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Cavalli e redditometro

Nel nostro Paese il redditometro include il possesso dei cavalli come indice di ricchezza, soprattutto se i cavalli posseduti sono di razza o da corsa/sportivi.

A nostro avviso questo presupposto si basa su un principio errato.

In primis, occorre infatti tenere presente la differenza fondamentale nel fruire di un cavallo in base alle finalità per le quali è posseduto, e non per la razza dell’animale a sé stante. Il redditometro deve comunque prescindere dalla razza ma non dalla qualifica dell’animale. Ossia: un asino che corre a San Siro dev’essere tassato in modo diverso dal Ribot che fa le passeggiate in campagna.

Ci sono persone proprietarie di cavalli da corsa che hanno finito la loro carriera (perché non fanno più i tempi o per infortuni che ne pregiudicano l'utilizzo in pista) e che pertanto hanno valore economico pari a zero, se non quello di carne da macello. Non sono da considerare cavalli da corsa. La qualifica di “cavallo da corsa” dev’essere legata all’iscrizione al jockey club per l’anno in corso o altro comprova valida della “professione” del cavallo nelle corse.

Questi cavalli non possono essere usati come indicatori di alto reddito al pari di uno yatch, visto che il più delle volte vengono tenuti in maneggi o addirittura nei terreni intorno a casa, e solo per attività amatoriali quali le passeggiate della domenica, quando non addirittura da compagnia, nel caso di cavalli che per problemi fisici non possono più essere montati. Questi devono essere considerati animali da compagnia, al livello dei cani.

Lo stesso discorso si può applicare ai cavalli da sella sportivi, che possono avere utilizzi assai differenti e per i quali non vale di certo l'equazione proprietario di cavallo sportivo = ricco.

In Italia vivono almeno 300.000 cavalli, e in questo numero si racchiude la più variegata miscellanea di razze, generi e valori genetici.

Per ognuno di essi l'utilizzo può essere delle tipologie più differenti.

È questo il motivo per cui il cavallo non si può equiparare a una macchina di lusso, il cui valore resta valido nella identità di prestazioni che offre.

Il cavallo può perdere il proprio valore economico in un attimo, nella frazione temporale costituita da un infortunio o dall'insorgere di una patologia. In realtà basta la crisi economica o la mancanza di un acquirente idoneo per modificare lo status socio economico di un equide. Questo è un fatto incontrovertibile e dalla rilevanza fondamentale.

A nostro avviso è pertanto errata la differenziazione dell'indicatore di reddito esclusivamente sulla base delle tipologie di cavalli.

Horse Angels onlus ha dato in adozione cavalli diventati indesiderabili, ma di ogni razza ed età (purosangue inglesi, trotters, quarter horses, anglo-arabi, arabi ecc.), magari anche con un bel patrimonio genetico, ma avendo perso la loro “funzione” – questa sì, reddituale – il loro valore commerciale è decaduto fino al quasi nullo, se non come già detto il prezzo da carne.

Addossare a chi possiede uno di questi animali, di qualunque razza sia, per scopo dilettantistico e/o amatoriale o, perché no, anche di agonismo dilettantistico (naturalmente a bassi livelli) un coefficiente di reddito insostenibile è errato.

Neanche l’età del cavallo è sufficiente a identificare esatti coefficienti di reddito.

Sia cavalli giovani che meno giovani, fino ai più anziani vengono dismessi per le più molteplici ragioni e tutti meritano uguale considerazione e cura, in base alle singole necessità.

Il mantenimento dei cavalli dipende infatti da molti fattori.

Quando sono scuderizzati in centri esclusivi, il proprietario paga una pensione molto alta, ma tale costo è determinato non dal possesso del cavallo in sé (che in realtà costa molto meno) ma dai servizi abbinati al cavallo nella struttura in cui è inserito (quote sociali, club house, istruttore, uomo di scuderia, affitto dei locali, armadietti degli spogliatoi, docce, utilizzo del tondino elettrico ecc.). Il proprietario di cavallo comperato a poche migliaia di euro paga lo stesso del proprietario del cavallo comperato a caro prezzo, a riprova di quanto si sostiene.

Ecco che qui si viene già a scoprire che l'indicatore reddituale non può essere il cavallo di per se stesso, ma piuttosto i costi accessori che sono una scelta autonoma del proprietario, per buona parte costituiti da necessità – e velleità – puramente umane e indipendenti dal cavallo. Anzi. 

Il cavallo in sé ha bisogno solo della razione alimentare opportuna, di cure di mascalcia e veterinaria secondo necessità e di un ricovero sano e il più possibile adeguato alle sue esigenze naturali. Tutto il resto è un surplus, a volte dannoso per l’animale stesso (come quando, in alcuni centri, viene detenuto costantemente chiuso nel box, tranne per l’ora in cui viene montato).

Per calcolare i parametri di ricchezza in relazione con il possesso del cavallo, bisognerebbe allora fare un'analisi a tutto tondo, non limitandosi al semplice certificato di proprietà e alle singole caratteristiche del cavallo, ma anche a tutto ciò che ruota intorno alla vita del cavallo, per cui:

1) Attività realmente svolta dal cavallo (in concorso ippico/corsa, oppure per uso amatoriale);

2) Modalità di mantenimento del cavallo (scuderizzazione in centro ippico esclusivo o piuttosto in semplice luogo di ricovero e/o in pensione senza alcun servizio aggiuntivo);

3) Possibilità del proprietario di giustificare costi e spese con documentazione alla mano (onde scoraggiare il sommerso delle prestazioni cd. “in nero”);

4) Previsione di un albo dei commercianti di cavalli rigorosamente controllato;

5) Regolamentazione delle figure di allenatori e istruttori (spesso commercianti a loro volta e/o mediatori);

6) Incrocio dei vari dati per valutazioni che diano la maggiore completezza possibile;

Sarebbe inoltre da considerare la possibilità di detrarre una aliquota dei costi per chi detiene cavalli per scopi amatoriali e dilettantistici a titolo privato (come già previsto per le forme societarie) a fronte della regolare esibizione della documentazione comprovante le spese sostenute, scoraggiando così l’evasione fiscale.

Concludendo, Horse Angels onlus suggerisce quanto segue:

- Eliminazione della distinzione tra categorie di cavalli (a nostro avviso non corretta) ma introduzione della differenziazione del coefficiente di ricchezza in base al tipo di attività svolta dal cavallo;

- Possibilità di scaricare una aliquota delle spese di mantenimento per i privati a fronte di esibizione dei regolari documenti comprovanti la spesa;

- Maggiore identificazione e controllo fiscale delle figure professionali che orbitano intorno al mondo dei cavalli.

dott.ssa Roberta Ravello

Horse Angels Onlus

redditometro

I cavalli posseduti per passeggiate o per affezione non possono essere utilizzati come parametri per rilevare la capacità contributiva della persona. Lo ha stabilito la C.T. Prov. di Asti, con la sentenza n. 6/12/12 del 31 gennaio 2012. Secondo gli analisti di Eutekneinfo, rivista specializzata in diritto tributario, la decisione dei giudici astigiani potrebbe essere importante anche ai fini del nuovo redditometro, attualmente ancora in fase di sperimentazione. Il nuovo strumento tiene conto di circa 100 voci di spesa, tra cui si presenta nuovamente quella relativa al possesso di cavalli (attualmente non pare neppure più ripresa la denominazione "cavalli da equitazione", ma soltanto quella di "cavalli"), inserita nella categoria "Attività sportive e ricreative". Inoltre, nella macro-area "Altre spese significative", sono ricomprese quelle veterinarie.

Scarica qui l'articolo completo di approfondimento

VADEMECUM SUL NUOVO REDDITOMETRO

a cura dell'Avvocato Virginia Polidori, esperto di diritto sportivo indirizzo ippico/equestre

Uno strumento per supportare l'attività di accertamento del fisco sulle persone fisiche, ma senza automatismi, e orientare i contribuenti a dichiarare un reddito "coerente" rispetto alla loro reale capacità di spesa. Questi gli obiettivi del nuovo spesometro, così come indicati in una missiva inviata agli addetti al settore (dottori commercialisti, avvocati, fiscalisti e associazioni di categoria e professionisti), dal direttore dell'Agenzia delle Entrate, Dott. Attilio Befera.

La manovra di luglio (Legge 12 luglio 2011, n. 106, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 13 maggio 2011, n. 70 - Semestre Europeo - Prime disposizioni urgenti per l'economia – GU. N° 160 del 12 luglio 2011) ha introdotto anche una revisione completa del vecchio redditometro, fermo agli anni 70, per adeguarlo all'attuale contesto socio-economico e renderlo più efficiente.

Cercherò di essere schematica, ai fini di una più veloce consultazione:

-scorrendo l'elenco delle voci di spesa, al numero 6 – Attività sportive e ricreative; cura della persona – compare come sottovoce, fra le altre, il termine "cavalli";

-viene preso in esame il reddito individuale, e non quello dell'intero nucleo familiare;

-gli accertamenti riguarderanno due anni consecutivi (non un singolo anno), poi magari ne viene sanzionato uno solo, ma oggetto di indagine è un biennio, ergo conservare scontrini, fatture e quanto altro non solo per l'anno in corso, ma come minimo per cinque anni, arco temporale consentito alla P.A. per retrocedere nei controlli!

-il 2006 sarà oggetto di indagine fino al 31/12/2011;

-il 2007 e 2008 saranno oggetto di accertamenti alla luce del vetusto redditometro presuntivo (ovviamente a scalare: il 2007 non sarà più sanzionabile alla fine del 2012 e il 2008 alla fine del 2013);

-solo a partire dall'anno impositivo 2009 troverà applicazione il nuovo spesometro basato sul reddito effettivo e quindi sulla raccolta scontrini.

Ecco quindi come l'Allegato 1 al provvedimento dell'Agenzia delle Entrate datato 17/05/2005, n° 18189, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 06/06/2005, n° 129, che individua un reddito presuntivo per cavalli da equitazione, di utilizzo ludico amatoriale, ospitati presso strutture idonee (maneggi e circoli) in una cifra pari a circa 44.000 euro annui lascerà il posto a quanto saremo in grado di dimostrare, scontrini alla mano.

Ciascuno dovrà dichiarare quanti cavalli possiede, dove li tiene, quanto spende per ciascun cavallo. Verranno ovviamente sanzionati tutti coloro che hanno un cavallo e non se lo sono intestati (occhio ai passaggi di proprietà). Alla voce cavallo si dovrà dichiarare se è mantenuto in proprio, a casa, o in maneggio, in comproprietà, in campagna, etc....e se si spenderanno 200 euro mensili per tenere il proprio amico a casa, non si dovrà temere di dover dimostrare un reddito di 44.000 euro annui, a partire però dall'anno impositivo 2009!!!

PUNTUALIZZO, visto che molti casi non sono uguali ad altri e possono avere soluzioni personalizzate è consigliabile valutare caso per caso, magari con l'ausilio di un esperto.

Avv. Virginia Polidori