale di delusione e di amarezza. E' la fine di un amore e l'inizio di un attrito.

Soprattutto se ci si era avvicinati con innocenza a quel mondo, e si è stati danneggiati moralmente e patrimoniamelnte da esso, la conclusione dell'esperienza può essere dolorosa e difficile da accettare. Altroché cavallo terapeutico, magico, per tutti e alla portata di tutti, sinonimo di amore per la natura e immedesimazione in essa, ci si può trovare a guardare in faccia a una ben altra realtà.

Se improvvisamente, poi, si punta il dito contro il sistema, è facile trovarsi effettivamente e improvvisamente da soli, almeno inizialmente, prima di scoprire che i disillusi sono forse più numerosi di coloro che sono ancora convinti che il sistema attuale, con le sue regole non scritte che privilegiano l'espressione del peggio, funzioni. 

Le ferite sono difficili da rimarginare. Si può essere costretti a rinunciare alla passione per i cavalli, per non essere in grado di viverla secondo le proprie aspettative.

Razionalmente, se ciò che si ha attorno provoca repulsione, abbandonare potrebbe essere la soluzione migliore. Che non significa abbandonare il proprio cavallo, ma imparare a viverlo in una dimensione diversa, fuori dal sistema che lucra sulla pelle dei cavalli.

Chi ha un forte attaccamento emotivo, o forti legami economici, e perciò non può abbadonare il sistema, o non se la sente di farlo perché non riuscirebbe a ricostruirsi altrove, si può trovare intrappolato nel desiderio di cambiare le cose dall'interno, per fare sì che la delusione non sia costante, perché a tante sconfitte faccia seguito qualche vittoria della dignità, dell'amore e del rispetto per il cavallo, della meritocrazia autentica, che tiene conto anche dell'etica del lavoro.

Purtroppo però, non per tutti combattere da dentro può essere un'opzione percorribile. Ci sono le vittime del sistema fare cavallo in Italia: umane ed equine, che piangono giustizia. Shock, rabbia e senso di colpa sono emozioni comuni in chi si è trovato a essere una vittima del mondo del cavallo "produttivo", volto cioè a fare reddito, non a fare tutela di cavalli o di persone (al di là di quanto eventualmente dichiarato in regolamenti o carte etiche), meritocrazia autentica, giustizia sociale e interspecie.

Chi si è trovato a incarnare il ruolo della vittima del "sistema Italia" del cavallo e non solo, può sentirsi come se la tristezza non andasse mai via. Che giustizia aspettarsi se le istituzioni, prima di tutto, tendono sempre a deludere? Sembrano impotenti o inadeguate a fare la cosa giusta per un interesse collettivo superiore che vada oltre il parametro di conservare il proprio posto egoistico al sole.

Occorre elaborare il lutto che il mondo del cavallo di cui ci si era forse innamorati inizialmente non esiste. Il mondo del cavallo iltaliano è un riflesso del genere umano e della fattispecie italica di esso, nel bene e nel male, e come tale può essere solo imperfetto, e poiché siamo in Italia, con un genere di imperfezioni sopportabili solo se si riesce a conservare l'ironia.

Il risentimento, in ogni caso, non è un'emozione sempre negativa. Il mancato soddisfacimento delle proprie aspettative può diventare la spinta naturale alla decisione che cambia tutto. 

Alcune delle cose migliori nel mondo del cavallo, come evoluzioni, progresso, sono nate da persone risentite che hanno saputo innovare.

Monty Roberts in questo senso è stata una figura emblematica. Certo, anche l'italiano Caprilli tra i moderni. Ma Roberts è stato il primo che opponendosi al sistema della sua epoca è riuscito a sdoganare certe tematiche nel mondo civile in modo popolare. La storia del mondo del cavallo è comunque piena di identità fuori dal comune che hanno scelto il proprio ruolo partendo dall'essere in prima persona, nella vita, delle vittime di abuso, e trasformando questo triste vissuto nella solidarizzazione con i cavalli e i loro abusi "sistemici" per innovare a un modo di pensare e di preparare il cavallo alle varie discipline diverso, più sensibile, più etico, più etologico.

Se si è disposti all'onestà intellettuale, cominciamo con il dire che il mondo del cavallo "magico" è solo un sogno e come tale fragile e instabile. Non c'è nulla di magico nel mondo del cavallo vero. Una rappresentazione più realistica dello stesso, fuori dall'idealizzazione, permette di avere chiari in mente i fatti negativi che possono contraddistinguere il mondo del cavallo, che è un mercato, di cavalli, di persone, di prodotti e come tale si comporta, dando poco valore al singolo e molto valore al sistema in ottica della sua ottimizzazione di un profitto

Questa cosa si può accettare, imparare a conviverci trovando lo stesso delle isole felici di espressione e di tutela dei sentimenti, anche per i cavalli. Accettando i compromessi, se si vuole rimanere dentro il sistema produttivo del "fare cavalli" ed "essere persone di cavalli".

Oppure si può decidere per il distacco, doloroso ma necessario ad un nuovo viaggio, che esplora modi diversi di vivere il cavallo o di vivere se stessi in assenza del cavallo.

Perché l'amore più grande, alle volte, si celebra nella rinuncia e non nella presenza. Si può infatti rinunciare al cavallo, o ad un certo modo di viverlo, pur di non rinunciare a se stessi. Oppure si può decidere di vivere il cavallo fino in fondo, nonostante tutto e tutti, in qualsiasi ambiente, ritagliandosi delle isole più felici di espressione dell'animale, rispetto alle - fin troppo difese - "tradizioni" del mondo del cavallo convenzionale, molte delle quali meriterebbero invece di essere superate.

Una sola cosa è certa. Quale che sia la causa, crisi economica o disillusione, disinnamoramento, il mondo del cavallo attuale, italiano ma non solo, è in crisi di presenze e attirarne delle nuove richiederebbere, per una volta, che a fare un passo indietro non fossero i buonisti del cavallo, bensì coloro che sono espressione del mondo produttivo, che un minimo di esame di coscienza dovrebbe farselo, per capire cosa non va per attirare più presenze, più amatori, più professionisti prospettivi nel mondo del cavallo.


A questo proposito, noi non siamo andati a Fieracavalli di Verona. Il tanto pubblicizzato evento italiano - e internazionale - vetrina del meglio del cavallo italiano, che pur da qualche anno a questa parte, complice soprattutto la crisi economica che ha decimato gli equini in Italia, risente di un calo di presenze sia nel pubblico, sia negli standisti, almeno per quanto affermerebbero gli avventori. Sì, perché nei comunicati ufficiali, il mondo del cavallo italiano non conoscerebbe crisi, un italiano su 4 andrebbe a cavallo, o quasi, sarebbero 10 milioni gli italiani toccati dal mondo mercato cavallo (probabilmente, se fosse vero, contandoci dentro anche i consumatori inconsapevoli di carne equina sotto forma di impasti di carne mista industriali, ma evidentemente anche quelli fanno brodo per sostenere il mercato), l'Italia anziché pensare alla mobilità elettrica per il futuro, dovrebbe sostituire i sistemi innovativi a basso inquinamento con il ritorno alla forza motrice dei cavalli e via dicendo con tante allegre cazzatelle, giusto per riempire i tabloid con la promozione ad oltranza del "prodotto cavallo".

Per fortuna però ci sono persone che hanno deciso di andare e di segnalare da dentro, non da fuori, ciò che va cambiato per attrarre più presenze, più interessati, più "consumatori", amatori o professionisti. Condividiamo dunque il pensiero di Rachele Malavasi sul fatto che certi modi di manifestare l'interesse per i cavalli, pur tradizionali, rischiano, oggi come oggi, di allontanare persone, perché la sensibilità di molti è sempre più forte e poco propensa a scendere a patti unilaterali con la "tradizione", facendo bagni di folla di essa, a discapito del rispetto di sé e delle proprie idee.

Certo, la tradizione può fare a meno degli innovatori, ma quando i tradizionalisti si troveranno in sempre meno (complice anche la crisi economica e la difficile ripresa, non solo il cambio di costumi, la crisi di valori, la sfiducia nelle istituzioni), con un indotto sempre più povero, forse si renderanno conto che ogni pezzo del puzzle è indispensabile e che per attrarre chi ha lasciato, occorre che la tradizione, e non l'innovazione, faccia dei compromessi, rinunciando a qualcosa di sé per andare incontro all'altro. Ma non a chiacchiere. Perché a chiacchiere sul benessere dei cavalli, almeno a Fieracavalli di Verona, in passato ci sono sempre stati dei grandi campioni che si sono esibiti in fior di convegni e congressi che oggi farebbero il deserto dei tartari a spettatori, perché non ci crede più nessuno che quelle persone da talkshow di tutela equina siano portavoce realistici delle vittime di abuso, quando nella vita reale non si sono mai prese la briga di fare una denuncia in procura, o dai carabinieri (perché la tutela vera comporta dei rischi e delle scelte, mentre le chiacchiere no). 

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